{"id":1505,"date":"2015-02-11T11:02:26","date_gmt":"2015-02-11T11:02:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.itstime.it\/w\/?p=1505"},"modified":"2015-02-17T07:49:39","modified_gmt":"2015-02-17T07:49:39","slug":"counterterrorism-e-counternarratives-processi-comunicativi-di-radicalizzazione-contaminazione-e-resilienza-by-barbara-lucini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/counterterrorism-e-counternarratives-processi-comunicativi-di-radicalizzazione-contaminazione-e-resilienza-by-barbara-lucini\/","title":{"rendered":"Counterterrorism e counternarratives: processi comunicativi di radicalizzazione, contaminazione e resilienza \u2013 by Barbara Lucini"},"content":{"rendered":"<p>Gli atti terroristici di matrice IS ai quali stiamo tristemente assistendo, per lo pi\u00f9 in modo impotente dall\u2019inizio di questo anno sono di certo fenomeni e processi sociali, oltre che comunicativi.<!--more--><\/p>\n<p>Sono processi sociali, perch\u00e9 pongono in essere dinamiche culturali e collettive, che non sono attribuibili a una logica esclusivamente attuale: il percorso di questa violenza e di questi atti \u00e8 stato minuziosamente costruito nel corso degli ultimi 30-40 e forse pi\u00f9 anni. C\u2019\u00e8 poco quindi da stupirsi rispetto a queste ondate di violenza, alle minacce, agli attentati terroristici e alle atroci torture sui bambini (documentate da un recente rapporto delle Nazioni Unite), vittime, ma anche tragicamente esecutori (come dimenticare il bambino kazako che spara ai due prigionieri russi) e purtroppo sempre pi\u00f9 \u201cspettatori partecipanti\u201d di questo terrorismo globale, che ora prende la forma di un \u201cterrorismo ibrido\u201d, nel quale atti osceni e crudi, lasciano il posto ad una comunicazione via web.<\/p>\n<p>Secondo alcune teorie sociali, la realt\u00e0 che viviamo quotidianamente \u00e8 la costruzione di una immagine collettiva alla quale attribuiamo un senso, sia in termini cognitivi sia comunicativi, pi\u00f9 o meno condiviso. E questo \u00e8 proprio quello che la propaganda del terrorismo di stampo islamico sta facendo: ci sta servendo immagini, video ai quali possiamo generalmente attribuire un senso condiviso di raccapriccio, ribrezzo, ma che possiedono un fine latente che \u00e8 quello di insinuarsi nell\u2019immaginario collettivo e forse, si spera di no, creare quell\u2019effetto <em>suspense<\/em> che ci incolla alla Tv o meglio al web per vedere come andr\u00e0 a finire.<\/p>\n<p>Diventa quindi possibile definire il terrorismo come pratica sociale e identificarlo con i processi di socializzazione primaria (in famiglia si impara o si dovrebbe apprendere come comportarsi con gli altri pi\u00f9 vicini a noi) e secondaria (dalla scuola al gruppo dei pari si apprende come relazionarsi con diverse tipologie di persone).<\/p>\n<p>Gli aspetti pi\u00f9 interessanti di queste teorie applicate all\u2019analisi del terrorismo di matrice islamica sono i seguenti:<\/p>\n<ol>\n<li>i processi di socializzazione subiscono dinamiche di stress e trauma in relazione all\u2019esperienza dell\u2019immigrazione. In questo semplicistico e riduttivo binomio, -terrorismo uguale immigrazione- si trovano i punti di avvio per una riflessione pi\u00f9 compiuta. Perch\u00e9 se \u00e8 vero che il terrorismo di stampo islamico viene sostenuto da una specifica visione religiosa che influisce su tutti gli ambiti della vita quotidiana, individuale e collettiva, \u00e8 altrettanto vero che i fenomeni dei convertiti aprono nuove linee di ricerca e analisi. In questo quadro sarebbe interessante poter meglio dettagliare i punti di integrazione o meglio \u201ccontaminazione\u201d che sono stati all\u2019origine di tale fenomeno, sempre pi\u00f9 in espansione. Alcune ipotesi, ma ribadisco solo tali, potrebbero indirizzare verso vissuti di marginalizzazione, esclusione sia di una parte che dell\u2019altra. E\u2019 quello che per certi studiosi viene a delinearsi come una mancata integrazione o socializzazione in uno specifico contesto sociale<\/li>\n<li>un altro punto critico che andrebbe approfondito \u00e8 se queste adesioni sono volontarie o coercitive. Sappiamo poco o quasi nulla (data l\u2019evidente difficolt\u00e0 nel reperire tali informazioni) di come avviene effettivamente questo percorso, non solo dal punto di vista psicologico per il quale molteplici teorie potrebbero essere considerate, quanto da un punto di vista sociale, di un agire determinato anche dalle azioni che vediamo come nostre, ma riflesse da altri<\/li>\n<li>se si riflette circa il nuovo <em>ebook<\/em> di IS <em>\u201cThe Islamic State\u201d<\/em> \u00e8 impossibile non notare come il processo di socializzazione secondaria sia presente in modo pervasivo in tutto il contributo.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Le questioni, a mio avviso pi\u00f9 interessanti, sono la struttura generale dello Stato, organi di governo militari e strategie di training per i soldati, ma anche l\u2019attenzione ad una parte di \u201cwelfare\u201d, che forse da una prospettiva occidentale non mi sarei aspettata. E\u2019 possibile pensare che questa comunicazione sia stata pensata al fine di reclutamento, toccando scenari conosciuti \u2013 sanit\u00e0 e scuole &#8211; in un quadro generale dove possibili reclute occidentali possano trovarsi a loro agio.<\/p>\n<p>Un confronto con le politiche, le tattiche e le strategie comunicative utilizzate nel corso delle Grandi Guerre e sotto il regime tedesco potrebbero fornire risultati importantissimi, nella comprensione dei comportamenti influenzati del pubblico e nelle logiche comunicative e di governo sottostanti. Scomodare la storia in questo caso potrebbe darci chiavi di letture sicuramente relativizzate al periodo storico, ma anche elementi di metodi comunicativi, che a mio modo di vedere stanno sfuggendo all\u2019attenzione di chi invece dovrebbe considerarle: focalizzato unicamente al cambiamento di mezzi e tecniche di produzione, come per esempio il passaggio dalla radio al web.<\/p>\n<p>Tutte le guerre, gli attacchi terroristici in generale sono atti comunicativi di per s\u00e9: si impartiscono ordini, si scambiamo informazioni, si usano spie o infiltrati per conoscere dati circa le strategie nemiche. Pensiamo al lavoro di Alan Turing (al cinema in questo periodo) di decriptazione del codice comunicativo tedesco: da l\u00ec \u00e8 stato possibile conoscere tutto il \u201csistema guerra\u201d ideato.<\/p>\n<p><strong>E\u2019 il semplice possesso delle informazioni che genera potere:<\/strong> un potere per\u00f2 che deve essere intelligentemente utilizzato nei confronti del pubblico e nella gestione di rischi, crisi, guerre.<\/p>\n<p>Un potere che deve essere al servizio, e sottolineo servizio, di chi ascolta o condivide, e non orientato con scopi altri, che non siano quelli informativi o di gestione operativa.<\/p>\n<p>A questo punto siamo certi di poter parlare di counternarratives? Tutto quello che i media stanno ultimamente diffondendo riguardano in parte stereotipi datati, assodati, che non fanno altro che porre due identit\u00e0 collettive in contrapposizione l\u2019una con l\u2019altra &#8211; noi i buoni, loro i cattivi- mentre invece abbiamo come controparte un\u2019organizzazione terroristica globale che si pone al nostro livello e parla secondo i nostri registri attraverso una delle cose pi\u00f9 importanti per il governo delle Nazioni: la creazione di uno Stato, come IS. Ci sono per\u00f2 alcune specificit\u00e0 rispetto a questo sistema. IS come stato nascente sembra vivere meno stati di anomia e dispersione come gli attuali Stati occidentali: non siamo in presenza di societ\u00e0 o identit\u00e0 liquide, disgreganti, quanto di individui e collettivit\u00e0 ben costituiti e formati da un punto di vista personale e organizzativo, unificati attorno ad una visione solida, condivisa e legittimata.<\/p>\n<p>Il potere in questo caso \u00e8 legittimato senza nessun dubbio rispetto alla sua validit\u00e0, vivendo meno quegli stati di pervasivit\u00e0 e vulnerabilit\u00e0 pi\u00f9 tipica dei nostri attuali governi.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come tipica \u00e8 la con-fusione di ruoli e funzioni che imp\u00e8ra su quell\u2019insieme disorganizzato di entit\u00e0, comunit\u00e0 che sono diventati i post moderni stati occidentali: abbiamo conquistato la libert\u00e0, tante libert\u00e0, la possibilit\u00e0 di partecipare attivamente alla vita di governo (anche se con riserve quanto pi\u00f9 evidenti), siamo stati portatori della genesi di fenomeni come l\u2019associazionismo o i vari approcci <em>grassroots<\/em>, insomma ci siamo fatti \u201ccontaminare\u201d da idee, valori, bisogni che a volte erano nostri e a volte no, ma forse in questa partita il sistema sociale di governo come unit\u00e0 si \u00e8 in parte delegittimato, in favore appunto di libert\u00e0 sempre crescenti.<\/p>\n<p>Sembra sempre pi\u00f9 che i processi comunicativi e le loro pratiche siano in linea con una logica di radicalizzazione ben congeniata, dove l\u2019immagine che loro stanno veicolando (e i media in questo contribuiscono in modo preponderante), rispecchia perfettamente <strong>ci\u00f2 che noi vogliamo o siamo in grado di concepire.<\/strong> La strumentalizzazione dei bambini \u00e8 un esempio: siamo abituati a concepire i bambini come vittime per s\u00e8 in qualsiasi situazione, ora sappiamo che possono avere un ruolo influenzato anche di partecipanti attivi. Altro simbolo \u00e8 l\u2019utilizzo del giornalista Cantlie come \u201cnarratore privilegiato\u201d di luoghi inavvicinabili per la gran parte del pubblico, che ascolta e comprende questa immagine patinata e pulita, perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec che l\u2019informazione deve essere veicolata: senza imperfezioni e curata secondo un\u2019ottica occidentale. <strong>Anche questa \u00e8 guerra, seppure comunicativa<\/strong> e a colpi di video e fotografie: perch\u00e9 mischiare le carte e <strong>creare disordine cognitivo<\/strong> sono strategie militari gi\u00e0 note e utilizzate. \u00a0\u00a0Ecco quindi che ritorna in questo contesto, la necessit\u00e0 vitale di creare una resilienza e una capacit\u00e0 critica- analitica nel pubblico che ascolta e si informa dai media, ma ritorna anche l\u2019attenzione circa i media che devono imparare a gestire il flusso delle comunicazione non in funzione di un audience o dei dati auditel, ma in relazione alla loro capacit\u00e0 di determinare eventi, che in contesti di crisi e guerra possono avere un\u2019importanza strategica e fondamentale per i loro esiti.<\/p>\n<p>La mia analisi sostiene anche che per combattere questa tipologia di terrorismo, oltre alle armi tradizionalmente utilizzate per la garanzia di supremazia, la difesa del territorio e della sicurezza fisica, ci sono strumenti ben diversi, ma ugualmente potenti se considerati, per costruire resilienza individuale e sociale, soprattutto fra i giovani (dato che questo sembra il target preferito per il reclutamento) attraverso l\u2019attuazione delle pi\u00f9 mirate e studiate politiche sociali, finalizzate alla lotta alla radicalizzazione.<\/p>\n<p>A questo proposito un recente documento della Commissione Europea elabora una proposta articolata, da un lato circa la possibilit\u00e0 e necessit\u00e0 di creare resilienza nel pubblico (e quindi anche nei potenziali futuri reclutati) evitando propaganda finalizzata alla radicalizzazione; dall\u2019altro sviluppando attivit\u00e0 educative e di formazione per i giovani tese ad evitare visioni violente ed estremiste.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 anche \u2013 e forse soprattutto- l\u2019educazione \u00e8 un mezzo per combattere il terrorismo, come processo sociale violento di forme condivise e socializzate di radicalizzazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli atti terroristici di matrice IS ai quali stiamo tristemente assistendo, per lo pi\u00f9 in modo impotente dall\u2019inizio di questo anno sono di certo fenomeni e processi sociali, oltre che comunicativi.<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":1456,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[17],"tags":[21,30,103,216],"class_list":["post-1505","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-terrorism","tag-communication-2","tag-jihad","tag-resilience","tag-terrorism"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1505","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1505"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1505\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1506,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1505\/revisions\/1506"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1456"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1505"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1505"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1505"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}