{"id":1294,"date":"2014-12-29T17:00:45","date_gmt":"2014-12-29T17:00:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.itstime.it\/w\/?p=1294"},"modified":"2014-12-29T17:00:45","modified_gmt":"2014-12-29T17:00:45","slug":"exit-strategy-afghana-marco-lombardi-a-radio-vaticana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/exit-strategy-afghana-marco-lombardi-a-radio-vaticana\/","title":{"rendered":"Exit Strategy afghana &#8211; Marco Lombardi a Radio Vaticana"},"content":{"rendered":"<p>La \u201cpi\u00f9 lunga guerra nella storia americana arriva a una conclusione responsabile\u201d. Con queste parole il presidente statunitense, Barack Obama, ha salutato la conclusione della missione in Afghanistan dell\u2019Isaf, la &#8220;International Security Assistance Force&#8221; della Nato che &#8211; dopo gli attentati dell&#8217;11 settembre 2001 negli Usa &#8211; per 13 anni ha affiancato le forze di Kabul nella lotta contro i talebani. Ieri, nella capitale afghana, si \u00e8 svolta una cerimonia &#8220;blindata&#8221; alla presenza del comandante dell\u2019Isaf, il generale americano John Campbell. Dal primo gennaio 2015, dunque, la missione sar\u00e0 rimpiazzata da una operazione internazionale, con compiti prevalentemente di formazione e assistenza delle forze di sicurezza locali. Ma quale bilancio tracciare di 13 anni di presenza Nato in Afghanistan? L&#8217;opinione di\u00a0<strong>Marco Lombardi<\/strong>, docente all\u2019Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore di Milano e profondo conoscitore dell\u2019area, intervistato da<strong>\u00a0<\/strong><strong>Giada Aquilino.<\/strong><\/p>\n<p><!--more-->Di seguito la sintesi oppure \u00e8 possible <a href=\"http:\/\/media02.radiovaticana.va\/audio\/audio2\/mp3\/00459337.mp3\" target=\"_blank\">ascoltare l&#8217;intervista al Radio Giornale a questo link.<\/a><\/p>\n<p>(Lombardi) \u2013 L\u2019&#8221;exit strategy&#8221; si \u00e8 modulata in maniera molto diversa rispetto alle ipotesi iniziali. Cos\u00ec \u00e8 per questa missione, nel senso che 13 lunghi anni hanno visto Nato, Isaf, l\u2019Alleanza e tutti i partecipanti attraversare momenti diversi e alterni di fortuna e di impegno. Quindi tirare un bilancio complessivo dei 13 anni \u00e8 tanto difficile quanto avere una strategia di uscita omogenea. Certo, si \u00e8 imparato che l\u2019approccio strategico dell\u2019andare, combattere per imporre un regime diverso dal precedente \u2013 magari quello che si intende essere democratico, che per\u00f2 non ha fondamenti culturali laddove si vuole andare ad innestarlo \u2013\u00a0forse \u00e8 una strategia che deve essere rivista nel profondo.<\/p>\n<p>\u2013 La Nato, che in Afghanistan ha perso quasi 3.500 uomini dal 2001, ha ammainato la propria bandiera, ma le azioni dei talebani sono tutt\u2019altro che finite, tant\u2019\u00e8 che gli stessi talebani si sono dichiarati vincitori sulla Nato. Che rischi ci sono ora?<\/p>\n<p>(Lombardi) \u2013 \u00a0I talebani non hanno torto se alla fine l\u2019essere vincitori o sconfitti si misurava sull\u2019inserimento di un regime diverso e la sconfitta totale di chi precedeva. Sicuramente, si tratta di un Paese con un rischio diverso: se lo si pensava 13 anni fa come la culla di al Qaeda, oggi sicuramente non lo \u00e8 pi\u00f9, quindi il rischio \u00e8 quello di trovarsi oggi in un Centro Asia \u2013 anzi non \u00e8 un rischio, ma una certezza \u2013 che \u00e8 sempre pi\u00f9 instabile, perch\u00e9 manca sia una politica interna comune ai Paesi dell\u2019area, sia una politica esterna globale rispetto a quello che \u00e8 veramente l\u2019ombelico del mondo per la geopolitica internazionale.<\/p>\n<p>\u2013 L\u2019Afghanistan ha un nuovo presidente, Ashraf Ghani, ma i disaccordi con il suo rivale Abdullah Abdullah non hanno permesso la formazione di un governo a tutti gli effetti. Cosa pesa su questa intesa mancata?<\/p>\n<p>(Lombardi) \u2013 Un presidente lo si fa facilmente, un governo lo si fa con molta pi\u00f9 difficolt\u00e0. Quindi, la scommessa \u00e8 sulla &#8220;governance&#8221; e non sulla presidenza ed \u00e8 del tutto aperta, con estrema poca chiarezza in Afghanistan.<\/p>\n<p>\u2013 \u00a0A mancare, quindi, \u00e8 una pacificazione generale. Per\u00f2, di fatto, di cosa ha bisogno l\u2019Afghanistan visto che a gennaio prende il via una operazione internazionale per l\u2019aiuto e la formazione dell\u2019esercito locale?<\/p>\n<p>(Lombardi) \u2013 \u00a0Di una forma di riconciliazione nazionale, che i suoi cittadini vogliono, che abbia la possibilit\u00e0 di esprimersi con un metodo di governo che sia accettato dalla popolazione locale. Ricordiamo che l\u2019inno afghano cita 14 gruppi etnici differenti, ci sono circa 600 trib\u00f9, le lingue ufficiali sono due, senza contare i dialetti e i codici tribali che sono numerosi. Questo \u00e8 l\u2019Afghanistan: non \u00e8 un popolo, ma un insieme di popoli che calpestano la medesima terra. Quindi, il compromesso \u00e8 proprio su questo: in che modo popolazioni che hanno questa forma di organizzazione e di dimensione culturale possono trovare una modalit\u00e0 di convivenza pacifica? L\u2019Afghanistan da tale punto di vista \u00e8 un laboratorio interessantissimo \u2013 perch\u00e9 la maggior parte del mondo \u00e8 come l\u2019Afghanistan \u2013 per capire quali sono le forme di governo possibili diverse da quelle che ancora conosciamo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La \u201cpi\u00f9 lunga guerra nella storia americana arriva a una conclusione responsabile\u201d. 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