{"id":2199,"date":"2015-11-19T16:29:49","date_gmt":"2015-11-19T14:29:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.itstime.it\/w\/?p=2199"},"modified":"2022-03-28T19:15:56","modified_gmt":"2022-03-28T17:15:56","slug":"attacco-a-parigi-stop-calling-europe-resilient-by-barbara-lucini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/attacco-a-parigi-stop-calling-europe-resilient-by-barbara-lucini\/","title":{"rendered":"Attacco a Parigi: Stop calling Europe resilient! \u2013 by Barbara Lucini\u00a0\u00a0"},"content":{"rendered":"<p>Apparentemente il periodo post uragano Katrina e quello post attacchi terroristici del 13 Novembre a Parigi non hanno nulla in comune.\u00a0L\u2019uno occorso in Europa, l\u2019altro negli Stati Uniti; l\u2019uno un evento principalmente di origine naturale, l\u2019altro di matrice unicamente umana.\u00a0Invece una questione in comune si pu\u00f2 trovare: la resilienza attribuita alle persone per affrontare il post evento e le sue drammatiche conseguenze.<!--more-->Il flyer diffuso a New Orleans rivela una profonda verit\u00e0, quando afferma: <em>\u201cbasta chiamarci resilienti. Perch\u00e9 ogni volta che dici \u2013 Oh loro sono resilienti \u2013 significa che tu puoi fare qualche cosa di diverso per me. Io non sono resiliente.\u201d <\/em><\/p>\n<p>Se questo messaggio letto nel contesto culturale americano, nel dopo uragano Katrina poteva esprimere il malcontento generale per la gestione dell\u2019emergenza, le difficolt\u00e0 e le disuguaglianze sociali emerse nell\u2019accesso ai servizi di risposta all\u2019emergenza, nel contesto parigino pu\u00f2 essere letto come una richiesta legittima di sicurezza e protezione.<\/p>\n<p>Gli attacchi multipli e combinati di venerd\u00ec hanno ampiamente dimostrato, che non esiste un\u2019Europa resiliente. Non si pu\u00f2 essere resilienti da soli, si pu\u00f2 avere pi\u00f9 o meno una capacit\u00e0 di risposta adeguata ad una crisi se si possiedono i giusti contenuti di formazione, ma anche il contesto- politico, culturale, sociale- deve possedere principi resilienti. Basta quindi definirsi resilienti, l\u2019Europa resiliente, la societ\u00e0 resiliente: sono parole, concetti che purtroppo stentano a tradursi in atti operativi efficaci. La retorica della piazza, gli inni cantati, la commozione, la solidariet\u00e0 internazionale, le candele, sono tutti i simboli necessari per assicurare l\u2019unit\u00e0 di una comunit\u00e0, per far rivivere legami sociali e comunitari funzionali al superamento di una simile tragedia, ma non si \u00e8 resilienti solo cos\u00ec.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Par2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2201\" src=\"http:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Par2.jpg\" alt=\"Par2\" width=\"525\" height=\"310\" \/><\/a><\/p>\n<p>La dimensione della resilienza al terrorismo \u2013 rischio e attacchi \u2013 implica due fattori operativi tipici della gestione del rischio: l\u2019accettabilit\u00e0 del rischio e la sua esposizione.<\/p>\n<p>Per il primo fattore, studi del settore dimostrano che si accetta di correre il rischio quando si \u00e8 meglio informati sul tipo di rischio e quando attorno ad esso la narrazione \u00e8 chiara, semplice e costruisce un contesto cognitivo capace di essere una guida, un elemento di orientamento in un momento di instabilit\u00e0 e incertezza. L\u2019accettabilit\u00e0 del rischio \u00e8 quindi legata alla resilienza, perch\u00e9 si pu\u00f2 essere \u201cforti, coraggiosi\u201d solo se \u00e8 possibile dare un nome ed associare un significato a quello che si sta vivendo. Gli attacchi di Parigi hanno dimostrato che \u00e8 difficile essere resilienti, se non si accetta nemmeno il fatto di essere in guerra o sotto attacco nel cuore dell\u2019Europa. E qui entra in gioco, l\u2019immagine stessa di guerra. Per molti costituita da trincee, bombe, una dimensione prevalentemente fisica. La guerra ha cambiato volto, ma esiste ancora e ha la forma degli attacchi di Parigi, a Charlie Hebdo, al supermercato kosher. E\u2019 una guerra ordinaria, che sconvolge i fragili equilibri personali, ma \u00e8 pur sempre una guerra. Quando avremo accettato questa condizione allora potremmo parlare di resilienza.<\/p>\n<p>Invece, il livello di esposizione al rischio \u00e8 legato anch\u2019esso alle dimensioni di resilienza e dipende appunto da uno stile di vita, considerato ora come ora immutabile, ma ogni guerra prevede per i partecipanti, cambiamenti, a volte anche radicali, del proprio stile di vita, per non parlare delle scelte di consumo. \u00a0Essere resilienti, tutti \u2013 cittadini e governi \u2013 implica essere flessibili e adattabili in funzione di uno scopo. Questi attacchi, se considerati nel loro apporto distruttivo di un substrato europeo gi\u00e0 di per s\u00e9\u00a0 malconcio possono essere una forte spinta verso nuove e pi\u00f9 adeguate politiche di sicurezza, che considerino la combinazione strategica di pi\u00f9 modelli culturale e operativi di combattimento (gang + ghazi + kamikaze) e politiche migratorie che finalmente si focalizzino su una definizione unanime e condivisa di rifugiato, richiedente asilo, migrante economico e tutte le varianti identitarie migratorie finora presenti.<\/p>\n<p>La resilienza in un contesto terroristico e di gestione della crisi interviene quindi operativamente e metodologicamente su molteplici livelli di analisi, quali:<\/p>\n<ul>\n<li><u>comunicativo<\/u>: che significa un differente scambio di informazioni fra servizi di intelligenze, forze dell\u2019ordine; la costruzione delle immagini e di un percorso narrativo terroristico (simbologia e iconografia hanno un ruolo determinante nella diffusione del terrore); la contro \u2013 costruzione di immagini relative alla risposta che i cittadini e i governi colpiti istituzionalizzano nel post emergenza (le bandiere, le candele);<\/li>\n<li><u>strategico:<\/u> la considerazione di un interessante approccio socio- criminologico per le attivit\u00e0 di <em>profiling<\/em> \u00e8 fondamentale, come per\u00f2 risulta essere importante includere in questa prospettiva anche la resilienza in termini di capacit\u00e0 di adattamento. Se il <em>profiling <\/em>fornisce elementi chiave per la ricostruzione della personalit\u00e0 dei terroristi \u00e8 altres\u00ec vero, che bisogna intendere il terrorista inserito in un sistema o processo dinamico di relazioni che meritano attenzione per la loro plasticit\u00e0 e flessibilit\u00e0 di adattamento al contesto. (Riferendosi qui in particolare alle dinamiche di reclutamento e formazione di futuri combattenti). Sarebbe quindi importante per le attivit\u00e0 di indagini poter disporre delle dimensioni singole delle differenti capacit\u00e0 adattive, in modo da proporre una immagine completa e in movimento della persona\/e \u2013 target;<\/li>\n<li><u>tattico:<\/u> si \u00e8 aperto un ampio dibattito circa la classificazione di questi attentati e la loro organizzazione, focalizzando poi l\u2019attenzione sulla forma del commando. Sembra invece non essere stata considerata la forma delle gang, che risulta essere anche il tema trattato in uno degli ebook lanciati in rete alla fine di Giugno di questo anno. In quel testo si incitava proprio a colpire non obiettivi tradizionalmente targati come sensibili, ma luoghi comuni, della vita ordinaria di gran parte della popolazione. Inoltre sono presenti tutti gli elementi che caratterizzano una gang di strada: la giovane et\u00e0 dei componenti (quasi coetanei delle loro stesse vittime, fattore anch\u2019esso tipico di alcune gang di strada, discorso a parte meritano invece le gang dei Latinos), le modalit\u00e0 di attacco e i luoghi degli attacchi (luoghi pubblici, che non rimandano a particolari forme di rappresentanze istituzionali), il coordinamento delle loro azioni, la specializzazione e l\u2019accrescimento della loro organizzazione per massimizzare le loro opportunit\u00e0 di sopravvivenza e raggiungimento degli obiettivi. E questa \u00e8 propria una tipica dimensione di resilienza organizzativa. Parlando di organizzazione terroristica, le analisi dovrebbero vertere anche sulla loro capacit\u00e0 adattiva e sull\u2019interoperabilit\u00e0 delle singole dimensioni, che caratterizzano questa capacit\u00e0: comunicazione, apprendimento e formazione, diffusione della cultura organizzativa, determinazione della strategia pi\u00f9 adeguata, raggiungimento degli obiettivi prefissati;<\/li>\n<li><u>operativo<\/u>: pu\u00f2 essere identificato come il segno distintivo dei gruppi terroristici in quanto, su questa dimensione convergono in modo armonico ci\u00f2 che \u00e8 stato previamente pianificato, anche considerando eventuali scenari critici e le possibili risposte di mantenimento e preservazione del gruppo stesso. In questo contesto per\u00f2 l\u2019utilizzo dei kamikaze massimizza ampiamente il raggiungimento dello scopo, il rafforzamento del gruppo pi\u00f9 ampio e converge la resilienza massima verso l\u2019organizzazione centrale;<\/li>\n<li><u>relazionale:<\/u> da questa prospettiva sembrano emergere collegamenti fra Parigi e Bruxelles ovvero il cuore dell\u2019Europa. Per questo motivo sembra importante includere nelle modalit\u00e0 di collaborazione alla lotta al terrorismo anche delle azioni combinate di profiling per le organizzazioni terroristiche<\/li>\n<\/ul>\n<p>Queste sono solo alcune delle prospettive che attribuiscono un ruolo strategico e operativo ai fattori di resilienza nella lotta al terrorismo, considerando per\u00f2 che l\u2019attenzione non dovr\u00e0 essere unicamente focalizzata alla resilienza come \u00a0risposta al terrorismo, ma alle capacit\u00e0 adattive dei gruppi terroristici e alle nostre capacit\u00e0 predittive includendo la resilienza come principio operativo per la pianificazione alla lotta al terrorismo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Apparentemente il periodo post uragano Katrina e quello post attacchi terroristici del 13 Novembre a Parigi non hanno nulla in comune.\u00a0L\u2019uno occorso in Europa, l\u2019altro negli Stati Uniti; l\u2019uno un evento principalmente di origine naturale, l\u2019altro<a class=\"moretag\" href=\"https:\/\/www.itstime.it\/w\/attacco-a-parigi-stop-calling-europe-resilient-by-barbara-lucini\/\">Read More&#8230;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[17],"tags":[21,88,87,30,151,103,216],"class_list":["post-2199","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-terrorism","tag-communication-2","tag-is","tag-isis","tag-jihad","tag-paris","tag-resilience","tag-terrorism"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2199","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2199"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2199\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2202,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2199\/revisions\/2202"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2199"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2199"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2199"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}