{"id":2597,"date":"2016-04-12T11:52:30","date_gmt":"2016-04-12T09:52:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.itstime.it\/w\/?p=2597"},"modified":"2022-03-28T19:23:07","modified_gmt":"2022-03-28T17:23:07","slug":"younes-abaaoud-in-europa-cosa-significa-by-alessandro-burato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/younes-abaaoud-in-europa-cosa-significa-by-alessandro-burato\/","title":{"rendered":"Younes Abaaoud in Europa? Cosa significa &#8211; by Alessandro Burato"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Younes Abaaoud, quindicenne, fratello di Abdelhamid (osannato dalla propaganda del Daesh nonch\u00e9 mente e attentatore delle stragi di Parigi), sarebbe in viaggio verso l\u2019Europa. La notizia, che ha allertato le agenzie di sicurezza di tutto il continente porta con s\u00e9 almeno un paio di riflessioni, urgenti e necessarie.<!--more--><br \/>\nInnanzitutto, il profilo di quello che potrebbe essere un possibile attentatore contro il quale le forze di polizia in Europa non sono abituate ad intervenire. La figura del bambino\/ragazzo non \u00e8 certo nuova al terrorismo ma di certo quello che sarebbe nuovo \u00e8 il contesto all\u2019interno del quale si colloca: se, infatti, in territori come l\u2019Afghanistan, l\u2019Iraq o il continente africano si \u00e8 di fatto preparati alla possibilit\u00e0 che l\u2019attentatore possa essere anche un bambino, la presenza di Younes in Europa porterebbe a rivedere il prototipo del terrorista, soprattutto in un\u2019ottica di neutralizzazione della minaccia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo proposito, quindi, diventa necessario riflettere sulle modalit\u00e0 di individuazione di potenziali sospetti e sulle strategie di intervento. Fermo restando una specifica e puntuale azione di prevenzione e di intelligence, l\u2019eventuale necessit\u00e0 di entrare in azione contro un target particolare come un bambino impone un ripensamento culturale ed etico. Ammesso che sia possibile fermare un attentatore pochi secondi prima che prema il bottone del detonatore, come si interverrebbe se l\u2019innesco fosse tenuto da un 15enne?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019addestramento su scenari e target verosimili pu\u00f2 fornire uno strumento sicuramente importante per testare le modalit\u00e0 di risposta nella piena consapevolezza che le attivit\u00e0 reattive, anche in caso riuscissero a sventare un attacco, non possono essere l\u2019unica strategia adottata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La securizzazione degli spazi cittadini e la reattivit\u00e0 delle forze in campo per evitare il verificarsi di un attacco terroristico non sono infatti sufficienti. \u00c8 possibile quindi implementare una strategia comunicativa, oltre che operativa, che possa contribuire a rendere alcuni obiettivi meno appetibili al terrorismo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La domanda non \u00e8 certo di facile risposta ma alcune considerazioni, vista la tipologia dei target prescelti per i pi\u00f9 recenti attacchi, possono avanzare una proposta. Da un lato, il terrorismo \u00e8 comunicazione e giova, come ha dimostrato la propaganda del Daesh a seguito degli attacchi di Parigi e poi di Bruxelles, delle narrazioni dell\u2019orrore successive all\u2019attentato stesso; dall\u2019altro \u00e8 la popolazione civile ad essere colpita in ognuna degli attacchi citati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una strategia comunicativa, in grado di arginare il proliferare delle narrazioni dell\u2019orrore e capace di proporre una lettura diversa dell\u2019evento potrebbe potenzialmente arginare l\u2019efficacia mediatica dell\u2019attacco stesso e cos\u00ec porre necessarie riconsiderazioni da parte dei terroristi circa tipologia del bersaglio. Una linea perseguibile sarebbe quella di proporre le storie degli \u201ceroi\u201d degli attacchi, questa volta non i kamikaze dipinti dalla propaganda, ma coloro che si sono resi responsabili di azioni eroiche nella gestione dei soccorsi, che hanno permesso, attraverso le loro azioni, che qualcuno si salvasse, che il bilancio finale non fosse cos\u00ec negativo. Insomma, un ribaltamento della prospettiva anche da parte \u201coccidentale\u201d. In un periodo in cui spesso si parla di responsabilit\u00e0 del giornalismo, forse un\u2019intesa sulle strategie mediatiche per combattere ulteriormente la propaganda e magari influenzare quelle operative del Daesh potrebbe portare a dei risultati apprezzabili.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Younes Abaaoud, quindicenne, fratello di Abdelhamid (osannato dalla propaganda del Daesh nonch\u00e9 mente e attentatore delle stragi di Parigi), sarebbe in viaggio verso l\u2019Europa. 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