{"id":12837,"date":"2026-04-10T18:25:52","date_gmt":"2026-04-10T16:25:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/?p=12837"},"modified":"2026-05-22T12:13:24","modified_gmt":"2026-05-22T10:13:24","slug":"revised-radicalisation-nuovi-scenari-e-prospettive-future-by-barbara-lucini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/revised-radicalisation-nuovi-scenari-e-prospettive-future-by-barbara-lucini\/","title":{"rendered":"Revised Radicalisation: nuovi scenari e prospettive future \u2013 by Barbara Lucini"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8220;<em>Molte trib\u00f9 hanno maschere che rappresentano questi animali, e quando le usano, nel corso di speciali cerimonie, credono di sentirsi trasformati, di essere divenuti corvi od orsi. Sono come bambini che giocano ai pirati o ai poliziotti; a un certo punto non sanno pi\u00f9 dove finisce il gioco e comincia la realt\u00e0.<\/em>&#8220;<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8220;<em>Ma intorno ai bambini c\u2019\u00e8 sempre il mondo degli adulti, gente che dice: \u201cFate meno chiasso\u201d o \u201cE\u2019 quasi ora di andare a letto\u201d. Per i primitivi non esiste un simile mondo capace di distruggere l\u2019illusione, giacch\u00e9 ogni membro della trib\u00f9 partecipa alle danze rituali in una fantastica gara di simulazioni. Tutti, da generazioni e generazioni, hanno appreso il significato di questi riti e ne sono cos\u00ec compenetrati da non avere ormai la minima probabilit\u00e0 di liberarsene e di giungere a considerare con occhio critico il loro comportamento. Tutti noi abbiamo credenze che accettiamo supinamente tanto quanto i primitivi le loro; e questo avviene, in genere, fino al momento in cui ce ne rendiamo conto perch\u00e9 \u00e8 arrivato qualcuno a metterle in dubbio.&#8221; <\/em>(E. H. Gombrich, Phaidon, 2008)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo passo tratto da <em>\u201cLa Storia dell\u2019arte\u201d<\/em> di Ernst Hans Josef Gombrich mostra in modo chiaro l\u2019attuale situazione della violenza giovanile presente in molti Paesi e la necessit\u00e0 di ripensare al concetto di radicalizzazione e alla sua evoluzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le affinit\u00e0 del testo di E. H. Gombrich, nato nel contesto dell\u2019esposizione della storia dell\u2019arte, possono essere ravvisate in base a alcune argomentazioni.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\" type=\"1\">\n<li>Le maschere che vengono utilizzate dai bambini rappresentano la costruzione dell\u2019identit\u00e0 personale, sociale e le sue rappresentazioni che da ormai un decennio vengono mediate in un contesto sociale ibrido, nel quale le pratiche di socializzazione avvengono sia nella dimensione tradizionale offline sia in quella online. La riflessione di Gombrich sulla difficolt\u00e0 che esiste nella distinzione fra gioco e realt\u00e0 \u00e8 presente anche negli attuali eventi violenti e nel modo con il quale i giovani utilizzano la violenza come mezzo di espressione identitaria. Qui ricade la prima rivisitazione importante del concetto di radicalizzazione sistematizzato e reso di pubblico dominio nel solco degli attentati dell\u201911 settembre 2001 con particolare attenzione all\u2019orientamento ideologico e religioso islamico, pur sapendo che di \u201cradicale\u201d si \u00e8 iniziato a discutere nel corso della riforma politica del XIX&nbsp;secolo ed esitato nello scenario internazionale della Prima Guerra Mondiale. La comprensione dell\u2019evoluzione storica del concetto di radicalizzazione richiede la consapevolezza dei suoi cambiamenti occorsi nella definizione del suo ambito di interesse. Infatti, i primi anni 2000 si concentrano sulla visione estremista religiosa islamica, successivamente con l\u2019avvento dei social network l\u2019attenzione si focalizza sulla dimensione online della radicalizzazione, spostando in questo caso il focus di interesse dall\u2019orientamento religioso alla modalit\u00e0 e al contesto di radicalizzazione che in quegli anni, non del tutto a ragione, si indirizza verso la prevalente dimensione online. La medesima evoluzione \u00e8 avvenuta per i luoghi considerati <strong><em>hub di radicalizzazione<\/em><\/strong> e per i quali si \u00e8 passati da un\u2019attenzione esclusiva verso le prigioni, successivamente i centri per i migranti e strutture simili e poi le scuole. Queste ultime per\u00f2 sempre con moderato interesse dettato per la maggior parte da resistenze culturali e ideologiche dei soggetti coinvolti. Infine, dal 2020 ad oggi si assiste ad una <strong><em>massificazione del concetto di radicalizzazione<\/em><\/strong>, il quale viene ora ad assumere molteplici sfumature sia di carattere ideologico (confrontare a questo riguardo la definizione di <em>salad bar extremism<\/em>) sia rispetto agli strumenti e ai mezzi utilizzati nei processi di radicalizzazione che ora ricadono in una dimensione di <strong><em>socialit\u00e0 ibrida<\/em><\/strong> che non \u00e8 pi\u00f9 specificatamente n\u00e9 offline n\u00e9 online.<\/li>\n\n\n\n<li>La seconda rivisitazione importante del concetto di radicalizzazione, si concentra sull\u2019affermazione di E. H. Gombrich ovvero sul fatto che accanto al mondo dei bambini, c\u2019\u00e8 sempre quello degli adulti che orienta, limita, indirizza, sostiene e promuove. Un mondo per\u00f2, che, come E. H. Gombrich sostiene per le civilt\u00e0 primitive e arcariche, non \u00e8 in grado di combattere l\u2019illusione creata, perch\u00e9 tutti fanno parte di questo rituale collettivo che si perpetua e si rigenera ogni giorno con comportamenti e atteggiamenti specifici che si esplicitano nelle simulazioni e nelle dinamiche copy cat alle quali stiamo assistendo negli ultimi anni soprattutto con riferimento alla violenza giovanile. La questione centrale, non solo per E. H. Gombrich, \u00e8 la <strong><em>compenetrazione totale<\/em><\/strong> che rende impossibile una considerazione critica di quanto sta accadendo e che <strong><em>minimizza le istanze ideologico e religiose, proiettandole invece in una dimensione emotiva<\/em><\/strong> che richiede di essere considerata. &nbsp;Nell\u2019alveo della riflessione sociologica, ci\u00f2 significa che le varie agenzie di <em>socializzazione in primis <\/em>famiglia e scuola hanno in gran parte abdicato ad alcune loro funzioni e ruoli specifici di socializzazione e costruzione di un\u2019identit\u00e0 sociale che sia fondata sui principi di rispetto reciproco e rifiuto della violenza come modalit\u00e0 relazionale ed espressiva. In particolare, \u00e8 possibile notare l\u2019incapacit\u00e0 di visione critica, per esempio, nell\u2019utilizzo dei social network da parte dei pi\u00f9 giovani e nelle modalit\u00e0 con le quali vengono socializzati a questi strumenti. Non a caso infatti un\u2019attenzione specifica \u00e8 dedicata da chi scrive alla Media Education e Media Literacy attivit\u00e0 che hanno lo scopo di rendere i giovani consapevoli degli strumenti che stanno utilizzando e delle dinamiche psicologiche e sociali che questi possono attivare, ben consapevoli che le leggi attuate in alcuni Paesi circa il divieto di utilizzo dei social da parte dei minorenni, altro non produranno che un <strong><em>displacement da una piattaforma ad un\u2019altra<\/em><\/strong> con la possibilit\u00e0 concreta di passare anche nel dark web, zona franca, tecnologicamente e per certi aspetti anche legalmente, dove tutto pu\u00f2 accadere.<\/li>\n\n\n\n<li>L\u2019ultima rivisitazione riprende la riflessione finale di E. H. Gombrich riservata alla possibilit\u00e0 di mettere in dubbio le credenze attuali, permettendo cos\u00ec una loro revisione critica, soprattutto quando, come nell\u2019argomento in discussione, si tratta di gestire il fenomeno ormai esploso della violenza giovanile.<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo aspetto sottolinea la necessit\u00e0 di riconsiderare gli strumenti fino ad ora utilizzati per intercettare i segnali di estremismo violento e radicalizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si \u00e8 gi\u00e0 argomentato in modo diffuso (<a href=\"https:\/\/www.newpressedizioni.com\/scheda-libro\/autori-vari\/radicalizzazione-estremismi-e-nuove-minacce-979-12-80487-75-9-727133.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">qui<\/a>) l\u2019utilizzo dei TRA-Is \u2013 Terrorism Risk Assessment Instruments, la loro costruzione metodologica e i loro limiti resi evidenti, per esempio, dal fatto che nascono in seno a fenomeni specifici di estremismo e terrorismo religioso di decenni passati e che, operativamente, mal si adattano a contesti sociali e culturali cos\u00ec profondamente cambiati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questo proposito, la necessit\u00e0 \u00e8 quella di costruire <strong><em>strumenti metodologici nuovi e adatti agli scenari contemporanei <\/em><\/strong>che possano supportare <strong><em>l\u2019analisi di risk assessment<\/em><\/strong>, intercettando non solo i segnali deboli ma le vulnerabilit\u00e0 conclamate e i driver emotivi che si fatica a voler vedere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ad oggi, infatti, i Tra-Is appaiono come strumenti superati, perch\u00e9 la realt\u00e0 dei fenomeni ai quali si sta assistendo \u00e8 ben altra rispetto a quella per i quali sono stati originati, cos\u00ec come le competenze richieste a chi \u00e8 preposto per la prevenzione e il monitoraggio di minacce emergenti che s\u00ec, ad oggi, come i molti drammatici casi di cronaca delle ultime settimane, possono provenire anche da minorenni, figure spesso idealizzate nella cultura popolare. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La stessa organizzazione Save the Children in un suo report <em>(Dis)armati: l\u2019indagine sulla violenza giovanile, tra fragilit\u00e0 e vuoti educativi<\/em> pubblicato il 12 <span style=\"box-sizing: border-box; margin: 0px; padding: 0px;\">marzo<a href=\"\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">[1]<\/a><\/span> sottolinea come sia presente una certa tendenza in alcuni giovani a comportamenti mafiosi e tipici della criminalit\u00e0 organizzata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci\u00f2 \u00e8 vero anche per quanto concerne forme differenti di estremismo e violenza che possono per\u00f2 essere comprese alla luce di <strong><em>driver emotivi<\/em><\/strong> e di <strong><em>contesti di vulnerabilit\u00e0 anche percepita<\/em><\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Che cosa fare quindi in termini di policy e futuri orientamenti per una possibile de-radicalizzazione di questi giovani come nel caso del diciassettenne di Perugia legato al gruppo suprematista &#8220;Werwolf Division&#8221; e che a fine Marzo \u00e8 stato arrestato con l\u2019accusa di voler fare una strage in una scuola tipo quella di Columbine o ancora come il tredicenne in provincia di Bergamo che ha accoltellato la sua professoressa di francese con la piena consapevolezza che data la sua et\u00e0 non sarebbe stato imputabile?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prima sfida importante \u00e8 partire dalla <strong><em>revisione concettuale della definizione di radicalizzazione<\/em><\/strong> che se \u00e8 vero che si amplia per includere fenomeni ideologicamente molteplici \u00e8 anche corretto pensare che il <strong><em>substrato cognitivo<\/em><\/strong> che regge le motivazioni esplicite di atteggiamenti e comportamenti estremisti \u00e8 rappresentato dai <strong><em>driver emotivi<a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\"><strong>[2]<\/strong><\/a>,<\/em><\/strong> in quanto le emozioni sono ad oggi riconosciute come quei fattori di radicalizzione\u2013 push and pull \u2013 che in decenni passati erano invece prevalentemente rappresentati da ideologie religiose, politiche e vulnerabilit\u00e0 economica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La seconda sfida importante, che regge le strategie di prevenzione e contrasto a fenomeni di radicalizzazione ed estremismo violento, riguarda le attivit\u00e0 di prevenzione che, come sopra argomentato, necessitano di <strong><em>nuovi strumenti pi\u00f9 adeguati al contesto digitale e degli attuali ecosistemi comunicativi digitali<\/em><\/strong>. Ci\u00f2 implica, non cosa di poco conto e ampiamente sottodimensionata, la formazione di personale adeguato e consapevole di questo cambiamento di approccio cognitivo, culturale, professionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Inoltre, vi \u00e8 la necessit\u00e0, ad oggi sottaciuta, del recupero di questi giovani in seguito ai reati commessi considerando con particolare attenzione i programmi di de-radicalizzazione. Questi ultimi sono stati oggetti di alcuni incontri internazionali e report rispetto alla loro efficacia e validit\u00e0, mostrando un quadro italiano sufficientemente frammentato a livello di implementazione nazionale e contestualmente di efficacia che per\u00f2 non si discosta molto da altri Paesi europei che con approcci diversi (si ricorda a solo scopo esemplificativo la Danimarca per il suo programma Aarhus fondato su un approccio multi-agenzia; la Germania con il sistema Hayat incentrato sulla rete familiare; il Regno Unito con il programma DDP orientato al supporto individuale) gestiscono per\u00f2 la medesima prevalente forma di radicalizzazione, quella religiosa \u2013 islamica, aprendo poi a quella politica in particolare per l\u2019estremismo di estrema destra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutti questi programmi, seppure con prospettive differenti, hanno mostrato alcuni limiti come, per esempio, l\u2019alto livello di cooperazione richiesto fra agenzie diverse, le difficolt\u00e0 nell\u2019applicazione legislativa per il necessario rispetto delle libert\u00e0 civili e non da meno, come il caso dell\u2019Arabia Saudita, la complicata esportabilit\u00e0 dei modelli che hanno legami di contesto nazionale, culturale e politico molto specifici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si crede quindi opportuno approntare dei percorsi di de-radicalizzazione che si strutturino attorno all\u2019identit\u00e0 della persona, del giovane in particolare, e alla necessit\u00e0 di ricostruire il percorso di socializzazione partendo dalla considerazione degli ecosistemi digitali nei quali si \u00e8 inseriti e dalle dinamiche cognitive e sociali che essi promuovono. Inoltre, considerato l\u2019attuale <em>milieu<\/em> sociale, si ritiene utile prevedere programmi di Medica Education e Media Literacy per i giovani, le famiglie, gli insegnanti e gli educatori che siano orientati alla sensibilizzazione e alla presa di consapevolezza che le piattaforme social sono prodotti commerciali, con logiche e modalit\u00e0 di funzionamento particolari che devono essere conosciute e comprese per una loro adeguata fruizione e gestione. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo modo, l\u2019attenzione sar\u00e0 rivolta anche alle agenzie di socializzazione, famiglia e scuola in particolare, che al momento appaiono, parafrasando E. H. Gombrich, coinvolte in queste dinamiche e con difficolt\u00e0 di visione critica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infine, \u00e8 naturale che questi percorsi debbano essere dettagliati sul caso specifico e con precise attivit\u00e0 di recupero e riabilitazione, non tralasciando la necessit\u00e0 di formazione del personale coinvolto e le prospettive di medio-lungo periodo che ricadono nella possibilit\u00e0 di creare <strong><em>modelli di esempio<\/em><\/strong> <strong><em>di de-radicalizzazione efficace <\/em><\/strong>con ricadute effettive per un migliore clima sociale, ora degenerato e degradato in atteggiamenti aggressivi e passivo- aggressivi che stanno dominando le relazioni sociali, anche, purtroppo, dei pi\u00f9 giovani.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn1\" href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> <a href=\"https:\/\/www.savethechildren.it\/blog-notizie\/disarmati-lindagine-sulla-violenza-giovanile-tra-fragilita-e-vuoti-educativi\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">https:\/\/www.savethechildren.it\/blog-notizie\/disarmati-lindagine-sulla-violenza-giovanile-tra-fragilita-e-vuoti-educativi<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn2\" href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a><a href=\"https:\/\/www.itstime.it\/w\/emozioni-e-identita-nuove-prospettive-per-comprendere-gli-attuali-fenomeni-estremisti-violenti-e-il-terrorismo-by-barbara-lucini\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">https:\/\/www.itstime.it\/w\/emozioni-e-identita-nuove-prospettive-per-comprendere-gli-attuali-fenomeni-estremisti-violenti-e-il-terrorismo-by-barbara-lucini\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Molte trib\u00f9 hanno maschere che rappresentano questi animali, e quando le usano, nel corso di speciali cerimonie, credono di sentirsi trasformati, di essere divenuti corvi od orsi. 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