{"id":2537,"date":"2016-03-23T19:15:50","date_gmt":"2016-03-23T17:15:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.itstime.it\/w\/?p=2537"},"modified":"2022-03-28T19:23:47","modified_gmt":"2022-03-28T17:23:47","slug":"bruxelles-22-marzo-2016-terrorismo-resilienza-una-nuova-sfida-sociologica-by-barbara-lucini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/bruxelles-22-marzo-2016-terrorismo-resilienza-una-nuova-sfida-sociologica-by-barbara-lucini\/","title":{"rendered":"Bruxelles 22 Marzo 2016: Terrorismo &#038; Resilienza: una nuova\u00a0 sfida sociologica \u2013 by Barbara Lucini"},"content":{"rendered":"<p>Gli ultimi attentati a Bruxelles di marted\u00ec 22 Marzo testimoniano ancora una volta se ce ne fosse bisogno, dell\u2019estremo fallimento ed evidente vulnerabilit\u00e0 delle politiche sociali, di quelle migratorie e di quelle legate alla sicurezza sia in un contesto nazionale sia in uno europeo.<!--more-->Il terrorismo \u00e8 prima di tutto un fenomeno sociale e come tale dovrebbe essere gestito: come si pu\u00f2 pensare di ingaggiare una lotta al terrorismo (vincendola), trasformando le citt\u00e0 europee in un teatro di guerriglia urbana, dimenticando gli aspetti sociologici e sociali che hanno determinato un tale scenario?<\/p>\n<p>L\u2019alto grado di vulnerabilit\u00e0 verso queste forme di terrorismo autoctone e i loro attacchi sono il sintomo pi\u00f9 evidente di un disagio sociale e istituzionale pervasivo delle societ\u00e0 europee, nonch\u00e9 di una mancata introduzione e considerazione del concetto di resilienza all\u2019interno dei circuiti operativi delle forze dell\u2019ordine e di sicurezza, delle politiche sociali e in generale delle politiche di governance dei territori e delle societ\u00e0.<\/p>\n<p>Anche se non mi sento di concordare pienamente con l\u2019idea che periferia, disagio portino in modo diretto e univoco alla nascita del radicalismo e quindi al terrorismo (come dimenticare l\u2019importanza delle risorse economiche in queste situazioni?) \u00e8 per\u00f2 vero che certi quartieri di Bruxelles, come Molenbeek, Forest, \u00a0Koekelberg, Schaerbeek, Anderlecht e Etterbeek sono stati socialmente costruiti e confinati nel loro disagio pi\u00f9 profondo: \u00e8 in queste zone territoriali, che anche una rapida ricerca online (soprattutto blog) conferma, dove si vive il maggiore senso di degrado, abbandono e insicurezza.<\/p>\n<p>La citt\u00e0 stessa risente quindi di una probabile errata o solo indiscriminata pianificazione urbana: l\u2019organizzazione dello spazio sociale, pubblico e condiviso influisce notevolmente sulle attivit\u00e0 che \u00e8 possibile sviluppare in certi quartieri ed in altri no. E\u2019 la spiegazione data per esempio dagli studi sui ghetti americani dagli anni \u201850 in avanti, dalla costruzione di quartieri come China Town a New York, facendo emergere inoltre l\u2019effetto di quel fenomeno denominato \u201ccatena migratoria\u201d e per il quale grazie ad un passaparola informale (e forse illegale), persone di uno stesso gruppo etnico emigrando, si ritrovano in uno stesso quartiere dando poi vita a sobborghi etnicamente ben definiti.<\/p>\n<p>Si dimentica facilmente che le scelte urbanistiche (spesso discusse a tavolino senza considerazione degli evidenti fenomeni sociali sul territorio) hanno ripercussioni sulla vita stessa di quella societ\u00e0 e sulle modalit\u00e0 di convivenza della popolazione<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p>Si \u00e8 sempre parlato di integrazione, di modelli di accoglienza per gli immigrati, ma si \u00e8 persa di vista l\u2019idea centrale ovvero che se davvero si vuole combattere questa forma di terrorismo &#8211; senza contare le altre aggregate ad esso, la strategia deve necessariamente passare dai fantasmi degli stereotipi e dei pregiudizi, anche razziali.<\/p>\n<p>Gestire il concetto di etnia e le relazioni fra etnie \u00e8 uno dei compiti centrali della sociologia, come disciplina delle relazioni sociali e culturali.<\/p>\n<p>Per questo motivo si ritiene, che le risposte a lungo termine a quanto \u00e8 occorso a Parigi e a Bruxelles devono ritrovarsi in una analisi delle relazioni sociali, che sono lo scenario privilegiato ormai delle strategie di guerriglia urbana, alla quale stiamo tristemente assistendo.<\/p>\n<p>Se nei prossimi mesi si dovesse lasciare attecchire nell\u2019opinione pubblica pi\u00f9 generale, l\u2019idea che un posto qualunque di una citt\u00e0 possa diventare covo e nascondiglio di terroristi ricercati, allora qualsiasi azione di <em>counterterrorism <\/em>avrebbe raggiunto il suo massimo livello di vulnerabilit\u00e0 ovvero la scarsa credibilit\u00e0 del pubblico che chiede informazioni e ora pi\u00f9 che mai protezione.<\/p>\n<p>Le immagini di Molenbeek dovrebbero essere quindi ricontestualizzate in un nuovo assetto informativo, (ri)-creando quella fiducia e quella credibilit\u00e0 fra pubblico\/cittadini e autorit\u00e0\/istituzioni, la cui mancanza e vulnerabilit\u00e0 stanno mettendo in crisi, anche sul piano politico, le nazioni e i governi europei.<\/p>\n<p>E questa \u00e8 solo una prima criticit\u00e0, che si deve affrontare in un\u2019ottica di <em>terrorism management<\/em> da una prospettiva sociale, dove quindi le informazioni e i dati raccolti vengano effettivamente verificati in via preventiva e precauzionale sul territorio esposto alla minaccia terroristica o ai suoi rappresentanti.<\/p>\n<p>Questo aspetto si lega anche alla richiesta delle autorit\u00e0 verso la popolazione di informare le istituzioni in caso di notizie utili alla ricerca del fuggitivo, ma coinvolgere la popolazione a posteriori pu\u00f2 essere cognitivamente destabilizzante, quanto invece sarebbe pi\u00f9 utile una partecipazione in via preventiva.<\/p>\n<p>Qui si evidenzia quindi il problema centrale non solo della Polizia o delle forze di sicurezza belghe, ma di molti altre agenzie coinvolte nel coordinamento delle azioni ovvero come gestire il <em>warning<\/em>. E questo lo si \u00e8 visto anche per altre tipologie di rischio: come dimenticare la mancata allerta e conseguente assente preparazione nel caso del terremoto a L\u2019Aquila?<\/p>\n<p>Ma gestire il <em>warning<\/em> non \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 da fare nel momento del pre \u2013 impatto: richiede preparazione fra tutti gli attori sociali coinvolti, popolazione, istituzioni e personale operativo.<\/p>\n<p>Diventa quindi essenziale e vitale, tradurre la resilienza nella pratica dell\u2019anti terrorismo attraverso una iniziale predisposizione di protocolli operativi coordinati non solo fra forze dell\u2019ordine e quelle armate, ma anche fra chi i disagi sociali li documenta ogni giorno con la propria pratica lavorativa, come educatori, assistenti sociali, psicologi di comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 le ragioni pi\u00f9 profonde del terrorismo sono quelle di dominazione e controllo, basti pensare al colpo inferto al sistema infrastrutturale e tutti sanno che le infrastrutture sono sistemi vitali di una nazione; di esercizio di potere sulle risorse economiche; sulla spartizione di territori e quindi anche controllo dell\u2019accesso a determinate fonti energetiche.<\/p>\n<p>E\u2019 come se in Italia si decidesse in modo univoco di trasformare la lotta alla criminalit\u00e0 organizzata in un gioco modello spara-spara urbano senza pi\u00f9 nessun confine, pervasivo di qualsiasi spazio o attivit\u00e0: che ne sarebbe della lotta alle organizzazioni criminali autoctone senza le denunce delle persone che continuamente subiscono pressioni, minacce e molto altro, per il semplice fatto di essere outsider in un territorio legittimamente attribuito come spazio di altri, ma del quale non \u00e8 possibile parlare apertamente perch\u00e9 stigmatizzare (che potrebbe essere tradotto con terminologia pi\u00f9 neutra in classificare o categorizzare) non \u00e8 politically correct.<\/p>\n<p>Nonostante ci\u00f2 si preferisce definire il fondamentalismo o i processi di radicalizzazione (processi sociali)\u00a0 attraverso codici linguistici e interpretativi propri del simbolismo culturale e le differenze che ne derivano fra culture differenti, trasformando cos\u00ec il campo di battaglia da quello urbano, concreto fatto di grida e odori e al quale stiamo tristemente assistendo, a uno culturale &#8211; metafisico, dove lo scontro avviene su un piano di parole e idee, mancando la traduzione operativa dei fatti che poi si verificano nella realt\u00e0.<\/p>\n<p>Il rischio sociale maggiore, che si percepisce in riferimento a questa peculiare minaccia \u00e8 quello di normalizzazione o elevata accettazione del rischio: il che farebbe conseguentemente alzare il livello di esposizione al rischio di una popolazione non preparata, con quindi evidenti e drammatiche conseguenze delle quali siamo testimoni.<\/p>\n<p>In conclusione di queste riflessioni, si giunge ad una proposta sociologica per una visione integrata del fenomeno ovvero si vuole rispondere alla domanda: come la sociologia pu\u00f2 contribuire all\u2019analisi, all\u2019interpretazione e alla comprensione del fenomeno terroristico?<\/p>\n<p>Secondo le seguenti linee guida iniziali ovvero:<\/p>\n<ul>\n<li>sviluppando analisi delle reti in termini di loro resilienza e vulnerabilit\u00e0<\/li>\n<li>studiando e determinando le relazioni di potere esistenti fra gruppi sociali, autorit\u00e0 e istituzioni<\/li>\n<li>prendendo coscienza dei ruoli e delle relazioni esistenti fra le differenti istituzioni coinvolte nella lotta al fenomeno eversivo<\/li>\n<li>analizzando e focalizzando l\u2019attenzione sulle cause sociali ultime che hanno permesso la nascita e lo sviluppo di pre condizioni anomiche e non considerate<\/li>\n<li>affrontando il terrorismo nelle sue determinanti e implicazioni sociali, sviluppando con metodo la possibilit\u00e0 di rispondere in modo resiliente e pro attivo ad una minaccia o a un rischio, considerando anche elementi sociologici pi\u00f9 generali come gli aspetti legati alle politiche migratorie, alle politiche di pubblica sicurezza, ai rapporti di governance territoriale, nazionale e internazionali<\/li>\n<li>dando spazio a considerazioni il ruolo sociale e pratico che aspetti culturali, come quelli religiosi o altre credenze in generale offrono in termini di associazionismo, solidariet\u00e0, ma anche di conflitti nelle reciproche resistenze e interdipendenze<\/li>\n<\/ul>\n<p>In accordo a questa prospettiva il <em>terrorism management<\/em> qui considerato, si configura come punto di incrocio fra le prassi e le metodologie proprie del <em>crisis management<\/em>, le teorie e le analisi sociologiche evidenziando l\u2019elemento peculiare ovvero la resilienza operativa.<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a><\/p>\n<p>Quest\u2019ultima sar\u00e0 declinata come driver metodologico ed operativo, per includere all\u2019interno della sociologia del terrorismo l\u2019ottica, gli strumenti, le tecniche e i metodi del <em>crisis management<\/em> e della <em>disaster prevention<\/em>, considerando il potenziale, che una fattiva inclusione della resilienza e dei suoi specifici indicatori pu\u00f2 fornire in termini di analisi di interconnessioni, di social profiling e di relazioni esistenti fra i soggetti coinvolti.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Le Dossier B \u00e8 un interessante documentario, in stile utopistico, dove si analizzano le variabili urbanistiche per la creazione di una citt\u00e0 di fantasia. Link: https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=4qkSl3NXr-E<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Si confronti a questo proposito la proposta gi\u00e0 qui enunciata: Attacco a Parigi: Stop calling Europe resilient! \u2013 by Barbara Lucini\u00a0\u00a019\/11\/2015<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.itstime.it\/w\/attacco-a-parigi-stop-calling-europe-resilient-by-barbara-lucini\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Vedi anche<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli ultimi attentati a Bruxelles di marted\u00ec 22 Marzo testimoniano ancora una volta se ce ne fosse bisogno, dell\u2019estremo fallimento ed evidente vulnerabilit\u00e0 delle politiche sociali, di quelle migratorie e di quelle legate alla sicurezza sia<a class=\"moretag\" href=\"https:\/\/www.itstime.it\/w\/bruxelles-22-marzo-2016-terrorismo-resilienza-una-nuova-sfida-sociologica-by-barbara-lucini\/\">Read More&#8230;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[17],"tags":[262,88,87,30,103,216],"class_list":["post-2537","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-terrorism","tag-bruxelles","tag-is","tag-isis","tag-jihad","tag-resilience","tag-terrorism"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2537","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2537"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2537\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7100,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2537\/revisions\/7100"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2537"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2537"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2537"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}