{"id":1261,"date":"2014-12-02T10:29:15","date_gmt":"2014-12-02T10:29:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.itstime.it\/w\/?p=1261"},"modified":"2014-12-02T10:29:15","modified_gmt":"2014-12-02T10:29:15","slug":"social-media-intelligence-un-nuovo-spazio-per-la-raccolta-di-informazioni-rilevanti-by-alessandro-burato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/social-media-intelligence-un-nuovo-spazio-per-la-raccolta-di-informazioni-rilevanti-by-alessandro-burato\/","title":{"rendered":"Social Media Intelligence: un nuovo spazio per la raccolta di informazioni rilevanti &#8211; by Alessandro Burato"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019utilizzo dei social media come strumento per monitorare gli aspetti pi\u00f9 disparati \u00e8 stato impiegato sin dalla loro comparsa sul panorama mondiale. Quando questa indagine migra dalla molteplicit\u00e0 di temi dei quali si pu\u00f2 occupare per dirigersi verso un utilizzo puntuale in materia di sicurezza prende il nome di SOCMINT ossia SOCial Media INTelligence. Ambito di indagine sicuramente non nuovissimo ma di recente teorizzazione, la SOCMINT cerca ancora uno spazio all\u2019interno del dibattito accademico per la sua collocazione nel pi\u00f9 ampio spettro delle declinazioni dei processi di intelligence. Oltre a questo aspetto di pura disquisizione teorica, altre riflessioni si aprono sia sul piano metodologico che deontologico.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">COSA \u00e8?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">COSA pu\u00f2 ottenere?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">DOVE si applica?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">PERCHE\u2019 applicarla?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">COME pu\u00f2 essere eticamente e legalmente supportata?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">COME si inserisce all\u2019interno del circolo di intelligence?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">QUALE \u00e8 il futuro?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di seguito vengono riportate alcune considerazioni fatte in merito ad ognuno dei punti citati che ho riportato ad una conferenza, recentemente tenutasi, alla quale hanno partecipato accademici e membri dei servizi di intelligence europei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>COSA \u00e8?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La SOCial Media INTelligence \u00e8 una delle tecniche di reperimento di informazioni utili al ciclo di intelligence tramite il monitoraggio e l\u2019analisi dei contenuti scambiati attraverso i Social Media. Al momento il dibattito teorico ruota intorno alla possibilit\u00e0 di considerare come autonoma tale tecnica, oppure come strettamente dipendente e quindi quasi assimilabile alla Open Source INTelligence. Parte dei diversi ambiti e approcci alla ricerca di informazioni significative (Techint, geoint, sigint, Humint, Masint, Cibint, etc) la OSINT (Open Source INTelligence) si configura come la sistematica raccolta, analisi e disseminazione di informazioni che possano essere giustificate da una specifica necessit\u00e0 di intelligence. L\u2019errore che frequentemente viene fatto \u00e8 di pensare che tale pratica sia confinata solo al materiale accessibile online. L\u2019OSINT si riferisce invece, non solo ad Internet, ma anche a radio e televisione, giornali e riviste, pubblicazioni istituzionali ed accademiche, ecc. Questo aspetto, spesso ignorato, definisce invece una linea di demarcazione chiara tra OSINT e SOCMINT: quest\u2019ultima infatti vede come oggetto delle sue indagini unicamente le informazioni scambiate tramite i Social Media.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A tal proposito \u00e8 necessaria un\u2019ulteriore precisazione. Il panorama dei social media infatti non deve essere ridotto alla semplice considerazione dei social network: parte integrante e forse pi\u00f9 nota dei media sociali, i social network sono solo una delle componenti del notevolmente pi\u00f9 ampio spettro dei social media, da ognuno dei quali la SOCMINT \u00e8 in grado di estrarre informazioni con diversi gradi di rilevanza e significativit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>COSA pu\u00f2 ottenere?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le finalit\u00e0 dell\u2019indagine dei Social Media attraverso la SOCMINT sono diverse ma possono essere raggruppate, con il solo scopo di esemplificare alcune, in tre macro categorie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dapprima i social media possono fornire informazioni crowd-sourced, ci\u00f2 dati direttamente generati dal pubblico che, aggregati secondo determinati parametri, sono in grado di delineare il quadro generale di una situazione in tempo reale. Questa pratica \u00e8 stata impiegata recentemente in svariati contesti, dalla pianificazione dell\u2019intervento umanitario in emergenze di tipo naturali (Haiti, 2010) all\u2019utilizzo per ragioni di sicurezza in occasione di fenomeni criminali (Boston Marathon, 2013).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In secondo luogo, l\u2019analisi sistematica del materiale disponibile sui social media fornisce preziose informazioni circa la composizione e i comportamenti di alcuni gruppi. Questa indagine, oltre a permettere la valutazione dell\u2019evoluzione stessa del gruppo e la sua contestualizzazione, si renderebbe utile per l\u2019identificazione di situazioni critiche che potrebbero essere prevenute o arginate. Nel caso delle sommosse del 2011 in Inghilterra, un rapporto della Metropolitan Police relativo all\u2019impiego della SOCMINT ha evidenziato come, un\u2019analisi strutturata e constante dei social media avrebbe permesso una maggior tempestivit\u00e0 di intervento con il risultato di un contenimento dei disordini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, l\u2019approfondimento dello studio della SOCMINT in ambito accademico, ma non solo, attraverso programmi di ricerca volti alla comprensione delle dinamiche sociali che su questi mezzi si generano, porterebbe alla possibilit\u00e0 di identificare eventuali indicatori o condizioni favorevoli all\u2019insorgere di attivi criminali, a comprendere meglio quali siano i processi di radicalizzazione prendendo in analisi i diversi utilizzi e impatti che le comunicazioni scambiate possono avere sul pubblico e ad approfondire le possibili interazioni tra comportamenti individuali e collettivi online e offline.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>DOVE si applica?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La SOCMINT, come gi\u00e0 riferito, si applica esclusivamente online. Questa peculiarit\u00e0 dello \u201cspazio\u201d all\u2019interno del quale la raccolta e il monitoraggio delle informazioni si esplica pone la necessit\u00e0 di ripensarlo in merito alla sua distinzione tra \u201cprivato\u201d e \u201cpubblico\u201d. \u00c8 noto che online, e specialmente sui social media, la distinzione tra queste due \u201ctipologie\u201d di spazio sia andata sfumandosi tanto che, per esempio, materiali (dati) simili pubblicati sullo stesso social network vengono considerati talvolta pubblici, altre volte privati e nella maggioranza dei casi quasi-privati. Questa mancanza di percezione, e di standardizzazione, di ci\u00f2 che \u00e8 considerato privato e ci\u00f2 che invece viene ritenuto di dominio pubblico porta all\u2019impossibilit\u00e0 di applicare la connotazione spaziale al diritto di privacy lasciando quindi questi media senza un riferimento normativo definito. L\u2019acquisizione dunque di tali materiali da parte di soggetti terzi potrebbe portare alla diminuzione della percezione della sicurezza di questo \u201cspazio speciale\u201d, minandone il suo stesso valore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>PERCHE\u2019 applicarla?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 evidente che l\u2019aspetto fondamentale attorno a cui ruota tutto il dibattito sulla SOCMINT \u00e8 l\u2019identificazione degli obiettivi che \u00e8 in grado di raggiungere. Essendo considerata una fonte di informazioni utili ai processi di intelligence, l\u2019obiettivo primario del suo impiego \u00e8 il tentativo di ridurre l\u2019\u201dignoranza\u201d e migliorare la qualit\u00e0 del decision-making process fornendo al decisore un quadro informativo pi\u00f9 dettagliato. A questo aspetto primario se ne sommano altri due: innanzitutto, la possibilit\u00e0 di migliorare la sicurezza pubblica. Se infatti lo spazio online viene sempre pi\u00f9 frequentemente utilizzato per organizzare e coordinare attivit\u00e0 criminali, i social media possono fornire uno strumento di inestimabile valore nella loro individuazione. Infine, non sono da sottovalutare, nelle considerazioni circa l\u2019impiego di queste tecniche in ambiti relativi alla sicurezza, le pressioni pubbliche al loro sistematico impiego a seguito di indagini che, grazie all\u2019utilizzo della SOCMINT, hanno ottenuto ottimi risultati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>COME pu\u00f2 essere eticamente e legalmente supportata? <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tema relativo alla privacy (o alla sua aspettativa) in ambito Social Media \u00e8 gi\u00e0 stata riferita. In generale ogni indagine di intelligence deve mantenere un buon equilibrio tra il benessere economico e sociale, la sicurezza nazionale, che si declina in ordine pubblico e sicurezza pubblica, e i diritti di libert\u00e0 e di privacy.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella SOCMINT vengono teorizzati a questo scopo tre livelli di investigazione: il primo prende in esame tutti i contenuti open (quelli per esempio per i quali non \u00e8 prevista nessuna restrizione imposta dall\u2019utente in termini di privacy), senza concentrare l\u2019analisi su un singolo individuo al solo scopo di analizzare gli andamenti generale del fenomeno di interesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo invece vede oggetto dell\u2019analisi la stessa tipologia di dati ma focalizzati su un singolo individuo al fine di ottenere un numero maggiore di informazioni che lo riguardano. Questa pratica \u00e8 definita meno intrusiva in relazione invece all\u2019ultima tipologia di investigazione che prevedere l\u2019intercettazione di comunicazioni private.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, quando queste tipologia di indagine non rischiano di minare alla base i principi generali sopra enunciati? \u00c8 possibile contraddire il proverbio africano secondo cui quando gli elefanti lottano, \u00e8 sempre l\u2019erba la prima ad andarci di mezzo? La giustificazione della scelta di uno dei tre stadi di intrusivit\u00e0 dovrebbe essere giustificata dal diversi parametri tra i quali la causa sufficiente per la violazione della privacy, la proporzionalit\u00e0 dei metodi impiegati per il raccoglimento delle informazioni necessarie, l\u2019idoneit\u00e0 dell\u2019autorit\u00e0 che intraprendete l\u2019azione e le sue autorizzazioni, congiuntamente alla ragionevolezza del successo dell\u2019operazione stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>COME si inserisce all\u2019interno del circolo di intelligence?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altra questione fondamentale da dirimere per poter giungere all\u2019applicazione delle tecniche della SOCMINT riguarda le modalit\u00e0 con cui essa contribuisce in ognuna delle fasi che costituiscono il percorso attraverso il quale un\u2019informazione diventa, come dicono i professionisti, \u201cintelligence\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Primo step: ricerca delle informazioni. La raccolta del materiale condiviso attraverso i social media deve avere solide basi metodologiche: data l\u2019enorme quantit\u00e0 di informazioni a disposizione la selezione del campione di quelle da analizzare riveste infatti un ruolo fondamentale. Purtroppo, questo processo, spesso demandato unicamente a persone con elevate competenze in sistemi informatici di filtraggio di dati, risulta pi\u00f9 focalizzato sulla raccolta di campioni quanto pi\u00f9 ampi tralasciando la rappresentativit\u00e0 degli stessi. Nelle scienze sociali, che dovrebbero trovare uno spazio maggiore nello sviluppo delle tecniche SOCMINT, il valore del campione prescelto \u00e8 ritenuto di gran lunga pi\u00f9 significativo del mero numero di dati raccolti che potrebbero non contenere informazioni rilevanti ai fini dell\u2019analisi. Un esempio della generale tendenza a sottostimare la significativit\u00e0 della rappresentativit\u00e0 del campione preso in esame, in particolare nell\u2019analisi dei contenuti condivisi su Twitter, pu\u00f2 essere riscontrata nella frequente identificazione degli <em>hashtag<\/em> quali barriere, gi\u00e0 predisposte dallo strumento stesso, alle informazioni relative ad una specifica tematica. Recenti ricerche hanno dimostrato che solo una minor parte delle comunicazioni che si riferiscono ad uno stesso argomento viene \u201cetichettata\u201d attraverso l\u2019utilizzo di queste parole, mentre la maggior parte del flusso resta fuori da tale logica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Step 2 e 3: corroborazione e assegnazione di priorit\u00e0 alle informazioni raccolte. Con particolare riferimento alle sole risorse testuali (che costituiscono una parte del materiale analizzabile che comprende anche immagini e video) una delle tecniche impiegate per l\u2019analisi \u00e8 l\u2019estrazione automatica del loro significato. Tale operazione consente infatti di isolare il materiale rilevante dividendolo in categorie utili alla corroborazione e all\u2019impiego da parte dei decisori delle informazioni stesse. Tuttavia il raggiungimento di tale obiettivo \u00e8 reso particolarmente complesso da numerosi fattori tra i quali la valutazione del contesto e il concetto gruppo nello spazio online. Per quanto concerne il primo aspetto, contestualizzare l\u2019informazione significa in primo luogo riferirsi al linguaggio come sua diretta espressione e dunque apprezzare nell\u2019analisi l\u2019intenzione, la motivazione, la significazione sociale ed eventuali aspetti denotativi e connotativi delle espressioni utilizzate. In altre parole, la rilevazione del contesto nel quale lo scambio di informazioni avviene passa attraverso la capacit\u00e0 di delineare la situazione e la cultura che lo hanno prodotto. Dall\u2019altra parte, per completare quanto richiesto dagli step 2 e 3 pu\u00f2 essere necessario scavare a fondo in merito al concetto che sottende all\u2019adesione a gruppi virtuali. L\u2019idea di \u201cmembership\u201d che li caratterizza non deve essere pedissequamente omologata a quella che definisce le adesioni a gruppi reali: spesso infatti non viene richiesto il pagamento di alcuna \u201cquota sociale\u201d, i legami tra i componenti sono pi\u00f9 lassi e a volte dettati da pure ragioni opportunistiche. \u00c8 significativo invece notare come alcuni gruppi online condividano una sorta di identit\u00e0 linguistica (abbreviazioni, modi di dire, espressioni comuni) che li rendono facilmente identificabili. A tal proposito la sociologia digitale fornisce ormai solide basi teoriche per la comprensione delle sub-culture che si sviluppano sui social media e i diversi utilizzi del linguaggio che li caratterizzano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ulteriore passaggio, legato a quello appena esposto, \u00e8 quello espresso nello step 4: la validazione delle informazioni. Tale processo deve tenere conto di aspetti quali l\u2019\u201cobservation effect\u201d e il \u201cgaming\u201d. Il primo si configura come la tendenza a cambiare il proprio comportamento qualora si sia consapevoli di essere osservati mentre il secondo riguarda il rilascio intenzionale di informazioni errate o volutamente ambigue. Una volta valutata la presenza di tali fenomeni l\u2019informazione filtrata e isolata si arricchisce di livelli di confidenza che possono essere supportati da ulteriori verifiche tramite la triangolazione con altre fonti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ultimo step, quello della disseminazione, deve essere pensato sicuramente in termini di condivisione dell\u2019informazione estrapolata tra i canali di intelligence strutturati, ma eventualmente anche con il pubblico social.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>QUALE \u00e8 il futuro?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, diversi sono ancora i punti che devono trovare spazio all\u2019interno di un dibattito dedicato a fornire solide basi metodologiche, etiche e legali per l\u2019impiego dei Social Media come fonte di informazioni utili al ciclo di intelligence. Tale basi sono necessarie perch\u00e9 il pubblico, comprendendo i presupposti e i limiti del loro impiego, possa intravedere chiaramente l\u2019utilit\u00e0 di tale tecnica, rendendola cos\u00ec accettabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, un\u2019intensa collaborazione tra il mondo accademico, quello privato (le compagnie provider delle piattaforme) e dei responsabili delle operazioni sul campo \u00e8 necessaria per sviscerare tutte le problematiche relative agli aspetti sopracitati che si incontrato nell\u2019utilizzo quotidiano della SOCMINT.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Altre letture<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sir D. Omand, J. Bartlett and C. Miller, \u201cA balance between security and privacy online must be struck\u2026\u201d, Demos, London, 2012.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">R. Evans, Social Media Intelligence: Current Approaches &amp; Emerging Opportunities, IHS White Paper, September 2013.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E.J.Appel, Internet Searches for Vetting, Investigations, and Open-Source Intelligence, CRC Press, London, 2011.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A. Selamat, N.T. Nguyen, H. Haron (Eds.), Intelligent Information and Database Systems, 5th Asian Conference, ACIIDS 2013, Kuala Lumpur, Malaysia, March 18-20, 2013, Proceedings, Part I<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019utilizzo dei social media come strumento per monitorare gli aspetti pi\u00f9 disparati \u00e8 stato impiegato sin dalla loro comparsa sul panorama mondiale. 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