{"id":1455,"date":"2015-02-03T15:03:03","date_gmt":"2015-02-03T15:03:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.itstime.it\/w\/?p=1455"},"modified":"2015-02-06T15:25:54","modified_gmt":"2015-02-06T15:25:54","slug":"counterterrorism-combattere-il-terrorismo-con-la-resilienza-e-possibile-by-barbara-lucini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/counterterrorism-combattere-il-terrorismo-con-la-resilienza-e-possibile-by-barbara-lucini\/","title":{"rendered":"Counterterrorism: combattere il terrorismo con la resilienza \u00e8 possibile? \u2013 by Barbara Lucini"},"content":{"rendered":"<p>Modelli di risposta resilienti ad una crisi e modelli predittivi resilienti ad una minaccia.<\/p>\n<p>Gli attentati terroristici che hanno colpito e sconvolto la Francia in questo inizio di nuovo anno possono essere analizzati secondo molteplici prospettive, dalle implicazioni geopolitiche o economiche, alle motivazioni sociali o psicologiche, o ancora al \u201cfallimento\u201d (sebbene sia preferibile parlare di \u201cvulnerabilit\u00e0\u201d, ma questo concetto \u00e8 ancora \u201ctab\u00f9\u201d in riferimento a scenari operativi di governo) delle politiche sulla sicurezza, di quelle sull\u2019immigrazione e dei protocolli anti terrorismo.<!--more--><\/p>\n<p>Voglio qui invece concentrare l\u2019attenzione circa una diversa prospettiva di gestione delle crisi e del rischio, percepito e vissuto. Per fare ci\u00f2 uno degli elementi, che devono essere considerati \u00e8 la \u201c<strong>resilienza<\/strong>\u201d. Questo ampio concetto, che la letteratura americana e anglosassone in genere, s\u00e8guita a denominare come \u201c<em>blanket concept<\/em>\u201d, per indicare la sua generalit\u00e0 e adattabilit\u00e0 a qualsiasi contesto, o \u201c<em>buzzword<\/em>\u201d, per sottolineare quanto sia diventato di moda in questi ultimi 10-15 anni, rientra oramai in quasi tutte le agende politiche internazionali ed europee, in vasti settori accademici, ma \u00e8 ancora poco considerato in termini preventivi e proattivi, nell\u2019ambito della gestione delle crisi o della loro prevenzione.<\/p>\n<p><strong>Resilienza<\/strong>, in accordo alle pi\u00f9 ampie definizioni, \u00e8 definita come quella capacit\u00e0 di un sistema sotto stress, di una persona colpita da un trauma o da un evento critico, di adattarsi, essere flessibile al punto tale che sia possibile un ritorno \u201cspontaneo\u201d al livello di quasi normalit\u00e0 pre-evento.<\/p>\n<p>E\u2019 una definizione generale, che \u00e8 servita soprattutto negli anni passati a mettere d\u2019accordo studiosi e analisti di varie formazioni, utilizzandola poi come base per ulteriori ricerche e studi.<\/p>\n<p>Uno degli errori pi\u00f9 comuni, nel considerare questa definizione e nel non approfondire ulteriormente le potenzialit\u00e0 di questo concetto, \u00e8 quello di sorvolare sulle <strong>possibilit\u00e0 di utilizzarlo come fattore predittivo e preventivo.<\/strong><\/p>\n<p>Analizzando la letteratura internazionale prodotta in questi ultimi decenni, nel settore della gestione delle crisi e dei disastri, la resilienza \u00e8 stata per lo pi\u00f9 definita, analizzata e attuata come principio operativo di <em>recovery <\/em>e ricostruzione. In riferimento agli scenari di crisi delineati da attentati terroristici e loro minacce, \u00e8 possibile tematizzare la possibilit\u00e0 che la resilienza sia definita come principio operativo di prevenzione e mitigazione: questo a molteplici livelli.<\/p>\n<p>Infatti i piani di analisi e operativit\u00e0 possono essere cos\u00ec distinti, in accordo alle differenti azioni da intraprendere: piano analitico, strategico, operativo, interpretativo.<\/p>\n<p>Nello specifico della pianificazione e della progettazione della risposta in emergenza, il quadro analitico interesser\u00e0 tutte le analisi pregresse effettuate per una specifica situazione di rischio o di minaccia. Il livello operativo invece, si situer\u00e0 a met\u00e0 strada fra l\u2019analisi e l\u2019operativit\u00e0 indicando nella coordinazione degli interventi delle agenzie interessate (e per certi aspetti anche della comunit\u00e0 a rischio), il suo metodo peculiare di risposta a una emergenza e aprendo la strada ai principi operativi di coerenza e interoperabilit\u00e0. Sappiamo infatti quanto sia importante la coordinazione come metodo di governo di una crisi, altres\u00ec \u00e8 ovvio che tale coordinazione tradotta nella pratica operativa debba considerare e rispettare principi come quelli di resilienza, coerenza dell\u2019azione e comunicazione resiliente. La linea operativa di questi interventi e i protocolli a essa associati lascia il posto alle interpretazione successive l\u2019evento, che da un punto di vista di gestione del pubblico e della comunit\u00e0 colpita o anche coinvolta in modo vicario, dovrebbero necessariamente seguire le indicazioni di mantenimento o di potenziamento della resilienza del pubblico e della sua capacit\u00e0 interpretativa nel situare e dare un senso comune, sostenibile agli eventi critici occorsi, creando spazi di memoria condivisa e collettiva.<\/p>\n<p>E\u2019 bene evidenziare che l\u2019introduzione di questo concetto, debitamente operazionalizzato nei suoi principi pratici quali rilevanza dell\u2019azione, fattibilit\u00e0, adattabilit\u00e0, flessibilit\u00e0, coerenza del metodo di intervento prescelto, diventa necessaria e fondamentale quando si decide di proporre modelli di sicurezza operativi, che abbiamo come linee guida la prevenzione non solo di azioni terroristiche, quanto una risposta coerente e adeguata ai danni da esse causate, il <em>contingency planning<\/em>, la comunicazione istituzionale al pubblico, l\u2019<em>interoperability<\/em>, la continuit\u00e0 dell\u2019azione di governo, la continuit\u00e0 degli approvvigionamenti e del sistema infrastrutturale e la mitigazione in fase finale di ripristino.<\/p>\n<p>In seguito alla considerazione, all\u2019analisi e all\u2019interpretazione di questi elementi lungo una scala temporale e spaziale \u00e8 possibile produrre protocolli e schemi operativi di sicurezza, basati su un processo di modellizzazione coerente e resiliente rispetto agli indicatori e categorie vagliati.<\/p>\n<p>Avremo cos\u00ec degli scenari astratti, ma fattibili e applicabili come base per predire, non in modalit\u00e0 quantitativa ma qualitativa, il peso delle possibili azioni critiche e l\u2019attuazione di minacce con il loro relativo carico di danni; soprattutto avremo la possibilit\u00e0 di <strong>conoscere il grado di tenuta dei sistemi <\/strong>di risposta e di governo sotto stress o sotto attacco.<\/p>\n<p>Avanzer\u00f2 quindi quattro riflessioni, che impegneranno il futuro dell\u2019applicabilit\u00e0 della resilienza in contesti di crisi o emergenza terroristica:<\/p>\n<ol>\n<li>provvedere alla riformulazione del concetto stesso di resilienza, sia in termini di sua definizione teorica e quindi non pi\u00f9 o non solo come capacit\u00e0 o abilit\u00e0 di tornare allo stadio pre-crisi, quanto in termini di principio operativo, che abbia rilevanza e valenza nell\u2019operativit\u00e0 dei protocolli di sicurezza e degli interventi da effettuare in caso di crisi o di pianificazione dell\u2019emergenza;<\/li>\n<li>la classica questione affrontata dalla maggior parte degli studiosi internazionali \u00e8 se resilienti si nasce o lo si diventi? Dalle analisi e dagli studi effettuati bisogna distinguere fra la resilienza individuale propria di certi singoli e tipica di atteggiamenti quasi innati, dalla resilienza istituzionale e organizzativa, che per sua stessa natura sistemica e funzionale si apprende e sulla quale ci sono ampi margini di intervento. Infatti nessuna organizzazione o agenzia di governo nasce \u201cresiliente\u201d, ma pu\u00f2 diventarlo se azioni e interventi si focalizzano sull\u2019implementazione di determinate caratteristiche del sistema stesso in oggetto e soprattutto sull\u2019analisi delle vulnerabilit\u00e0 tipiche di quel sistema;<\/li>\n<li>la \u201cresilienza\u201d, in contesti istituzionali e operativi di gestione delle crisi e della stessa percezione del rischio da parte del pubblico o della comunit\u00e0 a rischio, diventa quindi \u201cun processo sociale comunicativo e dinamico\u201d, che permette di coadiuvare la coordinazione dei vari enti coinvolti, nel rispetto dei ruoli e delle competenze di ognuno, facilitando, dove necessario, forme di cambiamento e avanzamento strategico \u2013 operativo nella risposta ad una crisi. In particolare, un esempio di comunicazione mediatica resiliente si \u00e8 avuta dopo gli attentati in Francia, quando domenica 11 Gennaio, i maggiori capi di Stato e governo hanno marciato insieme alla popolazione e ai civili, per riaffermare un\u2019identit\u00e0 nazional-europea colpita e affondata sotto i colpi di un terrorismo, che secondo alcune analisi, risulta ancora distante, irreale, difficile da definire. I <em>foreign fighters<\/em>, i <em>returnee<\/em> e coloro che si sono votati alla causa del terrorismo islamico sono l\u2019esempio storico (per parte avversa) di una grande capacit\u00e0 di resilienza e di adattamento al cambiamento: le trasformazioni delle identit\u00e0 e le modalit\u00e0 di reclutamento dimostrano un livello di flessibilit\u00e0 e adeguamento molto alti, difficili da concepire all\u2019interno del quadro generale degli attuali protocolli di prevenzione e sicurezza;<\/li>\n<li>la resilienza diventa metodo di lavoro predittivo, considerando attentamente che per sua stessa natura non possiamo prevedere esattamente un attentato terroristico, ma possiamo conoscere il grado di resilienza delle organizzazioni e degli enti preposti alla gestione della crisi e delle emergenza generate. Inoltre, la resilienza a questi livelli pu\u00f2 essere intesa come prevenzione in termini di preparazione ovvero in questo caso \u00e8 possibile pensare alle necessarie azioni di formazione e aggiornamento, che dovrebbero interessare non solo il personale operativo di sicurezza e intervento, quanto anche organi e personale di governo. Infatti \u00e8 importante che il personale preposto per la gestione di crisi ed eventi critici possa essere in grado di gestire tali situazioni, non solo da un punto di vista di resilienza psicologica quanto anche tecnico \u2013 operativo<\/li>\n<\/ol>\n<p>In conclusione \u00e8 bene enfatizzare il fatto che possiamo avere un ruolo e un intervento attivo nella lotta al terrorismo di qualsiasi matrice esso sia, islamica come in questi ultimi decenni o nazionalista come in quelli passati, tenendo ben presente che la resilienza utilizzata nei modi prima discussi \u00e8 indispensabile per creare un <em>framework, <\/em>un contesto cognitivo e operativo condiviso da specifici gruppi professionali e non, che renda gestibile, comprensibile, spiegabile, giustificabile e sotto controllo, eventi che per la cultura nella quale vengono concepiti e per la brutalit\u00e0 del loro esercizio pratico stenteremmo a capire.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Modelli di risposta resilienti ad una crisi e modelli predittivi resilienti ad una minaccia. 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