{"id":2668,"date":"2016-05-07T08:32:42","date_gmt":"2016-05-07T06:32:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.itstime.it\/w\/?p=2668"},"modified":"2022-03-28T19:28:13","modified_gmt":"2022-03-28T17:28:13","slug":"negli-occhi-del-rifugiato-linconsapevolezza-delleuropa-e-il-racconto-di-chi-fugge-by-gabriele-mori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/negli-occhi-del-rifugiato-linconsapevolezza-delleuropa-e-il-racconto-di-chi-fugge-by-gabriele-mori\/","title":{"rendered":"Negli occhi del rifugiato: l\u2019inconsapevolezza dell\u2019Europa, e il racconto di chi fugge \u2013 by Gabriele Mori"},"content":{"rendered":"<p>Lo studio del terrorismo \u00e8 il nostro modo per fargli guerra. Non \u00e8 l\u2019unico mezzo per annientare la piaga, ma \u00e8 il nostro. Nel farlo abbiamo spesso analizzato i comportamenti dei carnefici; ma oggi vogliamo porci nei panni delle vittime.<!--more-->Quando si parla di Daesh, le narrazioni pi\u00f9 \u201ctrendy\u201d, dal punto di vista mediatico, favoriscono pochissimo una comprensione <strong>vittimologica<\/strong> degli eventi, focalizzandosi molto spesso sul <em>danno<\/em>, sul <em>danneggiatore<\/em>, e molto meno sul <em>danneggiato<\/em>. Sociologicamente parlando, la retorica mediatica del \u201crifugiato siriano\u201d \u00e8 molto ambigua: assume come proprio oggetto le vittime del terrorismo, ma attribuisce a queste dei numeri prima che dei volti, generando uno spostamento dell\u2019etichetta di <em>danneggiato, <\/em>da chi fugge a chi accoglie. E se l\u2019Occidente crede di essere la vittima primaria del terrorismo, allora vuol dire che non ha ancora compreso il terrorismo stesso.<\/p>\n<p>Il sociologo Bauman ha affermato che <em>&#8220;stiamo gi\u00e0 in una situazione cosmopolita ma ci manca drammaticamente una <strong>consapevolezza cosmopolitica<\/strong>&#8220;<\/em><a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. L\u2019Europa sta barattando questa inconsapevolezza con la frammentazione della sua Comunit\u00e0, schiacciata dal peso della frana umanitaria.<\/p>\n<p>Siamo molto consapevoli delle vittime di casa nostra, \u00e8 giusto cos\u00ec, ed \u00e8 bene ricordarsele. Ma che consapevolezza abbiamo quando si tratta di chi viene colpito al di fuori dei nostri confini? La domanda non vuole essere retorica, ma analitica.<\/p>\n<p>\u00c8 normale, infatti, che si dia rilevanza agli accadimenti del mondo secondo dei criteri di prossimit\u00e0, sia essa spaziale, culturale o di altro tipo. Autopreservazione e risparmio delle risorse cognitive dettano l\u2019agenda di ci\u00f2 che \u00e8 importante e di ci\u00f2 che invece non lo \u00e8. Ma siamo sicuri che l\u2019uomo moderno, immerso nella societ\u00e0 globalizzata, dove tutto \u00e8 connesso, possa permettersi di fare discriminazioni cos\u00ec nette? Non sto facendo appello ad un cosiddetto <em>dovere morale<\/em>; il suggerimento implicito \u00e8 invece quello di rivalutare, anche egoisticamente, quali siano i danni che stiamo subendo senza accorgercene, nell\u2019inconsapevolezza che le distanze ormai non contano quasi pi\u00f9 nulla. I confini perdono di senso, e questa guerra \u00e8 completamente diversa dalle precedenti: ogni danno non \u00e8 una semplice ferita, \u00e8 una metastasi.<\/p>\n<p>Siamo molto consapevoli delle vittime di casa nostra, e, ribadisco, \u00e8 bene ricordarsele. Nel marzo di quest\u2019anno l\u2019Europa ha subito un terribile attentato, proprio nel suo cuore: era il 22, a Bruxelles, 32 morti<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. Della Turchia si ricorda un kamikaze, anche qui jihadista di Daesh, che si fece brillare il 19 marzo a Istanbul, nelle vie dello shopping del centro (4 morti).<\/p>\n<p>In quello stesso mese, meno di 9 settimane fa, fuori dai confini europei, accadeva questo:<\/p>\n<ul>\n<li>2 marzo, 18 morti (auto bomba), Siria, distretto di Quneitra, villaggio di al-Isha<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>;<\/li>\n<li>4 marzo, 16 morti (sparatoria), Yemen, governatorato di Aden, citt\u00e0 di Aden<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>;<\/li>\n<li>6 marzo, circa 60 morti (camion bomba), Iraq, governatorato di Babil, citt\u00e0 di Hillah<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>;<\/li>\n<li>7 marzo, circa 60 morti di cui 36 terroristi (raid armato), Tunisia, governatorato di Medenine, citt\u00e0 di Ben Gardane<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>;<\/li>\n<li>20 marzo, 24 morti (kamikaze), Iraq, governatorato di al Anbar, citt\u00e0 di Anbar<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>;<\/li>\n<li>25 marzo, 41 morti (kamikaze), Iraq, governatorato di Babil, citt\u00e0 di Iskandariya<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>;<\/li>\n<li>25 marzo, 26 morti (tre kamikaze), Yemen, governatorato di Aden, citt\u00e0 di Aden<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>;<\/li>\n<li>26 marzo, 28 morti di cui 10 terroristi (10 kamikaze), Iraq, governatorato di al Anbar, base militare di al Asad<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Quelli appena enumerati sono solo gli attentati attribuiti unicamente a Daesh, con fondata certezza o ragionevole sospetto, con il coinvolgimento di almeno 15 vittime non appartenenti al sedicente stato islamico, nel solo mese di marzo 2016. Sono esclusi dall\u2019elenco tutti gli attentati compiuti in altri periodi e da altri gruppi terroristici.<\/p>\n<p>Cifre ben pi\u00f9 spaventose fanno riferimento alle vittime di altri periodi, come quelle dell\u2019incursione di Daesh, nell\u2019agosto 2014, in Iraq settentrionale, distretto di Sinjar (un\u2019area grande circa il doppio della provincia di Milano): le stime parlano di 2000-5000 morti<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>.<\/p>\n<p>E a proposito di questa battaglia, dopo aver parlato di numeri, vi proponiamo un volto.<\/p>\n<p>Si tratta di <strong>Nadia Murad Basee Taha<\/strong>, ragazza 21enne, di cultura yazida che ha avuto la sfortuna di essere una vittima di Daesh, ma la fortuna di poterlo raccontare.<\/p>\n<p>Mercoled\u00ec 4 maggio 2016, ha parlato a Milano, portandoci la sua esperienza.<\/p>\n<p>Kocho, il villaggio dove Nadia ha vissuto, \u00e8 situato nel sopracitato distretto di Sinjar, nord Iraq, vicino alla Siria, a meno di 200 chilometri a ovest di Mosul.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.itstime.it\/w\/negli-occhi-del-rifugiato-linconsapevolezza-delleuropa-e-il-racconto-di-chi-fugge-by-gabriele-mori\/kocho\/\" rel=\"attachment wp-att-2669\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-2669\" src=\"http:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Kocho.jpg\" alt=\"Kocho\" width=\"1391\" height=\"923\" srcset=\"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Kocho.jpg 1391w, https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Kocho-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Kocho-768x510.jpg 768w, https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Kocho-1024x679.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 1391px) 100vw, 1391px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Kocho, fu uno dei diversi villaggi attaccati: \u00e8 stato circondato dai miliziani di Daesh il 4 agosto del 2014, e successivamente invaso il 15 dello stesso mese. Nadia ci racconta come i terroristi abbiano subito ucciso gli 800 uomini presenti: padri, figli e fratelli degli abitanti del paese. Successivamente hanno strappato i bambini dalle loro famiglie per \u201cfargli il lavaggio del cervello e assoldarli nel loro esercito\u201d. Poi \u00e8 toccato alle donne: quelle adulte, ultra 45enni, venivano il pi\u00f9 delle volte uccise, come sua madre; le altre, le ragazze, venivano portate via dal paese, com\u2019\u00e8 successo a lei e a sua sorella. Cos\u00ec Nadia e altre 150 ragazze sono state condotte a Mossul, per essere vendute al <strong>mercato degli schiavi<\/strong>. Separata dalla sorella perch\u00e9 \u201cacquistate da due uomini diversi\u201d \u00e8 stata obbligata ad avere rapporti sessuali con il suo <em>proprietario<\/em>. Dopo queste vicende non ha pi\u00f9 rivisto la sorella, n\u00e8 il resto della sua famiglia. Racconta come, molto spesso, \u201cle ragazze cercano di suicidarsi o tentano la fuga\u201d. Talvolta vengono uccise comunque nel tentativo di scappare; altre volte vengono catturate di nuovo e subiscono ulteriori sevizie.<\/p>\n<p><em>\u201cUna volta ho provato a scappare, ma quando mi hanno trovata mi hanno portato in una stanza, con sei miliziani, e hanno continuato a commettere atti orrendi sul mio corpo finch\u00e9 non ho perso conoscenza.\u201d<\/em><\/p>\n<p>Nadia, nel novembre del 2014, dopo tre mesi di sevizie e torture, e dopo diversi tentativi di fuga falliti, \u00e8 riuscita a sfuggire alle mani di Daesh, trovando dapprima l\u2019accoglienza di una famiglia della zona (\u201cche avrebbe potuto riportarmi dai miliziani, ma non l\u2019ha fatto\u201d), e successivamente in un campo profughi tedesco. Ora ha ottenuto lo status di rifugiato, vive in Germania, e si sta prodigando per raggiungere i diversi paesi europei (tra cui, proprio in questi giorni, l\u2019Italia) per portare il suo racconto e la sua denuncia, come ha gi\u00e0 fatto di fronte alle Nazioni Unite.<\/p>\n<p>I sopravvissuti del terrorismo non devono essere considerati come sporadici mattoni di un infelice muro che ci separa dai teatri geografici pi\u00f9 conflittuali. Dobbiamo vederli come miracoloso tunnel in fondo al quale scrutare, studiare e raggiungere il nemico per combatterlo.<\/p>\n<p>La conoscenza di queste vicende deve spingere in modo reciproco il dibattito pubblico e quello politico, favorendo uno sguardo realmente globalizzato che non si limiti a guardare solo le vicende <em>nostrane<\/em>, e che possa pertanto superare quella visione miope convinta di squadrare il problema mentre ne fissa solo l\u2019ombra distorta.<\/p>\n<p>Chiudo con un concetto che ormai pi\u00f9 volte abbiamo ripetuto:<\/p>\n<p><em>l\u2019Europa, come il resto del mondo, deve prendere una decisione in questa guerra: combattere unita, o morire frammentata.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> http:\/\/openmigration.org\/idee\/intervista-a-zygmunt-bauman\/<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/mondo\/2016-03-22\/bruxelles-due-forti-esplosioni-all-aeroporto-082710.shtml?uuid=ACKyscsC<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> http:\/\/www.reuters.com\/article\/us-mideast-crisis-syria-idUSKCN0W41VO<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> http:\/\/www.lemonde.fr\/proche-orient\/article\/2016\/03\/04\/yemen-attaque-sanglante-d-un-hospice-catholique-a-aden_4876977_3218.html#8k9W3ZysVHOITL2U.99<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> http:\/\/www.aljazeera.com\/news\/2016\/03\/60-killed-iraq-suicide-bombing-160306132812862.html<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> http:\/\/www.aljazeera.com\/news\/2016\/03\/60-killed-iraq-suicide-bombing-160306132812862.html<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> http:\/\/www.ibtimes.co.uk\/isis-offensive-kills-least-24-iraqi-troops-suicide-bombing-more-us-marines-dispatched-1550641<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> http:\/\/www.adnkronos.com\/fatti\/esteri\/2016\/03\/26\/attentato-uno-stadio-sud-baghdad-bilancio-sale-morti_Zqf2KFNaVppIjRDR7Ze5WN.html<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> http:\/\/www.reuters.com\/article\/us-yemen-security-idUSKCN0WR1EZ<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> http:\/\/www.aljazeera.com\/news\/2016\/03\/isil-suicide-attackers-storm-army-base-iraq-160326120309877.html<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> http:\/\/www.telegraph.co.uk\/news\/worldnews\/islamic-state\/11160906\/Isil-carried-out-massacres-and-mass-sexual-enslavement-of-Yazidis-UN-confirms.html<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo studio del terrorismo \u00e8 il nostro modo per fargli guerra. 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