{"id":3855,"date":"2018-03-02T18:49:01","date_gmt":"2018-03-02T16:49:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.itstime.it\/w\/?p=3855"},"modified":"2018-03-24T00:37:20","modified_gmt":"2018-03-23T22:37:20","slug":"daesh-quale-forma-sta-prendendo-il-terrorismo-ma-chi-sono-i-nemici-by-marco-lombardi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/daesh-quale-forma-sta-prendendo-il-terrorismo-ma-chi-sono-i-nemici-by-marco-lombardi\/","title":{"rendered":"Daesh? Quale forma sta prendendo il terrorismo? Ma chi sono i nemici? \u2013 by Marco Lombardi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">La domanda ricorrente, in questi ultimi mesi, riguarda la nuova forma che il terrorismo islamista potr\u00e0 prendere, dando per scontato che sar\u00e0 un attore significativo nel perdurante conflitto.\u00a0Proviamo dunque, se non a rispondere, a mettere sinteticamente in fila i pezzi di un puzzle del quale non si ha la visione finale.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il primo elemento \u00e8 quello di scenario offerto dalla Guerra Ibrida<\/strong>, una sorta di contorno e cornice del nostro puzzle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Guerra Ibrida \u00e8 una guerra diffusa, pervasiva e delocalizzata, un conflitto che va ben oltre la definizione di asimmetrico, per collocarsi nell\u2019incertezza della guerra senza regole condivise tra i competitors che sono eserciti, terroristi, insurgens, freedom figthers, media, NGOs, \u2026: \u00a0giocatori diversi che entrano in campo per \u201csbranarsi\u201d senza condividere alcunch\u00e9. Inoltre, si tratta di una forma di guerra fortemente correlata alla dimensione reticolare della globalizzazione, dove il sistema fitto di interdipendenze mette in relazione necessaria tutti gli elementi e dove, in prospettiva storica degli ultimi anni, l\u2019unico attore capace di sfruttare questa dimensione reticolare globale \u00e8 stato proprio Daesh: diffuso in 36 paesi con 40 gruppi \u201ccoordinati\u201d rispetto alla missione.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.itstime.it\/w\/daesh-quale-forma-sta-prendendo-il-terrorismo-ma-chi-sono-i-nemici-by-marco-lombardi\/ibrida\/\" rel=\"attachment wp-att-3856\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-3856 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Ibrida.jpg\" alt=\"\" width=\"856\" height=\"465\" srcset=\"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Ibrida.jpg 856w, https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Ibrida-300x163.jpg 300w, https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Ibrida-768x417.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 856px) 100vw, 856px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza considerare la Guerra Ibrida come l\u2019elemento fondante di scenario non si pu\u00f2 comprendere il terrorismo degli ultimi anni. Ma d\u2019altra parte \u00e8 solo il rifiuto di questo scenario che \u201csalva i politici\u201d dando loro la possibilit\u00e0 di non parlare di Terza Guerra Mondiale in corso: una conseguenza inevitabile qualora incorporassimo il terrorismo quale attore del conflitto, come sostiene la definizione di Guerra Ibrida. Il non accettarla permette di considerare in forma tradizionale quanto accade in Medio Oriente, in Centro Asia o in Corno d\u2019Africa, dove abbiamo \u201cazioni di guerra\u201d al contrario di un\u2019Europa (da Parigi in poi) afflitta da \u201catti di terrorismo\u201d. E\u2019 solo l\u2019affermazione di questa differenza che permette di non affrontare la narrativa insostenibile, nei confronti dei propri elettori, della terza Guerra Mondiale in corso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il secondo elemento \u00e8 la viralit\u00e0 di Daesh<\/strong>: un esempio di terrorismo innovativo e opportunista che ha saputo sfruttare tutte le vulnerabilit\u00e0 del suo nemico. Ormai Daesh sta per finire, almeno nella forma storicizzata nata il 29 giugno 2014, e ha intrapreso un cambiamento \u2013 a cui \u00e8 stato costretto \u2013 di cui i segni si sono manifestati a partire dall\u2019attacco nella Rambla a Barcellona (17 agosto 2017), seguito immediatamente a ridosso da quelli a Turku, Surgut, Brussels.\u00a0 E poi di nuovo, a un mese di distanza, con l\u2019attacco a Londra (15 settembre 2017), seguito ancora immediatamente dagli attacchi a Parigi, Chalon sur Saone e Birmingham. Una serie di attacchi condotti da aspiranti disillusi dal non aver potuto andare a combattere in Siraq, orientati a comportamenti virali e imitativi da una propaganda efficace per la diffusione delle modalit\u00e0 operative semplici proposte, non tutti convinti o motivati da una comune scelta religiosa radicale. Le modalit\u00e0 degli attacchi da agosto in poi riguardano attivazioni di \u201csingolarit\u00e0\u201d sulla base di informazioni e formazione a cui si \u00e8 provveduto nei mesi precedenti. A cui si \u00e8 data ulteriore forza proprio da fine agosto con le edizioni <em>di Kinghts of Lone Jihad<\/em>, pubblicato in quei mesi a un ritmo circa settimanale come manuale del jihadista che in pochissime pagine, tre o quattro, suggerisce metodi semplici di attacco, passando dall\u2019uso del veleno ai coltelli, ai furgoni, all\u2019uso del fuoco e degli acidi, al provocare incidenti d\u2019auto: suggerimenti mai declinati in procedure specifiche ma, piuttosto, in semplici descrizioni di azioni gi\u00e0 presenti nei cartoni animati di Willy Coyote.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.itstime.it\/w\/daesh-quale-forma-sta-prendendo-il-terrorismo-ma-chi-sono-i-nemici-by-marco-lombardi\/klonej\/\" rel=\"attachment wp-att-3857\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-3857 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/KloneJ.jpg\" alt=\"\" width=\"583\" height=\"376\" srcset=\"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/KloneJ.jpg 583w, https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/KloneJ-300x193.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 583px) 100vw, 583px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di azioni che ciascuno ha nell\u2019immaginario, dunque semplici, ripetibili senza necessit\u00e0 di programmazione, di scarsissima efficacia in termini di vittime ma con alto ritorno comunicativo; soprattutto se esprimono la loro\u00a0<strong>capacit\u00e0 virale<\/strong>, cio\u00e8 il loro potere imitativo, che favorisce il dipanarsi di una catena di attacchi. Il medesimo manuale invita alla cautela nella azione, ben lontano dal proporre l\u2019immolazione del terrorista che deve poter agire ancora, e non sottolinea alcuna necessit\u00e0 di rivendicazione dell\u2019atto, perch\u00e9 esso \u00e8 auto-evidente nella interpretazione del nemico e la platea dei social non tarder\u00e0 ad appropriarsene spontaneamente. L\u2019efficacia della minaccia di Daesh \u00e8 tanto sedimentata tra le sue vittime che ormai \u00e8 ragione a-specifica di ogni emergenza\/attacco, come il primo attentato jihadista in Italia insegna: 1 morto e 1527 feriti in Piazza San Carlo a Torino, durante la finale di Champions League, il 3 giugno 2017.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa viralit\u00e0, che infetta i comportamenti quotidiani con la facile violenza promossa dall\u2019imitazione che trova ragione nell\u2019effetto che cerca e non nella motivazione che lo genera, \u00e8 il risultato di un efficacissimo uso della comunicazione da parte del Califfato. Cos\u00ec efficace nelle sue strategie da essere spesso confuso con gli artifici tecnologici che lo hanno supportato: la confusione tra mezzi e fini \u00e8 stata infatti ricorrente nelle analisi di questo terrorismo. Per esempio quando l\u2019innovazione di Daesh, fin dall\u2019inizio identificata nella comunicazione, \u00e8 stata indicata nella qualit\u00e0 del prodotto e nella capacit\u00e0 della post produzione e non nella sagace regia che ha organizzato una comunicazione complessa, progettata e mirata a un pubblico segmentato, attraverso almeno quaranta agenzie diverse, ma tese al medesimo obiettivo. O ancora, e peggio, quando si \u00e8 confusa la capacit\u00e0 del terrorismo con la capacit\u00e0 di uccidere, non accorgendosi che Daesh non era efficace \u2013 contro i suoi nemici \u2013 per il numero di morti che generava, ma per le modalit\u00e0 con cui produceva la morte: non \u00e8 la morte che fa pi\u00f9 paura, ma le modalit\u00e0 con le quali essa viene procurata. Non per nulla queste costantemente messe al centro della narrativa del terrore con una documentazione spietata del lungo e drammatico tragitto che conduceva all\u2019atto finale, banale in s\u00e9 ma terribile per come raggiunto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un segno significativo del cambiamento e delle criticit\u00e0 affrontate da Daesh, dunque, si ritrova oggi nella difficolt\u00e0 di comunicare con i medesimi standard qualitativi e strategici del passato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi ultimi mesi del 2017 sono stati segnati da una comunicazione meno intensa dell\u2019usuale, ma soprattutto reattiva, ripetitiva, evocativa e appiattita sulla immagine che il pubblico ha di Daesh, non articolata secondo la regia a cui il Califfato ci aveva abituato, indirizzando il suo pubblico. I banner si susseguono, ben fatti come li potrebbe fare un giovane avvezzo alla comunicazione digitale, firmati da autori emergenti che si autolegittimano con il successo del singolo prodotto lanciato attraverso i social e che utilizzano una comune biblioteca digitale (per esempio le immagini dei \u201ctestimonial\u201d si ripetono) che comincia a strutturare un linguaggio che diventa comune e, dunque, utile a mantenere una possibilit\u00e0 di identit\u00e0 condivisa in questi mesi di assenza del Grande Regista. <a href=\"http:\/\/www.itstime.it\/w\/daesh-quale-forma-sta-prendendo-il-terrorismo-ma-chi-sono-i-nemici-by-marco-lombardi\/testimonial\/\" rel=\"attachment wp-att-3858\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-3858 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Testimonial.jpg\" alt=\"\" width=\"382\" height=\"353\" srcset=\"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Testimonial.jpg 382w, https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Testimonial-300x277.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 382px) 100vw, 382px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli stilemi del Califfato si ritrovano anche in questo periodo di buffer autunnale, in cui la Regia ha affidato la comunicazione a una maggiore autonomia degli autori, che si sono formati sul campo della comunicazione di cui finora erano destinatari, avviluppati nel processo che li ha condotti ha essere i <em>prosumer<\/em> del Califfato con meno rigore programmatico, dunque, ma con grande efficacia.\u00a0Infatti, dove \u00e8 finito il Grande Regista che utilizzava una pluralit\u00e0 di canali e di prodotti per colpire un target segmentato per promuovere coerentemente il medesimo messaggio\/obiettivo? Probabilmente, nei mesi di autunno 2017, egli \u00e8 in crisi a Mosul e Raqqa<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il terzo elemento \u00e8 certamente la perdita del territorio<\/strong>: Mosul e Raqqa sotto scacco a settembre e ottobre richiedono al Califfato il massimo sforzo, soprattutto impediscono alle abituali major della comunicazione di preoccuparsi dei loro prodotti. La comunicazione ufficiale di Daesh ci aveva abituato a 800\/1000 lanci per mese: dopo la perdita dei territori restiamo su un range di circa 300 lanci mese, per tornare a circa 650 solo a gennaio 2018. Fanno eccezione alcuni prodotti, come <em>Flames of War II<\/em> e <em>Inside the Khilafa<\/em> che sono lanciati nel consueto ottimo standard della \u201ccomunicazione internazionale\u201d di Daesh perch\u00e9 non vengono prodotti nei territori sotto attacco. Per il resto le narrative del Califfato cadono nel buio, scomparendo la rivista <em>Rumiya<\/em>, silenziandosi la radio <em>Al-Bayan<\/em>, entrando in crisi <em>Amaq news agency<\/em>, il principale organo di informazione che mostra un trend di azione diverso rispetto alla situazione precedente. Se infatti <em>Amaq<\/em> ha sempre continuato a rivendicare attentati terroristici avvenuti all\u2019interno di altri territori, come Somalia, Kyrgystan, Afghanistan, Pakistan, Libia, Russia, tuttavia <em>Amaq<\/em> si \u00e8 quasi disinteressata della rivendicazione degli eventi avvenuti in occidente. Per esempio, in maniera del tutto inusuale, l\u2019attentato di Manhattan (27 ottobre 2017) viene rivendicato attraverso il periodico settimanale Al-Naba, un canale di informazione interno al territorio siriano-iracheno, l\u2019unico a essere diffuso anche in formato cartaceo all\u2019interno delle roccaforti del Califfato. Il flusso di informazioni a cui eravamo abituati, veicolato da <em>Amaq<\/em>, si riduce dunque sensibilmente fino a dicembre 2017, soprattutto in lingue diversa dall\u2019arabo, anche trasmesse via Telegram, indicando che la perdita del territorio ha avuto un immediato effetto negativo sulla struttura organizzativa della comunicazione del Califfato. Solo a gennaio, la ripresa quantitativa della comunicazione mostra una chiara volont\u00e0 di recupero da parte di Daesh che, anche attraverso la divulgazione di informazioni provenienti da altri campi di guerra in cui \u00e8 impegnato, \u00e8 deciso a mostrare la sua permanenza sul terreno e la volont\u00e0 di non ridursi a uno stato esclusivamente virtuale, come alcune interpretazioni facevano dapprima pensare. Insomma, Daesh vuole tornare e restare un attore sul campo reale della Guerra Ibrida.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La questione della perdita del territorio da parte del pi\u00f9 significativo, meglio organizzato e ricco gruppo terroristico degli ultimi decenni pone una chiara domanda: \u201c<em>Daesh aveva previsto questa sconfitta sul campo<\/em>?\u201d La risposta \u00e8 cruciale perch\u00e9 da essa dipende l\u2019interpretazione di questi mesi, spostandosi essa da una lettura reattiva piuttosto che strategica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il passato evidenzia che Daesh non ha mai agito senza una strategia, magari ad alto rischio \u201cda giocatore di poker\u201d eppure sempre con una idea che escludeva la casualit\u00e0: non penso che Daesh dunque non avesse una <em>way out<\/em> rispetto alla prevedibile situazione nella quale sarebbe andato a finire. Era inevitabile e solo questione di tempo la sua distruzione sul campo iraqeno siriano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tal senso, e in estrema sintesi, questa strategia di uscita finalizzata a sopravvivere come attore del conflitto e a continuare la lotta del jihad radicale, non poteva che esprimersi organizzando la resistenza attraverso nuclei di irriducibili disposti a morire sul posto (martiri, testimoni della purezza della causa), insieme a una parte di combattenti della quale si potesse negoziare la fuoriuscita dalle aree di guerra e promuovendo un deflusso non di rientro (cio\u00e8 non verso i paesi di origine dei combattenti) ma verso o aree del futuro jihad (soprattutto asiatiche) o verso paesi occidentali dove i <em>returnee<\/em> potessero agire da attivatori (non da autori) dei delusi che avrebbero voluto partire, ma che si era provveduto a fermare prima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo orientamento prioritario giustifica un buco comunicativo dovuto alla \u201cnecessaria distrazione organizzativa\u201d, ma che \u00e8 stato in parte colmato dalla reattivit\u00e0 sopra descritta, che si \u00e8 espressa sia nei comportamenti imitativi conseguenti gli attacchi maggiori sia nelle comunicazioni virali, conseguenza della struttura promossa dai media del Califfato soprattutto nell\u2019ultimo anno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il quarto elemento \u00e8 la ridefinizione delle alleanze<\/strong>, un gioco delle parti tra chi, fino ad agosto 2017, era formalmente schierato contro Daesh. Fin dalla sua comparsa Daesh ha avuto la fortuna, che ne ha garantito la sopravvivenza, di essere identificato come il nemico comune da parte di una coalizione raccogliticcia: il problema di fondo era il governo non tanto del Siraq senza Daesh ma soprattutto la nuova spartizione del Medio Oriente quando si fosse aperto il vuoto del Califfato, mettendo a confronto iraniani, curdi, turchi, arabi vari, americani, russi, israeliani sulla <em>governance<\/em> dell\u2019area. Fino a quando Daesh fosse presente, il branco avrebbe avuto il simulacro da azzannare. Il progressivo crollo di Daesh ha cominciato a mettere a nudo le relazioni opportunistiche tra alleati e il possibile impiego del <em>topic<\/em> terrorismo come strumento di pressione tra \u201calleati\u201d, rispetto anche a teatri differenti, in perfetta coerenza con la definizione di Guerra Ibrida.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo segni di questo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poco dopo l\u2019attacco a Barcellona, gi\u00e0 identificato come cruciale momento di crisi nel processo di cambiamento del terrorismo, i media europei lanciano un allarme (23 agosto 2017) a seguito di una foto intitolata \u201c<em>Photo Disseminated of Individual Displaying IS Flag on Phone in New York City<\/em>\u201d distribuita da SITE Intel group, noto sito USA che analizza la comunicazione del terrorismo. La fotografia mostra la mano di un uomo che mostra un telefonino con l\u2019immagine del logo del Califfato, sullo sfondo il nuovo World Trade Center. Il giorno dopo (24 agosto 2017), sempre dal medesimo gruppo, viene lanciata l\u2019immagine di un uomo con coltello e la scritta in italiano: \u201c<em>devi combatterli<\/em>\u201d. Ansa lancia la notizia cos\u00ec: \u00ab<em>Attaccate l\u2019Italia \u201cE\u2019 questa l\u2019indicazione che l\u2019Isis sta dando ai suoi affiliati, stando a quanto rivelato da Site Intelligence Group, la societ\u00e0 statunitense che si occupa di pubblicare tutte le attivit\u00e0 online delle organizzazioni jihadiste. \u201cIl canale Telegram pro-Isis incita gli attacchi di lupi solitari\u201c, riferendosi agli \u201cjihadisti italiani\u201d, si legge sul sito di Site, che pubblica anche l\u2019immagine di un uomo di spalle con in mano un coltello e la scritta \u2018Devi combatterli\u2019<\/em>.\u201d<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.itstime.it\/w\/daesh-quale-forma-sta-prendendo-il-terrorismo-ma-chi-sono-i-nemici-by-marco-lombardi\/siteballe\/\" rel=\"attachment wp-att-3859\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-3859 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/SiteBalle.jpg\" alt=\"\" width=\"917\" height=\"535\" srcset=\"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/SiteBalle.jpg 917w, https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/SiteBalle-300x175.jpg 300w, https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/SiteBalle-768x448.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 917px) 100vw, 917px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La notazione interessante \u00e8 che nessuna delle immagini in questione \u00e8 recente, come invece lascia intendere l\u2019allarme lanciato dall\u2019America: in pratica sono dei fake informativi. L\u2019immagine del telefonino risale al settembre 2014, utilizzata allora per l\u2019anniversario del 9\/11. L\u2019immagine dell\u2019uomo con il coltello \u00e8 la traduzione realizzata da Ghulibati a-Rum della locandina di un video di propaganda, diffuso il 26 Novembre 2016, da Ar Raqqah Wilayat, intitolato \u201c<em>You Must Fight Them O Muwahhid<\/em>\u201d. Insomma: le minacce dei futuri attacchi lanciate ad agosto sono il frutto di una comunicazione made in USA, che utilizza vecchi prodotti di Daesh allo scopo di allarmare l\u2019Italia. La vicenda si ripete con l\u2019avvicinarsi di Natale (17 novembre 2017) quando la medesima fonte USA genera una campagna di allarme, sui media italiani, giustificata dalle immagini del Califfato che annunciano un Natale di sangue avendo sullo sfondo San Pietro. In questo caso le immagini sono attuali ma si inseriscono nella propaganda stagionale di Daesh che ogni anno, puntualmente, in particolari occasioni come le feste natalizie e il fine anno, coglie l\u2019occasione per annunciare \u201cl\u2019ultimo Natale\u201d piuttosto che \u201cil pi\u00f9 sanguinoso\u201d: pertanto nulla di nuovo se non circostanziato da altre evidenze capaci di attualizzare l\u2019abituale propaganda. Le ragioni di questa falsa campagna di allarme, vittima l\u2019Italia autori gli USA, si ritrovano o nell\u2019errore clamoroso commesso da un conosciuta agenzia che ha sbagliato di mesi o di anni la data della loro pubblicazione o nella volont\u00e0 di minacciare l\u2019Italia utilizzando lo strumento della comunicazione, sfruttando il simulacro di Daesh. Questa seconda possibilit\u00e0 \u00e8 verosimile e coerente con il quadro di Guerra Ibrida che usiamo come scenario, se consideriamo il teatro globale in cui la \u201cTerza Guerra Mondiale\u201d \u00e8 in corso e il confronto che vede l\u2019Italia differenziarsi nelle sue posizioni, e nei suoi interessi nazionali, in teatri diversi dal Siraq. Questa dinamica di ridefinizione delle alleanze, infatti, si \u00e8 accelerata, proseguendo anche con strumenti diversi da quelli meramente comunicativi, mano a mano si \u00e8 assistito alla dissoluzione del Califfato: ne sono esempio i rapporti russo americani, le relazioni con la Turchia e con i curdi, cos\u00ec come quelle tra paesi del Golfo. Gli animali del branco che circondava Daesh, smembrata la preda, si guardano intorno e ridefiniscono i circoli di appartenenza sulla base di nuove strategie e identit\u00e0 collettive, cominciano ad azzannarsi tra loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il puzzle comincia a contare i suoi pezzi<\/strong>: la cornice della Guerra Ibrida, la viralit\u00e0 delle modalit\u00e0 operative semplici, la reattivit\u00e0 della comunicazione in un periodo di buffer e la ripresa della stessa in forme pi\u00f9 coerenti al passato all\u2019avvio del <em>recovery<\/em>, una coalizione contro Daesh che mostra i segna dell\u2019antagonismo ad essa interno. Giorno dopo giorno altri pezzi si aggiungono, la cornice del disegno si conferma ma il disegno \u00e8 ancora polimorfico: la prevedibilit\u00e0 della forma che il terrorismo prender\u00e0 \u00e8 bassa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 tentare di evidenziare alcune probabili tendenze per i prossimi mesi:<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">la Guerra Ibrida acquista evidenza nel manifestarsi di conflitti sempre pi\u00f9 aperti tra (ex)alleati in una pluralit\u00e0 di teatri, tra i quali quello del Mediterraneo allargato diventa sempre pi\u00f9 centrale, con sistemi di alleanze molto flessibili e interpretazioni pubbliche degli eventi, contrastanti. Non \u00e8 improbabile che si attivino azioni limite per testare la reale affidabilit\u00e0 dei legami tra \u201cpartner\u201d e le loro appartenenze;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Deash non rinuncia a riproporsi, ma sta cercando di riaffermarsi sul terreno e non solo nei processi di comunicazione come il primo attore del terrorismo islamista: i prossimi mesi saranno cruciali per questo tentativo di <em>recovery<\/em> che se troppo lento nella percezione del pubblico segner\u00e0 un punto di non ritorno per il Daesh finora conosciuto;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">nel contesto globale l\u2019Asia centrale ed estrema, che stanno attraendo fuoriusciti, sono luoghi potenzialmente importanti per la formazione e l\u2019indottrinamento radicale ma anche per mantenere viva e continuare nel tempo l\u2019esperienza di \u201cessere stato Daesh\u201d: l\u2019organizzazione cambia l\u2019esperienza identitaria resta;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">la minaccia di attacchi terroristici in Europa si mantiene alta e, soprattutto, legata a <em>returnee<\/em>, che rientrano dal Siraq, nella funzione di attivatori di circoli locali di persone gi\u00e0 radicalizzate e gi\u00e0 presenti in Europa. Questa minaccia \u00e8 altamente imprevedibile, indirizzata a soft target ad alta intensit\u00e0 comunicativa quando colpiti, pianificata al pi\u00f9 basso livello possibile di organizzazione, mimetizzata nella quotidianit\u00e0;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">i cosiddetti processi di radicalizzazione continuano a sorprendere per la pluralit\u00e0 di motivazioni che conducono all\u2019esito violento, secondo una strategia ricercata dal terrorismo che non vuole adepti ma \u201cassassini consumabili\u201d;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">le stesse strategie di comunicazione del Califfato, che stenta a riprendersi nella forma precedente, sono meno orientate alla giustificazione dell\u2019azione e pi\u00f9 indirizzate a movimentare l\u2019azione. In tal senso cambiano le possibili strategie di risposta comunicativa che, senza interlocutore n\u00e9 messaggio specifico come prima, devono abbandonare <em>counter\/alternative narrative<\/em> per individuare piuttosto format personalizzabili (contenitori di contenuti) e strategie di <em>redirecting<\/em>;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">e Daesh ancora per qualche mese resta la facile etichetta di una organizzazione terrorista islamista che \u00e8 gi\u00e0 diversa da quello che il suo nome ha indicato finora: la problematica relazione formale con al Qaeda, sullo sfondo, non necessariamente viene risolta con la sopravvivenza di uno dei due ma, non pu\u00f2 essere escluso, anche con l\u2019emergere di un nuovo soggetto.<\/li>\n<\/ul>\n<p><a href=\"http:\/\/www.itstime.it\/w\/daesh-quale-forma-sta-prendendo-il-terrorismo-ma-chi-sono-i-nemici-by-marco-lombardi\/nuovo-terrorismo-lombardi\/\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-3860\">Per scaricare in pdf l&#8217;intero commento.<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La domanda ricorrente, in questi ultimi mesi, riguarda la nuova forma che il terrorismo islamista potr\u00e0 prendere, dando per scontato che sar\u00e0 un attore significativo nel perdurante conflitto.\u00a0Proviamo dunque, se non a rispondere, a mettere sinteticamente<a class=\"moretag\" href=\"https:\/\/www.itstime.it\/w\/daesh-quale-forma-sta-prendendo-il-terrorismo-ma-chi-sono-i-nemici-by-marco-lombardi\/\">Read More&#8230;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":3867,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[17],"tags":[21,227,87,30,215,216],"class_list":["post-3855","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-terrorism","tag-communication-2","tag-hybrid-war","tag-isis","tag-jihad","tag-security","tag-terrorism"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3855","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3855"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3855\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3868,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3855\/revisions\/3868"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3867"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3855"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3855"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3855"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}