{"id":1580,"date":"2015-02-25T16:25:55","date_gmt":"2015-02-25T16:25:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.itstime.it\/w\/?p=1580"},"modified":"2022-03-28T19:05:14","modified_gmt":"2022-03-28T17:05:14","slug":"litalia-contro-lisis-fondamentale-il-ruolo-della-tunisia-e-un-cambio-di-approccio-concettuale-by-claudio-bertolotti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/litalia-contro-lisis-fondamentale-il-ruolo-della-tunisia-e-un-cambio-di-approccio-concettuale-by-claudio-bertolotti\/","title":{"rendered":"L\u2019Italia contro l\u2019ISIS: fondamentale il ruolo della Tunisia e un cambio di approccio concettuale &#8211; by Claudio Bertolotti"},"content":{"rendered":"<p><strong>Le ragioni della visita del ministro degli Affari Esteri Paolo Gentiloni a Tunisi.<\/strong><\/p>\n<p>Anche quest\u2019anno l\u2019Italia contribuisce con un proprio rappresentante all\u2019iniziativa di difesa \u201c5+5\u201d presso il <a href=\"http:\/\/www.5plus5defence.org\/sites\/EN\/PagesEN\/ActivitiesAndProjects.aspx\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">CEMRES<\/a> &#8211; <em>Euro-Maghreb Center for Research and Strategic Studies<\/em> con sede a Tunisi; un impegno importante, data la delicatezza dell\u2019argomento in fase di discussione: la sicurezza dei confini degli stati partecipanti all\u2019iniziativa \u2013 Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Malta (per l\u2019Europa) e Marocco, Mauritania, Algeria, Libia (assente al tavolo dei lavori) e Tunisia (per il nord Africa).<!--more--><\/p>\n<p>E tra i confini da difendere rientra anche, ovviamente, il Mediterraneo.<\/p>\n<p>Il primo incontro ufficiale del team di ricercatori chiamati ad avviare il <em>workshop<\/em> del CEMRES si \u00e8 tenuto, non a caso, a Tunisi il 18-19 febbraio. E anche la visita ufficiale del ministro degli Affari Esteri Paolo Gentiloni in Tunisia, il successivo 25 febbraio, non \u00e8 un caso, poich\u00e9 alla Tunisia \u00e8 riconosciuto un ruolo chiave nel processo di contenimento e contrasto del fenomeno jihadista in espansione e che minaccia nel concreto anche l\u2019Italia. In altri termini, un baluardo contro l\u2019offensiva dell\u2019ISIS.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 la Tunisia \u00e8 cos\u00ec importante? \u00c8 importante perch\u00e9 in base a quelle che saranno le strategie messe in atto dal governo tunisino in cooperazione con i partner africani ed europei si delineer\u00e0 il futuro prossimo, della Tunisia, dell\u2019Africa (del nord, sahariana e sub-sahariana) e dell\u2019Italia. Se anche la Tunisia, politicamente in fase di assestamento, non sar\u00e0 in grado di reggere al contraccolpo del caos libico il rischio \u00e8 quello di fare la stessa fine: questa sarebbe un\u2019altra minaccia diretta per l\u2019Italia, anche per ragioni di vicinanza geografica.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 la situazione in Tunisia in questo momento? <\/strong><\/p>\n<p>Non rassicurante. L\u2019economia nazionale \u2013 in particolare il settore del turismo \u2013 \u00e8 in forte difficolt\u00e0 con conseguenze dirette sull\u2019occupazione locale e i fragili equilibri sociali; ricorrenti sono gli scioperi, di categoria e su base territoriale \u2013 come dimostrano le violente manifestazioni al confine con la Libia dovute ai controlli che impediscono il piccolo commercio, fondamentale fonte di sussistenza.<br \/>\nIn aumento, inoltre, le manifestazioni anti-governative, soprattutto nelle aree urbane.<\/p>\n<p>Sul fronte della sicurezza, il dinamismo del jihad insurrezionale legato ai gruppi libici, all\u2019ISIS, ad al-Qa\u2019ida nel Maghreb Islamico (AQMI) e ad Ansar al Sharia, desta forte preoccupazione. L\u2019attacco registrato il giorno della prima riunione del gruppo di lavoro a Tunisi, ultimo in ordine di tempo (18 febbraio), ha provocato la morte di quattro poliziotti. Il livello di attenzione \u00e8 dunque molto elevato.<\/p>\n<p>Il collasso della Libia ha portato al rafforzamento delle misure di sicurezza a protezione della zona del confine meridionale con Libia e Algeria, e di quello marittimo, con una significativa mobilitazione delle unit\u00e0 supplementari\u00a0 dell\u2019esercito, della guardia nazionale e delle dogane. Le aree dei governatorati di El Kef, Kasserine e Sidi Bouzid \u2013 dichiarate \u201czone militari\u201d dal Comitato di Sicurezza Nazionale della Presidenza della Repubblica tunisina \u2013 sono teatro da oltre un anno di scontri violenti tra forze di sicurezza e gruppi di opposizione armata jihadisti; desta preoccupazione anche il governatorato di Biserta, dove sempre pi\u00f9 numerosi sono gli episodi riconducibili all\u2019integralismo islamico. Preoccupano, infine, i riflessi dell\u2019attuale situazione nel Sahel, in particolare il precario contesto del Mali.<\/p>\n<p><strong>Il limite concettuale<\/strong><\/p>\n<p>Il governo tunisino \u00e8 dunque impegnato nella lotta al jihadismo, ma vi \u00e8 un limite non indifferente che ne frena le potenziali capacit\u00e0: l\u2019approccio concettuale. Le norme di linguaggio del governo tunisino \u2013 \u00e8 sufficiente leggere i comunicati stampa istituzionali \u2013 impongono di utilizzare il termine \u201cterrorismo\u201d per indicare il crescente fenomeno insurrezionale proveniente dal medio e vicino Oriente e insistono per collocarlo nella categoria delle problematiche interne a uno stato nazionale (e che come tali devono essere affrontate dai singoli stati nazionali, con esplicito riferimento alla Libia); ma l\u2019approccio concettuale ha conseguenze dirette sul piano operativo.<\/p>\n<p>E fintantoch\u00e9 il metodo utilizzato per contrastare il fenomeno si limiter\u00e0 ad affrontare il problema come minaccia di natura interna \u2013 dunque limitato ai confini delle singole nazioni e non come fenomeno transnazionale \u2013 esso non potr\u00e0 essere risolto. Al contrario, \u00e8 necessaria la consapevolezza della natura transnazionale di un fenomeno sempre pi\u00f9 aggressivo, capace ed efficace. L\u2019ISIS \u00e8 intenzionato ad affrontare un nemico globale consolidando i successi a livello regionale.<\/p>\n<p><strong>Il rischio di una politica inefficace<\/strong><\/p>\n<p>Una strategia di contrasto \u2013 basata sulla condivisa consapevolezza della minaccia da affrontare \u2013 dovr\u00e0 prima contenere e sconfiggere il jihad insurrezionale a livello regionale. Cos\u00ec facendo ne ridurr\u00e0 la spinta propulsiva e, conseguentemente, la sua portata a livello globale. L\u2019alternativa \u00e8 rappresentata da uno scenario fortemente destabilizzato e incerto il cui rischio potenziale pu\u00f2 essere cos\u00ec sintetizzato:<\/p>\n<ul>\n<li>destabilizzazione della Tunisia come conseguenza del caos libico;<\/li>\n<li>allargamento all\u2019Algeria della destabilizzazione regionale;<\/li>\n<li>incapacit\u00e0 di contenere una minaccia puntiforme su un\u2019area territoriale allargata;<\/li>\n<li>perdita di controllo delle aree periferiche e di confine;<\/li>\n<li>collasso del sistema di difesa e controllo dei confini dell\u2019area maghrebina e caos regionale;<\/li>\n<li>cooperazione tra criminalit\u00e0 transnazionale, gruppi di opposizione armata e insurrezione jihadista\/ISIS;<\/li>\n<li>ruolo crescente della criminalit\u00e0 transnazionale nel <em>business<\/em> dei flussi migratori;<\/li>\n<li>aumento del rischio di infiltrazione jihadista \u2013 connessa ai flussi migratori \u2013 e conseguenti attacchi diretti a obiettivi su territorio nazionale o nel Mediterraneo;<\/li>\n<li>insicurezza dell\u2019area mediterranea occidentale: insorgenza del fenomeno della pirateria, del traffico di armi, di droga e di esseri umani;<\/li>\n<li>riduzione dei traffici commerciali e delle attivit\u00e0 legate alla pesca nel Mediterraneo con dirette e gravi ripercussioni sul piano socio-economico;<\/li>\n<\/ul>\n<p>Infine, se dopo la Libia dovessero precipitare nel caos anche la Tunisia e l\u2019Algeria, per l\u2019Italia sarebbe estremamente pericoloso poich\u00e9 verrebbe a mancare il vitale accesso alle risorse energetiche (gas e olio): ci\u00f2 avrebbe dirette conseguenze sulla nostra quotidianit\u00e0 e sull\u2019interesse nazionale.<\/p>\n<p>Dunque, molte ragioni per agire in maniera proattiva, nessuna per non farlo.<\/p>\n<p><em>Claudio Bertolotti, analista strategico, ricercatore senior presso il Centro militare di Studi Strategici e docente di \u201cAnalisi d\u2019area\u201d, \u00e8 stato capo sezione contro-intelligence e sicurezza di Isaf in Afghanistan. \u00c8 membro dell\u2019Italian Team for Security, Terroristic Issues &amp; Managing Emergencies (Itstime) e ricercatore per l\u2019Italia alla \u201c5+5 Defense iniziative 2015\u201d dell\u2019Euro-Maghreb Centre for Research and Strategic Studies (CEMRES) di Tunisi.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le ragioni della visita del ministro degli Affari Esteri Paolo Gentiloni a Tunisi. 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