{"id":1014,"date":"2014-09-15T07:45:07","date_gmt":"2014-09-15T07:45:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.itstime.it\/w\/?p=1014"},"modified":"2014-09-15T07:45:07","modified_gmt":"2014-09-15T07:45:07","slug":"social-liberi-quale-spazio-al-terrore-by-alessandro-burato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/social-liberi-quale-spazio-al-terrore-by-alessandro-burato\/","title":{"rendered":"Social liberi. Quale spazio al terrore? &#8211; by Alessandro Burato"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la brutale esecuzione del britannico Haines si riaprir\u00e0 la discussione, accesasi alcune settimane fa e che continua tutt\u2019ora, circa la legittimit\u00e0 e l\u2019efficacia della decisione di Twitter, e successivamente di Facebook, di non permettere la pubblicazione dei video delle decapitazioni dei giornalisti americani ad opera di IS. Decisione che \u00e8 rimbalzata su tutti i siti d\u2019informazione e testate giornalistiche \u00e8 stata amplificata dai Social Network come l\u2019annosa questione della libert\u00e0 di espressione attraverso questi ultimi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La polemica non \u00e8 per niente nuova e da tempo i colossi del settore hanno adottato alcuni provvedimenti, pi\u00f9 o meno intransigenti, che hanno animato la battaglia sulla libert\u00e0 di parola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Facebook nell\u2019ottobre 2013 comunica di permettere la pubblicazione del video di una decapitazione (non ancora quella di Foley a Sotloff in Siria, ma di una donna probabilmente in Messico) e di conseguenza di ogni contenuto \u201cviolento\u201d solo nella misura in cui non costituisca una \u201c<a href=\"http:\/\/www.huffingtonpost.com\/2013\/10\/22\/facebook-beheading-videos_n_4144886.html\">glorificazione<\/a>\u201d delle azioni che in esso sono mostrate. Uno dei portavoce del \u201clibro\u201d pi\u00f9 cliccato in assoluto sostiene che gli utenti che condividono sulle loro pagine quel video unanimemente lo condannano e che la sua eliminazione tradirebbe lo spirito per cui il Social network si \u00e8 sempre caratterizzato come uno spazio in cui le persone condividono le proprie esperienze, anche quelle relative ad eventi controversi tra i quali atti di terrorismo e di violenza in generale. Dopo alcuni mesi, pressato dalle critiche e dal peso dell\u2019opinione pubblica, Facebook fa una vera e propria inversione ad U dichiarando che video di quel tipo verranno bannati fino a quando non saranno rivalutate le policy in materia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Twitter nel gennaio 2014 sospende il profilo ufficiale di Hamas: le motivazioni risiedono nel fatto che l\u2019organizzazione palestinese \u00e8 considerata dall\u2019Immigration Act USA una <a href=\"http:\/\/www.state.gov\/j\/ct\/rls\/other\/des\/123085.htm\">foreign terrorist organization<\/a> e quindi<a href=\"https:\/\/twitter.com\/tos\"> non legittima ad utilizzare servizi<\/a>, nello specifico Twitter, che soggiacciano alle leggi americane. Questa presa di pozione della compagnia di San Francisco ha immediatamente sollevato polemiche in merito alle evidenti ingerenze delle decisioni politiche in un ambito che dovrebbe essere scevro da ogni condizionamento se non quello imposto dalla comunit\u00e0 virtuale stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il video della decapitazione di Haines ieri \u00e8 rimasto online per alcune ore in modalit\u00e0 liberamente accessibile su Youtube senza alcuna restrizione o indicazione circa la tipologia di contenuti che venivano mostrati. Sebbene la segnalazione circa i contenuti &#8220;potenzialmente offensivi o espliciti&#8221; del video sia stata successivamente aggiunta, le riprese della decapitazione dell&#8217;operatore umanitario britannico sono ancora visibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/Immagine.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1019\" src=\"http:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/Immagine.png\" alt=\"Immagine\" width=\"679\" height=\"213\" srcset=\"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/Immagine.png 679w, https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/Immagine-300x94.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 679px) 100vw, 679px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi sono solo tre esempi di quanto spinosa sia la definizione unica e univoca delle limitazioni alla pubblicazione di contenuti sui Social. Ad ogni modo una soluzione deve essere ricercata e trovata visto che ormai la guerra al terrorismo si combatte non solo \u201cboots on the field\u201d ma anche, e visti i recenti sviluppi di IS soprattutto, con \u201cfingers on the button\u201d cio\u00e8 sfruttando le potenzialit\u00e0 dei Social.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Innanzitutto, \u00e8 ovvio che diffondere un contenuto non significa necessariamente una sua condivisione \u201contologica\u201d: la maggior parte dei video-denuncia della violazione dei diritti umani provenienti da pi\u00f9 parti del mondo vengono lanciati da attivisti o NGO sui i social perch\u00e9 contribuiscano ad innalzare la consapevolezza circa quanto accade, e non evidentemente nella maniera pi\u00f9 categorica per validare tali azioni. Certo \u00e8 che la responsabilit\u00e0 che deriva dalla pubblicazione di qualsiasi contenuto \u00e8 da spartire tra chi lo produce e chi lo divulga: quest\u2019ultimo \u00e8 infatti egualmente complice degli effetti che il nuovo flusso di comunicazione da lui generato pu\u00f2 sortire. A tale proposito la decisione inziale di Facebook di non permettere la pubblicazione di materiale audio\/visivo che \u201cglorifichi\u201d la violenza, ma di accettarlo solo nella misura in cui la condanni, \u00e8 assai lacunosa dato che l\u2019immagine o il video in questione parlano di per s\u00e9 e non sono unicamente un\u2019aggiunta pleonastica ad un commento di denuncia o di esaltazione dell\u2019atto che rappresentano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre trova pochi consensi, specie per quanto concerne la campagna di comunicazione di IS, l\u2019obiezione secondo cui qualora il \u201cmateriale pubblicitario\u201d del califfo non trovasse posto su i maggiori Social sarebbe ugualmente diffuso sfruttando altri canali. La comunicazione del terrorismo si \u00e8 evoluta esattamente nella direzione opposta ossia quella di portare la comunicazione del Jihad dagli strati \u201cnascosti\u201d della rete in superficie per raggiungere coloro che la popolano quotidianamente: la campagna di reclutamento avviata e portata avanti sui Social si fonda propriamente sulla familiarit\u00e0 dei riceventi con il mezzo 2.0 prescelto per lo scopo. \u00c8 infatti proprio per la potenzialit\u00e0 virale di reclutamento che i Social sono di estremo supporto al terrorismo: ben prima di IS infatti la volont\u00e0 del terrorismo di matrice islamica di impressionare l\u2019occidente era affidata alla comunicazione mediata (il video dell\u2019attacco alle torri gemelle, come quelli rilasciati da Bin Laden ne sono un esempio da manuale). Tuttavia i Social hanno aperto la strada ad una comunicazione meno main-stream e pi\u00f9 user-driven capace di declinarsi in maniera pi\u00f9 efficace in relazione a potenziali combattenti che possano ingrossare i ranghi dell\u2019esercito dello Stato Islamico. La riprova della centralit\u00e0 di questi mezzi per la strategia del terrore e la loro necessit\u00e0 per il reclutamento \u00e8 confermata dalle <a href=\"http:\/\/www.vocativ.com\/world\/syria-world\/isis-threatens-twitter-employees\/\">minacce rivolte ai dipendenti di Twitter<\/a> mosse attraverso profili vicini ad IS che incitano i \u201clupi solitari\u201d in America e Europa a privilegiarli come target delle loro azioni perch\u00e8 corresponsabili della cancellazione degli account di IS e di organizzazioni affini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 sicuramente difficile trovare una soluzione generale relativa a quanto il terrorismo sia legittimato a stare sui social specie se una definizione precisa di terrorismo non esiste in maniera ampiamente condivisa. Tuttavia, in questo particolare caso, un\u2019alleanza strategica tra governi e compagnie private \u00e8 probabilmente quello che serve: fatto del tutto ormai consueto e rodato, l\u2019alleanza tra i due mondi \u00e8 ampiamente sfruttata in caso di emergenze e si pu\u00f2 dire, IS \u00e8 un\u2019emergenza. Impedire la propagazione virale dei contenuti prodotti dallo Stato Islamico non significherebbe quindi un atto di censura ma la dimostrazione di una responsabilit\u00e0 diffusa nell\u2019adottare una strategia di prevenzione dei desiderata del terrorismo e dare cos\u00ec un duro colpo alla campagna di reclutamento di foreign fighter.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo la brutale esecuzione del britannico Haines si riaprir\u00e0 la discussione, accesasi alcune settimane fa e che continua tutt\u2019ora, circa la legittimit\u00e0 e l\u2019efficacia della decisione di Twitter, e successivamente di Facebook, di non permettere la<a class=\"moretag\" href=\"https:\/\/www.itstime.it\/w\/social-liberi-quale-spazio-al-terrore-by-alessandro-burato\/\">Read More&#8230;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":1016,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[19,17],"tags":[21,115,88,114,216,116],"class_list":["post-1014","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-communication","category-terrorism","tag-communication-2","tag-facebook","tag-is","tag-social-network","tag-terrorism","tag-twitter"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1014","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1014"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1014\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1020,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1014\/revisions\/1020"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1016"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1014"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1014"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1014"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}