Da‘wa, radicalizzazione e reclutamento: TikTok sempre più centrale negli arresti per terrorismo (Italian and English version) – by A. Bolpagni, G. L. Giardini

Martedì 11 febbraio, la polizia olandese ha arrestato 16 persone nei Paesi Bassi con l’accusa di diffondere propaganda dello Stato Islamico (IS), glorificare il martirio e incitare ad attacchi terroristici online, in particolare su TikTok. Le indagini sono iniziate nell’agosto 2025, quando l’unità di polizia dell’Aia ha individuato un account TikTok che condivideva propaganda dello Stato Islamico sottotitolata in lingua olandese. Di conseguenza, le indagini sono state estese a livello nazionale e hanno portato all’arresto di 16 persone sparse in tutto il paese. Prima degli arresti di oggi, il 20 gennaio 2026, la polizia olandese aveva arrestato il principale sospettato dell’indagine, considerato il ‘leader’ del network. Di età compresa tra i 16 e i 53 anni, tra cui 4 minori, le persone detenute sono 3 cittadini olandesi e 13 siriani, che sono (dopo gli ucraini) il secondo gruppo di rifugiati più numeroso nei Paesi Bassi.

ITSTIME è da diversi anni impegnato nel monitoraggio della presenza di utenti pro-Stato Islamico su TikTok e, in senso lato, su tutti i principali social media (piattaforme di messaggistica criptate e social network) su cui i sostenitori del ‘Califfato digitale’ operano. Negli ultimi anni, infatti, diversi analisti di ITSTIME si sono occupati, a più riprese, di comprendere la morfologia e il funzionamento dei vari network pro-IS su TikTok, classificando tanto gli utenti attivi nella diffusione di propaganda, quanto la tipologia stessa di propaganda condivisa. Dalle forme più istituzionali di propaganda, come la newsletter An-Naba e il ‘telegiornale’ Amaq News Agency, passando per poster e video delle case mediatiche dell’Ansar Production, si arriva a prodotti che seguono i trend più attuali e famosi di TikTok, ricchi di editing in completa contrapposizione con le ‘linee guida propagandistiche’ dei munasirin più ortodossi. All’interno di quest’ultimo filo propagandistico, e sul modello dei primi prodotti usciti negli anni 2000, troviamo il più recente utilizzo della piattaforma Roblox per produrre quella che è stata definita dagli analisti di ITSTIME “Gaming-Jihad propaganda”, una propaganda che, utilizzando le features di Roblox, vede utenti pro-Stato Islmico replicare la propaganda istituzionale di quest’ultimo, riprodurre mujahidin sul campo di battaglia e inscenare esecuzioni.

Grazie alla sua facilità di utilizzo, all’enorme popolarità tra i giovani e alle sue svariate modalità di editing, TikTok è uno dei social media più in voga tra i giovani che, tuttavia, sembra essersi trasformato nella ‘tana del Bianconiglio’, trascinando milioni di adolescenti in un mondo distorto, surreale e, a tratti, oscuro. Questo aspetto ha da diverso tempo attirato l’attenzione dell’Unione Europea (UE) che, attraverso la propria Commissione, ha annunciato come TikTok sia “preliminarmente […] in violazione del Digital Services Act per il suo design che crea dipendenza,” portando gli individui, attraverso il proprio algoritmo, ad attuare comportamenti che potrebbero nuocere al benessere fisico e mentale degli utenti. Da anni, tuttavia, TikTok ha attirato anche l’attenzione di utenti impegnati nella diffusione di propaganda dello Stato Islamico online.Nonostante i pareri contrastanti, TikTok è emerso quale ‘platform of choice’ per molti munasirin dello Stato Islamico che, negli ultimi anni, hanno inondato il social media cinese di propaganda, sfruttando l’algoritmo alla base del funzionamento di TikTok, il quale rende il suo feed una sorta di ‘gambling slot machine’.

TikTok si dimostra quindi uno dei network attualmente più impiegati per condividere propaganda dello Stato Islamico, condurre operazioni di online da‘wa e reclutare nuovi supporter, in particolare tra le frange più giovani della popolazione. I munasirin dello Stato Islamico hanno dimostrato di essere capaci di sfruttare la crescente popolarità di TikTok, dimostrando competenze mediatiche all’avanguardia e grande attenzione verso le ultime tendenze mondiali dei social media. TikTok, infatti, si è trasformato in un entry point per giovani simpatizzanti e supporter che, grazie alla facilità con la quale il contenuto può essere reperito, si approcciano alla propaganda jihadista e hanno la possibilità, attraverso outlink, di raggiungere le piattaforme del core dell’ecosistema online dello Stato Islamico.

Pertanto, l’utilizzo sempre più intenso di social network come TikTok e la quantità sempre maggiore di contenuto propagandistico a disposizione di soggetti già simpatizzanti nei confronti dei gruppi Salafiti-jihadisti sono direttamente proporzionali all’intensificarsi di processi di radicalizzazione e di attività propagandistica degli stessi. TikTok rappresenta quindi un catalizzatore efficace di tali processi, in quanto pone individui, generalmente giovani, a soli ‘qualche click di distanza’ da contenuti di matrice jihadista. Risultato? Un più rapido e quantitativamente significativo passaggio di tali utenti dalla dimensione del mass movement a quella della Mujahid Vanguard, impegnandosi attivamente all’interno dell’ecosistema online Salafita-Jihadista.

In conclusione, è possibile notare come la correlazione tra i recenti arresti avvenuti per terrorismo islamico e la crescente attività di tali soggetti su social network come TikTok siano prova lampante di una minaccia sempre più tangibile, rappresentata dai processi di da‘wa digitale. Processi, di fatto, capaci di, come evidenziava Anwar al-Awlaki, conquistare i cuori e le menti dei giovani (musulmani), così aumentando rischi relativi a possibili attacchi di matrice jihadista, tanto per la dimensione nazionale quanto per quella internazionale.

English Version

On February 11, Dutch police arrested 16 individuals in the Netherlands on the accusation of disseminating IS propaganda, glorifying martyrdom, and inciting terrorist attacks online, specifically on TikTok. Investigations started in August 2025 when the Hague police unit found a TikTok account sharing IS propaganda with Dutch subtitles. As a result, investigations have moved on a national level and led to the arrest of 16 individuals scattered throughout the country. Prior to today’s arrests, on January 20, 2026, Dutch police arrested the main suspect in the investigation, considered to be the ‘leader’ of the network. Aged between 16 and 53, including 4 minors, the individuals detained are 3 Dutch nationals and 13 Syrians, who are (behind Ukrainians) the second-largest refugee group in the Netherlands.

For several years, ITSTIME has been monitoring the presence of pro-IS users on TikTok and, more broadly, on all major social media platforms (encrypted messaging platforms and social networks) where supporters of the ‘digital caliphate’ operate. In recent years, ITSTIME analysts have repeatedly sought to understand the morphology and functioning of several pro-IS networks on TikTok, classifying both the users active in spreading propaganda and the type of propaganda shared. From the institutional forms of propaganda, such as the An-Naba newsletter and the Amaq News Agency ‘news broadcast’, through the posters and videos from the Ansar Production media houses, to content adapted to the most current and popular trends on TikTok, characterised by high editing and in complete contrast to the ‘propaganda guidelines’ of the more orthodox munasirin. Within this latter propaganda framework, and following the ‘script’ of the first products released in the 2000s, we find the most recent use of the Roblox platform to produce what ITSTIME analysts called “Gaming-Jihad propaganda.” Using Roblox’s features, a typology of propaganda that shows how IS users have been replicating IS institutional propaganda, staging executions, and reproducing mujahidin on the battlefield.

Thanks to its ease of use, enormous popularity among young people, and varied editing options, TikTok is one of the most popular social media platforms among young people. Yet, it seems to have turned into a “rabbit’s hole,” dragging millions of teenagers into a distorted, surreal and, at times, dark world. This aspect has long attracted the attention of the European Union (EU), which, through the European Commission, has announced that TikTok is “preliminarily […] in violation of the Digital Services Act due to its addictive design,” leading individuals through its algorithm to engage in behaviour that could harm the physical and mental well-being of users. Yet, TikTok’s potentialities have attracted the attention of IS users engaged in spreading IS propaganda online. Despite conflicting opinions, TikTok has emerged as the ‘platform of choice’ for many IS munasirin who, in recent years, have flooded the Chinese social media with IS propaganda, exploiting the algorithm behind TikTok’s operation, which makes its feed a kind of ‘gambling slot machine’.

TikTok is therefore proving to be one of the most widely used networks for sharing IS propaganda, conducting online da‘wa operations and recruiting new supporters, particularly among the younger segments of the population. IS munasirin have thus been able to exploit TikTok’s rising popularity, showing cutting-edge media capabilities and a close attention towards the latest world social media trends. TikTok has turned into an efficient entry point for young sympathisers and supporters who, thanks to the ease with which content can be found, are exposed to IS propaganda and have the opportunity, through outlinks, to reach the core platforms of the IS online ecosystem.

Therefore, the increasingly intense use of social networks such as TikTok and the ever-growing amount of propaganda content available to individuals who already sympathise with Salafi-Jihadi groups is directly proportional to the intensification of their radicalisation processes and propaganda activities. TikTok is an effective catalyst for these processes, as it places individuals, generally young people, just ‘a few clicks away’ from jihadi content. The result? A faster and quantitatively significant transition of these users from the mass movement to the Mujahid Vanguard, actively engaging within the Salafi-Jihadi online ecosystem.

To conclude, it is possible to note how the correlation between recent arrests for Islamic terrorism and the growing activity of such individuals on social networks such as TikTok is clear evidence of an increasingly tangible threat represented by digital da‘wa processes. These processes are, in fact, capable, as Anwar al-Awlaki pointed out, of winning the hearts and minds of young (Muslim) people, thus increasing the risks of possible jihadist attacks, both nationally and internationally.