{"id":1371,"date":"2015-01-13T09:21:08","date_gmt":"2015-01-13T09:21:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.itstime.it\/w\/?p=1371"},"modified":"2015-01-20T19:42:53","modified_gmt":"2015-01-20T19:42:53","slug":"ansar-alhaqq-net-il-primo-risultato-di-anonymous-by-alessandro-burato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/ansar-alhaqq-net-il-primo-risultato-di-anonymous-by-alessandro-burato\/","title":{"rendered":"Ansar-alhaqq.net: il primo \u201crisultato\u201d di Anonymous \u2013 by Alessandro Burato"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019indomani della strage al giornale satirico Charlie Hebdo il gruppo internazionale di hackers conosciuto con il nome di Anonymous ha lanciato la sua campagna contro la comunicazione del terrore a difesa della libert\u00e0 di espressione. Sotto l\u2019hashtag <a href=\"https:\/\/twitter.com\/search?q=%23OpCharlieHebdo&amp;src=typd\">#OpCharlieHebdo<\/a> (utilizzato fino ad ora pi\u00f9 di 43.000 volte) ha dichiarato di voler perseguire due principali obiettivi: innanzitutto quello di raccogliere informazioni riguardanti siti di propaganda islamista che inneggino al jihad ed eventualmente oscurarli unitamente alla richiesta a tutti gli utenti di Twitter di segnalare eventuali profili utilizzati come strumenti di radicalizzazione da parte dei terroristi cosicch\u00e9 vengano bloccati dalla compagnia.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il messaggio diramato attraverso YouTube che specifica le motivazioni e le finalit\u00e0 \u00e8 chiaro:<\/p>\n<div style=\"width: 604px;\" class=\"wp-video\"><video class=\"wp-video-shortcode\" id=\"video-1371-1\" width=\"604\" height=\"340\" preload=\"metadata\" controls=\"controls\"><source type=\"video\/mp4\" src=\"http:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/ENG__Anonymous____OpCharlieHebdo.mp4?_=1\" \/><a href=\"http:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/ENG__Anonymous____OpCharlieHebdo.mp4\">http:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/ENG__Anonymous____OpCharlieHebdo.mp4<\/a><\/video><\/div>\n<pre style=\"text-align: justify;\">Greetings World, we are Anonymous.\r\nOn Jan 7, 2015, freedom of speech suffered a large hit. Terrorists breached into \u201cCharlie Hebdo\u201d newspaper\u2019s premises and shot several satirical cartoon artists, journalists and two policemen. Though the two suspects are now dead, Al Qaeda is now threatening further attacks in France. Disgusted and also shocked, we can\u2019t fall down, as it is our responsibility to react.\r\nFirst, we wish to express our condolences to the victims\u2019s families of this cowardly and despicable act. We are all affected by the death of Cabu, Charb, Tignous and Wolinski, and others, who were great artists that impressed, by their talents, all the history of the press and died courageously for its freedom.\r\nIt\u2019s obvious that some people don\u2019t want, in a free world, this sacrosanct right to express in any way one\u2019s opinions. Anonymous has always fought for the freedom of speech, and will never let this right be besmirched by obscurantism and mysticism. \u201cCharlie Hebdo\u201d, historical figure of satirical journalism has been targeted. Anonymous must remind every citizen that the press\u2019s freedom is fundamental to democracy. Opinions, speech, newspaper articles without threats nor pressure, all those things are rights you can\u2019t change.\r\nTackling the freedom of speech is a direct hit to democracy. Expect a massive reaction from us, because this is one of the many freedom that we have always been always fighting for.\r\nWe will be crippling all terrorist outlet websites, and terminating all terrorist social media accounts. We will dump all personal information on every terrorist that we come across. We will not sleep until you are brought to your knees.\r\nTo Al-Qaeda, ISIS, and all other extremists;\r\n\u2028Operation Charlie Hebdo ENGAGED.\r\nWe are Anonymous.\u2028\r\nWe are legion.\u2028\r\nWe do not forgive.\u2028\r\nWe do not forget.\u2028\r\nExpect us.<\/pre>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima vittoria \u00e8 stata comunicata sabato 10 gennaio al pubblico dal profilo Twitter degli hackers quando sono riusciti a mettere \u201cdown\u201d il sito ansar-alhaqq.net per pi\u00f9 di un\u2019ora. Rinominata sui social <a href=\"https:\/\/twitter.com\/search?q=%23TangoDown&amp;src=typd\">#TangoDown<\/a>, l\u2019operazione ha riscosso grande successo tra l\u2019opinione pubblica (l\u2019hashtag \u00e8 stato utilizzato pi\u00f9 di 5.000 volte), tuttavia lascia fra molti la perplessit\u00e0 della sua efficacia in un ottica pi\u00f9 generale di contrasto alla comunicazione del jihad e alla radicalizzazione online.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Social Media Intelligence \u00e8, come gi\u00e0 riferito in un precedente articolo una delle tecniche\/strategie utilizzate dei servizi di intelligence per raccogliere e processare informazioni rilevanti relative ad un determinato argomento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo delicato segmento del ciclo di intelligence si compone di 4 attori principali:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>I <strong>monitorati<\/strong>. In questo specifico caso l\u2019oggetto delle attivit\u00e0 di monitoraggio, analisi, validazione e valutazione sono le comunicazioni pubblicate dai terroristi o simpatizzanti che perseguono diversi scopi tra i quali la diffusione del terrore e il reclutamento\u00a0<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.<\/li>\n<li>I <strong>monitoratori<\/strong>. Sono le diverse agenzie di intelligence.<\/li>\n<li>I <strong>provider<\/strong>. Sono le Major di Internet che forniscono i servizi e le piattaforme grazie alle quali lo scambio di tali comunicazioni \u00e8 reso possibile.<\/li>\n<li>I <strong>decisori<\/strong>. Sono la politica nella sua componente istituzionale e l\u2019opinione pubblica che funge da orientatore delle decisioni.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fortunatamente sono sempre meno le persone che scoprono solo ora il ruolo che Internet, ed in particolare i Social Media, svolgono nel supporto al terrorismo. Quindi \u00e8 ormai assodato che <strong>i \u201cmonitorati\u201d facciano ampio uso di questi strumenti<\/strong> e abbiano affinato la loro presenza sugli stessi realizzando una vera e propria social media strategy. \u00c8 altres\u00ec evidente che non abbiano nessun interesse n\u00e9 ragione per abbandonare la loro strategia comunicativa solo perch\u00e9 la loro presenza non \u00e8 gradita o viene osteggiata <a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. Quindi come comportarsi nei confronti di un fenomeno che da un lato \u00e8 ritenuto foriero di minacce pi\u00f9 gravi, dall\u2019altro pone in scacco la politica e indegna l\u2019opinione pubblica?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019iniziativa di Anonymous ha perseguito l\u2019idea che la rimozione dei contenuti ritenuti radicalizzanti o di supporto all\u2019attivit\u00e0 di reclutamento del terrorismo jihadista debba essere quella condivisa ed attuata pedissequamente. Sfortunatamente in questa decisione, comprensibile da un punto di vista \u201cemotivo\u201d ma superficiale e potenzialmente deleteria in un ottica pi\u00f9 ampia, \u00e8 sfuggito un concetto fondante della <strong>SOCMINT come unico strumento in grado di sfruttare tali messaggi al fine di acquisire informazioni utili<\/strong> alla lotta al terrorismo: \u00e8 semplicemente stata esclusa la dimensione reticolare del monitoraggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I \u201c<strong>monitoratori<\/strong>\u201d non concentrano il loro processo di analisi unicamente sui contenuti dei messaggi, ma ritengono ancor pi\u00f9 significativi i legami che si instaurano tra diversi profili, in grado di disegnare una curva di radicalizzazione dello user monitorato e fornire preziose informazioni sui suoi contatti e interessi. Ci\u00f2 che garantisce l\u2019efficacia dell\u2019analisi dei social non \u00e8 tanto dettata dalla capacit\u00e0 di decifrare e intercettare il messaggio (d\u2019altro canto proprio perch\u00e9 \u00e8 social \u00e8 per definizione il pi\u00f9 delle volte pubblico), bens\u00ec risiede nella capacit\u00e0 di creare nodi e legami tra queste comunicazioni. La chiusura di un account Twitter di un influenzatore nei processi di radicalizzazione \u00e8 per i servizi di intelligence come un devastante cortocircuito: il fatto che lo user si registri, magari con un altro nome, e che perda tutti i suoi follower, costringe gli operatori di intelligence a dover ricominciare la costruzione delle connessioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo panorama si inseriscono poi i <strong>provider<\/strong> e i <strong>decisori<\/strong>: i primi, che hanno intuito il loro ruolo nella lotta al terrorismo ma che non ne sono ancora entrati a far parte in maniera decisiva, soggiacciono ancora alle regole di mercato dettate dalla politica, che condiziona i termini della fornitura dei loro servizi, e dalla pubblica opinione che ne garantisce la popolarit\u00e0 e quindi la base di consumo. La politica dal canto suo stenta ancora a focalizzare il problema che non risiede nell\u2019innalzamento massivo del livello di monitoraggio, come auspicato da alcuni leader in reazione ai fatti francesi, ma nella determinazione di una base normativa\/legislativa che regoli, renda possibile e garantisca l\u2019utilizzo del materiale di intelligence raccolto al fine di contribuire alla lotta al terrorismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, \u00e8 chiaro che la lotta al terrorismo, ed in particolare alla nuova tipologia di terrorismo che incorpora strategie comunicative mirate e l\u2019impiego di zombie per portare a termine gli attacchi, non pu\u00f2 essere vinta solo con la guerra. La strategia prettamente militare, e non di intelligence, di far saltare le linee di comunicazione nemiche non ha nessuna possibilit\u00e0 di essere vincente. Sono quindi necessari:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>una maggior responsabilizzazione dei provider ed un loro pi\u00f9 ampio coinvolgimento a tutti i livelli (strategico ed operativo ma anche burocratico)<\/li>\n<li>una spinta maggiore e un supporto costante alle operazioni di intelligence rivolte alla raccolta, all\u2019analisi e alla valutazione di contenuti e legami diffusi e condivisi sul web<\/li>\n<li>l\u2019immediata assunzione di responsabilit\u00e0 da parte della politica nel definire un quadro normativo completo, puntuale e comprensivo di tutte le necessit\u00e0 particolari di questa strategia per combattere il terrorismo<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">References<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Burato, A. Let\u2019s do something before terrorist narrative becomes a bestseller<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Burato, A. Social liberi. Quale spazio al terrore?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019indomani della strage al giornale satirico Charlie Hebdo il gruppo internazionale di hackers conosciuto con il nome di Anonymous ha lanciato la sua campagna contro la comunicazione del terrore a difesa della libert\u00e0 di espressione. 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