{"id":3367,"date":"2017-06-05T07:18:28","date_gmt":"2017-06-05T05:18:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.itstime.it\/w\/?p=3367"},"modified":"2022-04-08T12:30:05","modified_gmt":"2022-04-08T10:30:05","slug":"torino-panico-o-comportamento-corretto-a-risposta-sbagliata-by-davide-scotti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/torino-panico-o-comportamento-corretto-a-risposta-sbagliata-by-davide-scotti\/","title":{"rendered":"Torino: panico o comportamento corretto a risposta sbagliata? &#8211; by Davide Scotti"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019episodio di Torino \u00e8 coerente con il clima di tensione cronica a cui ciascun cittadino occidentale \u00e8 sottoposto ormai da diversi anni. Le numerose e continue descrizioni di eventi terroristici hanno reso un\u2019esperienza prima alquanto rara oggi assolutamente probabile nell\u2019immaginario collettivo e cos\u00ec un petardo oppure un rumore inatteso diviene ragionevolmente un attacco terroristico. <!--more-->Il significato degli eventi, dai suoni alle parole ai gesti, \u00e8 strettamente legato alle esperienze personali e sociali e tanto pi\u00f9 queste chiavi di interpretazione della realt\u00e0 sono frequenti e recenti nella quotidianit\u00e0 e tanto pi\u00f9 rapidamente vengono scelte per rispondere alla domanda del \u201ccosa sta succedendo?\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.itstime.it\/w\/torino-panico-o-comportamento-corretto-a-risposta-sbagliata-by-davide-scotti\/schermata-2017-06-05-alle-07-15-27\/\" rel=\"attachment wp-att-3368\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-3368\" src=\"http:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Schermata-2017-06-05-alle-07.15.27.png\" alt=\"\" width=\"641\" height=\"254\" srcset=\"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Schermata-2017-06-05-alle-07.15.27.png 641w, https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Schermata-2017-06-05-alle-07.15.27-300x119.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 641px) 100vw, 641px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Subito dopo l\u2019ondata che sposta tutti i presenti, ciascuno non agisce subito la fuga ma si guarda intorno cercando ogni indizio utile a risolvere l\u2019incertezza aperta dall\u2019imprevisto. Evidente tra la folla chi guarda il suo vicino, chi cerca di alzarsi sopra gli altri e chi torna a guardare la partita. Pochi ma preziosi istati che se orientati avrebbero permesso l\u2019emergere di una risposta al \u201ccosa sta succedendo?\u201d pi\u00f9 costruttiva. Gi\u00e0 negli anni sessanta, alcuni psicologi dimostrarono il concetto di \u201cprova sociale\u201d secondo cui alla base di un azione o di un pensiero condiviso da molti ciascuno ritiene che ci sia un valido motivo: se tanti corrono allora \u00e8 giusto correre. In questo senso, cos\u00ec come testimoniato dai presenti, ciascuno si comporta in accordo a quello che vede fare dagli altri, spesso i pi\u00f9 vicini, e tante pi\u00f9 persone agiscono quel comportamento e tanto pi\u00f9 lo si considera valido. Nella piazza, i presenti erano anche animati da intense emozioni come entusiasmo ed eccitazione che hanno reso la comunicazione non verbale dei visi e dei corpi ancora pi\u00f9 immediata accelerando un\u2019azione senza pensiero. La condizione di gruppo, l\u2019eccitazione e l\u2019ormai presenza del terrorismo tra le possibili interpretazioni dell\u2019imprevisto ha innescato il comportamento collettivo inadatto rispetto allo scenario reale ma probabilmente pi\u00f9 efficace rispetto a quello immaginato.<\/p>\n<p>La prevenzione e la gestione di situazioni analoghe \u00e8 possibile?<\/p>\n<p>I meccanismi sociali e psicologici che avviano le azioni in caso di paura sono anche quelli che possono promuovere comportamenti di riduzione del rischio e gestione della crisi. Se nel gruppo la risposta al \u201ccosa sta succedendo?\u201d \u00e8 mediata da chi \u00e8 accanto, allora ogni cittadino ha il potere di accrescere o ridurre il panico attraverso le proprie azioni. Colui o colei che non corre nello spostarsi o non grida rilancia un messaggio di calma tanto che recenti studi dimostrano che in caso di evacuazione la presenza di una persona ferma in prossimit\u00e0 dell\u2019uscita riduce gli episodi di schiacciamento. La stessa \u201cprova sociale\u201d \u00e8 un incentivo ad adeguarsi agli altri tanto nella corsa senza direzione quanto nel prestare soccorso. Tanto pi\u00f9 un gruppo diventa numeroso tanto pi\u00f9 diventa influente e di conseguenza una maggiore consapevolezza da parte di almeno un 20% dei presenti potrebbe indurre delle risposte al \u201ccosa succede?\u201d pi\u00f9 realistiche e delle azioni pi\u00f9 costruttive sia che si tratti di falso allarme e sia che si tratti di attentato terroristico. La migliore strategia di prevenzione \u00e8 quindi quella di aiutare i cittadini a scegliere la calma della voce e dei gesti per sopravvivere e ad aiutare il vicino come azione alternativa alla pericolosa fuga. Maggiore \u00e8 il numero di persone informate sulla responsabilit\u00e0 dei propri gesti e sui meccanismi psicosociali collettivi che intervengono nelle folle e pi\u00f9 facilmente gli altri li considereranno competenti e quindi sceglieranno il loro comportamento come quello pi\u00f9 in grado di risolvere l\u2019incertezza. Lo scenario di rischio aumenta, infatti, il bisogno di leadership e la consapevolezza di poter aiutare gli altri incentiva l\u2019assunzione di questo ruolo. Oggi la pi\u00f9 diffusa strategia sembra essere \u201csi salvi chi pu\u00f2\u201d ma la vocazione sociale dell\u2019essere umano pu\u00f2 orientare facilmente al \u201cuno per tutti e tutti per uno\u201d se \u00e8 tanto condivisa tra i presenti da diventare una nuova norma sociale di comportamento. Il contesto di rischio invoglierebbe molti a scegliere di adeguarsi piuttosto che rimane isolati agendo cos\u00ec un altruismo a-sociale quale <a href=\"http:\/\/www.sicurezzaterrorismosocieta.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/SICTERSOC-1-2015-Scotti-Dispositivo.pdf\">Dispositivo di Protezione Collettivo<\/a>. Gi\u00e0 in altri scenari tragici, i sopravvissuti descrivono quanto la condivisione dell\u2019esperienza con gli altri sia stata fondamentale per farli sopravvivere durante l\u2019emergenza e successivamente per rielaborare in modo resiliente gli avvenimenti. L\u2019altro, cio\u00e8 ciascuno di noi, pu\u00f2 rappresentare la morte, se corre e urla, oppure la vita, se attende e avvia comportamenti di collaborazione utili a salvare se stessi e il gruppo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019episodio di Torino \u00e8 coerente con il clima di tensione cronica a cui ciascun cittadino occidentale \u00e8 sottoposto ormai da diversi anni. 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