{"id":3361,"date":"2017-05-25T17:20:29","date_gmt":"2017-05-25T15:20:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.itstime.it\/w\/?p=3361"},"modified":"2017-06-15T14:28:03","modified_gmt":"2017-06-15T12:28:03","slug":"manchester-bambini-nel-mirino-by-marco-maiolino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/manchester-bambini-nel-mirino-by-marco-maiolino\/","title":{"rendered":"Manchester: bambini nel mirino? \u2013 by Marco Maiolino"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019attacco terroristico, che la notte del 22 maggio scorso ha colpito la citt\u00e0 di Manchester, ha causato la morte di 22 persone. Fino ad oggi le vittime identificate sono 21 comprese tra gli 8 anni e i 50 anni, di questi 14 hanno meno di 30 anni e 9 sono minorenni.<!--more--><\/p>\n<p>L\u2019operazione terroristica citata \u00e8 stata descritta da diversi media internazionali come un attentato diretto contro i bambini.<\/p>\n<p>I bambini vittime sono un tema ampiamente sottolineato dai media, in ogni contesto di crisi, perch\u00e9 scuotono nel profondo la coscienza del pubblico e la cultura occidentale che condivide una definizione anagrafica dell\u2019infanzia, dimenticando invece che essa \u00e8 una definizione culturale e, come tale, usata come \u201cgrimaldello affettivo\u201d nelle strategie di Daesh.<\/p>\n<p>Le giovani vittime di Manchester sono un espediente di rinforzo all\u2019atto terroristico e hanno una valenza opportunistica? Strategica? O addirittura casuale? Le domande sono interessanti perch\u00e9 ogni tassello utile alla comprensione dell\u2019agire dei terroristi aiuta la difficile azione preventiva.<\/p>\n<p>Le motivazioni che hanno spinto la selezione del concerto dell\u2019artista Ariana Grande come obiettivo dell\u2019attentato non sono ancora chiare: l\u2019evento musicale da una parte rappresentava un <em>soft target<\/em> &#8211; che \u00e8 bersaglio ormai classico della jihad internazionale \u2013 e, dall\u2019altra, vedeva la partecipazione di molti minorenni che compongono la maggioranza dei <em>fan <\/em>della cantante statunitense. In pratica un bersaglio appetibile per l\u2019impatto che l\u2019attacco avrebbe avuto e, tutto sommato, facile per l\u2019impossibilit\u00e0 di una sua securizzazione: dopo il fallimento dell\u2019attacco suicida allo Stadio di Francia, quando l\u2019attentatore venne fermato all\u2019ingresso, ci si aspettava il capovolgimento della prospettiva, con l\u2019attentatore che attende il defluire massiccio dei partecipanti alla fine dell\u2019evento.<\/p>\n<p>L\u2019analisi dell\u2019utilizzo dei bambini come obiettivo delle operazioni terroristiche di matrice islamista merita comunque attenzione in s\u00e9. Ricordiamo alcuni drammatici precedenti:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Ossezia del nord: <\/strong>il primo settembre del 2004 un commando armato, formato da fondamentalisti islamici separatisti provenienti da Cecenia e Inguscezia, attaccano la principale scuola della citt\u00e0 di Beslan, tenendo gli occupanti in ostaggio per tre giorni e causando la morte di 385 persone di cui 156 minori.<\/li>\n<li><strong>Pakistan: <\/strong>il 16 dicembre 2014 i talebani pakistani attaccano una scuola pubblica militare a Peshawar, causando la morte di almeno 100 bambini.<\/li>\n<li><strong>Kenya: <\/strong>il 2 aprile 2015 gli al-Shabaab attacco il college di Garissa e uccidono 147 studenti.<\/li>\n<li><strong>Iraq: <\/strong>il 25 marzo 2016 Al Qaeda in Iraq (AQI) uccide 29 giovani che assistono a una partita di calcio a Iskandariya (Baghdad).<\/li>\n<li><strong>Svezia: <\/strong>il 7 aprile 2017 scorso il cittadino uzbeko 39enne Rakhmat Akilov si scaglia, zigzagando con un camion in precedenza rubato, contro civili in transito in un\u2019affollata via commerciale di Stoccolma (Queen Street), causando la morte di 4 persone (inclusi minori). A detta dei passanti l\u2019attentatore sembrava prendere di mira bambini e famiglie.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Giovani e bambini sotto tiro. Ma essi sono, inoltre, da tempo al centro della propaganda di Daesh e, pi\u00f9 in generale, della sua comunicazione.<\/p>\n<p>La narrativa dei bambini vittime degli attacchi e dei bombardamenti della coalizione \u00e8 costantemente ripresa per sostenere, in genere, eguale risposta negli attacchi di Daesh, per giustifciarli. A riguardo di Manchester, una nostra fonte, residente in Centro Asia, ha infatti presentato la narrativa della rappresaglia come la ragione scatenante l\u2019attacco in Gran Bretagna, sottolineando come questa sia la giustificazione condivisa dell\u2019evento da parte della popolazione. Si tratta delle medesime argomentazioni utilizzate dai simpatizzanti jihadisti sui social nel periodo appena conseguente all\u2019attentato e della retorica proposta da un video riconducibile al Daesh e mostrante il logo di <em>Amaq<\/em> \u2013 della lunghezza di 5.24 minuti, sottotitolato in inglese e intitolato \u201cJust Terror\u201d- pubblicato in rete questa mattina.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 volte, sui numeri recenti dei magazine del Califfato, \u00e8 stata fornita la giustificazione teologica a colpire i pi\u00f9 deboli, come donne e bambini, perch\u00e9 considerati anch\u2019essi infedeli, al pari dei loro genitori, e quindi future generazioni di combattenti nemici, al massimo utili danni collaterali.<\/p>\n<p>Ma questa propaganda segue una specifica strategica comunicativa, altrettanto drammatica, promossa da Daesh nell\u2019ultimo anno quando ai filmati delle decapitazioni dei prigionieri si sono sostituiti quelli focalizzati sui bambini. Daesh ha voluto prima colpire i suoi nemici, stimolando la reazione conflittuale affettiva, mostrando l\u2019orrore della morte con le teste mozzate. Poi, consapevole che la mediatizzazione promuove comunque assuefazione, anche al peggio, ha mantenuto l\u2019obiettivo spostandosi sulle rappresentazioni di bambini. Abbiamo cos\u00ec visto, in questi mesi, ragazzini di 6 o 7 anni diventare perfetti assassini che sgozzano, per gioco, prigionieri a loro disposizione o li ammazzano con un colpo di pistola alla nuca. Tutto ci\u00f2 tanto sconvolgente per i kuffar quanto le decapitazioni dei prigionieri.<\/p>\n<p>Queste considerazioni strategiche sono coerenti anche sul piano della tattica operativa. Da un punto vi vista funzionale la grande differenza di et\u00e0 che tradizionalmente intercorreva tra i minori (obiettivo potenziale) e gli attentatori costituiva un limite alla selezione dei primi come obiettivo dell\u2019azione terroristica dei secondi. All\u2019interno di questo contesto, il recente fenomeno di abbassamento dell\u2019et\u00e0 degli attaccanti potrebbe aver giocato da <em>game changer<\/em>, riducendo il <em>gap <\/em>anagrafico sopracitato e trasformando i bambini in un obiettivo pi\u00f9 facilmente perseguibile perch\u00e9 meno distante, partecipante allo \u201cstesso gioco\u201d, senza remore morali.<\/p>\n<p>Dunque, <strong>bambini vittime perch\u00e9 assassini e perch\u00e9 assassinati<\/strong>: un dramma che mette in predicato il futuro del mondo perch\u00e9 squassa le nuove generazioni, perdute. Difficili comunque da recuperare anche quando superano la tragedia.<\/p>\n<p>Una strategia voluta da Daesh, il quale \u00e8 da tempo impegnato non solo nella occupazione dello spazio, attraverso il controllo del territorio, ma nella occupazione del tempo, attraverso la manipolazione delle generazioni, che sono il futuro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019attacco terroristico, che la notte del 22 maggio scorso ha colpito la citt\u00e0 di Manchester, ha causato la morte di 22 persone. 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