{"id":3776,"date":"2018-01-27T15:46:48","date_gmt":"2018-01-27T13:46:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.itstime.it\/w\/?p=3776"},"modified":"2022-04-08T12:23:09","modified_gmt":"2022-04-08T10:23:09","slug":"che-cosa-insegna-larresto-dellex-jihadista-di-bosnia-che-manda-il-figlio-nellisis-by-giovanni-giacalone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/che-cosa-insegna-larresto-dellex-jihadista-di-bosnia-che-manda-il-figlio-nellisis-by-giovanni-giacalone\/","title":{"rendered":"Che cosa insegna l\u2019arresto dell\u2019ex jihadista di Bosnia che manda il figlio nell&#8217;Isis \u2013 by Giovanni Giacalone"},"content":{"rendered":"<p>Venerd\u00ec 26 giugno viene arrestato in provincia di Como Fayek Shebl Ahmed Sayed con l\u2019accusa di associazione per finalit\u00e0 di terrorismo. Un mandato di arresto \u00e8 stato inoltre spiccato per suo figlio, il 24enne Saged, latitante in Siria dove milita nelle file di una katiba qaedista, la Nour El Din Al Zenky.<!--more--><\/p>\n<p>Arrestata e rimpatriata in Marocco anche la moglie di Sayed, Imrane Halima, classe 1972, marocchina naturalizzata italiana che condivideva e appoggiava l\u2019operato di figlio e marito.<\/p>\n<p>Una storia di evidente radicalizzazione familiare in quanto fu proprio Sayed a inviare il primogenito Saged a combattere, affinch\u00e9 potesse \u201cpurificarsi\u201d:<\/p>\n<p>\u201c<em>La mia intenzione era che lui andasse l\u00e0 per purificarsi, per diventare un essere umano<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Secondo Sayed infatti la lotta armata del figlio \u201c<em>equivale a mille ore di preghiera<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>A un certo punto, quando Saged viene ferito in battaglia e la sua volont\u00e0 di continuare a combattere vacilla, Sayed lo spinge a combattere ancora ricordando che il martirio \u00e8 un grande onore per la famiglia.<\/p>\n<p>Se Saged era il \u201ccocco di pap\u00e0\u201d, il mujahid protetto e supervisionato da Sayed, il figlio minore era invece un \u201c<em>fallimento<\/em>\u201d, un \u201c<em>cane<\/em>\u201d la cui colpa era quella di essersi integrato nella societ\u00e0 dei miscredenti occidentali:<\/p>\n<p>\u201c<em>Tu vivi nel peccato, nel peccato. Basta che stai vivendo con una sporca<\/em>&#8220;, diceva l&#8217;uomo al secondogenito, \u201c<em>colpevole<\/em>\u201d dal suo punto di vista, di &#8220;<em>vivere con un&#8217;italiana<\/em>&#8221; ed essere integrato nel nostro Paese.<\/p>\n<p>Gi\u00e0, perch\u00e9 per Sayed integrarsi e interagire con gli italiani \u00e8 una \u201ccolpa\u201d, un \u201cpeccato\u201d e per scongiurare che la sorella potesse seguire le orme del fratello \u201cintegrato\u201d, il padre e la madre provvedevano a un sistematico lavaggio del cervello che la mantenesse fedele all\u2019islamismo radicale.<\/p>\n<p>La storia non finisce qui, perch\u00e9 Sayed aveva anche cercato di sviare le indagini recandosi in questura a Como e alla Digos dove aveva raccontato che il figlio, partito da pochi mesi per la Siria, era andato a combattere contro la sua volont\u00e0, e che lui lo aveva cacciato di casa perch\u00e9 temeva che il secondo figlio lo seguisse. Cosa rivelatasi poi falsa, visto che era stato proprio Sayed a convincerlo a partire per la Siria.<\/p>\n<p>In alcune intercettazioni infatti Sayed si definiva \u201c<em>orgoglioso<\/em>\u201d della scelta del figlio e ad alcuni amici confessava di \u201c<em>essere stato costretto a fare la sceneggiata in questura per salvarsi la schiena<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Ci sono alcuni aspetti di particolare interesse che emergono dall\u2019operazione \u201cTalis pater\u201d.<\/p>\n<p>In primo luogo \u00e8 evidente come Fayek Shebl Ahmed Sayed sia il \u201cgrande burattinaio\u201d della via intrapresa dal figlio (in parte per scelta e in parte per spinta), il padre-padrone che gestiva e decideva vita e morte (il martirio \u00e8 un onore, dunque resta a combattere!).<\/p>\n<p>Sayed obbligava la famiglia a mandare 200 euro mensili al figlio in Siria, lo convinceva a restare a combattere anche quando Saged iniziava a essere titubante dopo un ferimento in battaglia; intercedeva con i capi della katiba qaedista quando il figlio veniva messo in punizione.<\/p>\n<p>Del resto Sayed stesso \u00e8 un ex qaedista ed ex membro dell\u2019unit\u00e0 \u201cel-Mudzahid\u201d, formata in Bosnia nei primi anni \u201990 da jihadisti arabi veterani della guerra afghano-sovietica con l\u2019obiettivo di combattere i serbi.<\/p>\n<p>Tra i jihadisti noti che svolsero ruoli di primo piano in \u201cel-Mudzahid\u201d \u00a0vi sono l\u2019algerino Abu Maali (algerino e membro del Gia), Anwar Shaban (ex imam di viale Jenner) e Bilal Bosnic, principale predicatore e reclutatore dell\u2019Isis, presente in pi\u00f9 occasioni in Italia su invito di vari centri islamici. Fu Bosnic a far reclutare Ismar Mesinovic, Munifer Karamalesi ed Elmir Avmedoski, i tre balcanici residenti nel Triveneto e arruolatisi nell\u2019Isis.<\/p>\n<p>Tornando a Sayed, giungeva a Como nel 1996 dalla Bosnia e suo figlio Saged nasceva due anni prima, nel 1994, proprio nei pressi di Zenica, citt\u00e0 dove face base l\u2019unit\u00e0 \u201cel-Mudzahid\u201d tra il 1993 e il 1995.<\/p>\n<p>Per Sayed al-Qaeda era parte della sua storia, della lotta contro i serbi, come rammentava spesso nei suoi racconti di guerra. Suo figlio doveva ricalcare l\u2019ideale del mujahid pronto a combattere sulla via di Allah. Sayed sa come interfacciarsi con i jihadisti e difatti \u00e8 proprio lui ad intercedere con i capi-katiba quando il figlio si mette nei guai.<\/p>\n<p>In secondo luogo \u00e8 interessante la dissimulazione che Sayed aveva messo in atto fin dai primi anni in cui era arrivato in Italia.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 segnalato in precedenza come frequentatore del Centro Culturale Islamico di viale Jenner, come \u201c<em>uno degli egiziani della vecchia guardia di Bosnia<\/em>\u201d, come un sostenitore dell\u2019organizzazione jihadista egiziana Gamaa al-Islamiyya, particolarmente attiva a Milano negli anni \u201990, al punto da allarmare i mukhabarat del Cairo.<\/p>\n<p>Sayed viveva in quella societ\u00e0 che odiava, i cui membri venivano definiti \u201ccani\u201d e con i quali non bisognava avere rapporti interpersonali. Una doppia faccia, perch\u00e9 se da una parte cercava di apparire come un moderato, dall\u2019altra raccontava ai suoi amici arabi di come era orgoglioso del suo primogenito (e potrebbe essere interessante anche conoscere meglio i profili di questi suoi amici).<\/p>\n<p>L\u2019egiziano viveva nella societ\u00e0 italiana, ne usufruiva e pensava di nascondervisi portando avanti la propria ideologia del terrore e arrivando al punto di cercare di sviare le indagini per coprirsi le spalle. Evidentemente Sayed non aveva una gran considerazione delle istituzioni italiane e pensava di poter prendersene gioco, ma sbagliava.<\/p>\n<p>Un\u2019ultima riflessione sulle ragioni della presenza di Sayed in territorio italiano \u00e8 doverosa. L\u2019egiziano \u00e8 uno dei tanti ex mujahideen arabi fatti confluire in Bosnia nei primi anni \u201990 nella gi\u00e0 citata unit\u00e0 \u201cel-Mudzahid\u201d. Un utile proxy da sguinzagliare contro i serbi in Bosnia, all\u2019epoca satellite di Mosca nei Balcani. Dopo gli accordi di Dayton nel dicembre del 1995 molti di questi jihadisti restarono in Bosnia, mentre altri si spostarono in altre zone dell\u2019Europa. Nei Balcani diedero vita a enclaves salafite e iniziarono a divulgare l\u2019ideologia jihadista e takfiri. \u00a0Sayed, suo figlio, cos\u00ec come Bilal Bosnic sono tutti prodotti di quella strategia. Ne \u00e8 valsa la pena? Probabilmente no.<\/p>\n<p>E comunque la storia di Sayed insegna, confermando, le conclusioni della analisi pi\u00f9 recenti, che cercano di sfuggire agli stereotipi consolidati sui processi di radicalizzazione.<\/p>\n<p>Da questa storia, infatti, emerge che<\/p>\n<ol>\n<li>la storia personale e del nucleo familiare lascia spesso una traccia che orienta il futuro: il lascito culturale del vecchio jihadismo balcanico non \u00e8 superato e pu\u00f2 caratterizzare interi nuclei familiari che al loro interno riproducono quella cultura estremista e violenta;<\/li>\n<li>i processi di radicalizzazione sono stati spiegati troppo spesso in ragione degli innamoramenti degli analisti che, alternativamente, hanno accusato moschee, prigioni e la rete digitale come le uniche cause della radicalizzazione. Non \u00e8 cos\u00ec: il processo complesso e non esclusivo, ma soprattutto le reti sia familiari sia amicali emergono come fattori certi di perfezionamento del processo;<\/li>\n<li>i processi di radicalizzazione, diversi per percorso bench\u00e9 eguali negli esiti, sono ancora in grado di sorprendere chi vorrebbe combatterli con armi (es. le narrative) che non sono capaci di adeguarsi alla rapidit\u00e0 del loro costante adattamento e cambiamento;<\/li>\n<li>il risultato del processo di integrazione \u00e8, pi\u00f9 spesso di quanto ci si aspetti, superficiale e relativo a comportamenti che sono solo mimetici.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Appunto storia di Sayed insegna.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Venerd\u00ec 26 giugno viene arrestato in provincia di Como Fayek Shebl Ahmed Sayed con l\u2019accusa di associazione per finalit\u00e0 di terrorismo. 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