{"id":414,"date":"2011-03-24T09:31:09","date_gmt":"2011-03-24T09:31:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.itstime.it\/w\/?p=414"},"modified":"2022-03-28T18:45:19","modified_gmt":"2022-03-28T16:45:19","slug":"il-terremoto-in-giappone-dell11-marzo-2011-nuove-considerazione-per-la-sociologia-e-il-crisis-management-by-barbara-lucini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/il-terremoto-in-giappone-dell11-marzo-2011-nuove-considerazione-per-la-sociologia-e-il-crisis-management-by-barbara-lucini\/","title":{"rendered":"Il terremoto in Giappone dell\u201911 Marzo 2011: nuove considerazione per la sociologia e il crisis management &#8211; by Barbara Lucini"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono ancora tante questioni e ve ne saranno in futuro, da esprimere e considerare circa il terremoto in Giappone dell\u201911 Marzocon magnitudo 9.0 della scala Richter.Prima di tutto,lamagnitudo, l\u2019intensit\u00e0 e la durata di questo terremoto verificatosi in una delle zone del mondo a maggiore rischio sismico \u00e8 stata una delle pi\u00f9 alte nel corso della storia dei terremoti del Giappone e del mondo.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>In questo scenario le parole di Karl A. Western risultano vivide e utili per comprendere l\u2019impatto sociale dei disastri naturali e i loro devastanti effetti sulla vita degli uomini:<\/p>\n<p><em>\u201cda un certo punto di vista, un disastro diventa un disastro solo quando vengo coinvolti uomini o ambienti creati dagli uomini.\u201d<\/em><\/p>\n<p>Al di l\u00e0 del conteggio esclusivamente numerico delle vittime e dei dispersi e delle cifre in dollari dei danni economici causati, utili per uno studio statistico circa \u201cil disastro giapponese\u201d, l\u2019attenzione potrebbe e dovrebbe essere maggiormente destinata ad alcune considerazioni di natura organizzativa, sociale e culturale in quello che viene considerato il crisis management in sociologia.<\/p>\n<p>Infatti il terremoto in Giappone \u00e8 stata l\u2019origine primaria di eventi critici scatenatesi in seguito ad esso, come lo tsunami del quale \u00e8 stata vittima una parte costiera del Paese o il problema del raffreddamento delle centrali nucleari.<\/p>\n<p>In questo caso la tecnologia di allerta e costruzione ingegneristica per la quale il popolo giapponese \u00e8 conosciuto al mondo, non \u00e8 riuscita ad evitare un\u2019ondata di fango, detriti, case, navi che si \u00e8 abbattuta fino all\u2019entroterra distruggendo e travolgendo qualunque cosa trovasse sul suo cammino.<\/p>\n<p>La mancanza di energia elettrica e la destabilizzazione provocata dal terremoto hanno aperto la discussione non tanto circa la gestione dell\u2019emergenza in caso di disastro ad una centrale nucleare o in situazione di emergenza nucleare, ma alla legittimit\u00e0 dell\u2019utilizzo o meno dell\u2019energia nucleare da parte dei governi e dell\u2019amministrazione pubblica orientando una questione che nel tempo specifico dell\u2019impatto e dell\u2019immediata risposta verteva su un\u2019altra problematica.<\/p>\n<p>Il piano cognitivo quindi, sul quale sono state trasmesse le informazioni alla popolazione non solo giapponese ma mondiale ha diretto l\u2019attenzione circa la possibilit\u00e0 o meno di utilizzare l\u2019energia nucleare come energia alternativa all\u2019 \u201coro nero\u201d generatore di tante crisi socio-economiche-politiche, dato questo evidente dalla velocit\u00e0 con la quale ogni singolo Stato europeo si \u00e8 espresso su questa questione.<\/p>\n<p>La preoccupazione centrale di questi giorni, a quasi due settimane dall\u2019evento scatenante convergono sulla questione nucleare, lasciando ampiamente scoperto il fatto evidente che ogni giorno, in quella zona del Giappone gi\u00e0 colpita si verificano scosse di terremoto di magnitudo fra i 5.0 e i 6.0 gradi della scala Richter.<\/p>\n<p>Questo elemento \u00e8 importante considerando che in particolare per l\u2019Italia, gli ultimi terremoti dai quali \u00e8 stata colpita causando rilevanti perdite umane, architettoniche ed economiche si aggiravano proprio intorno a questa magnitudo.<\/p>\n<p>Il discorso quindi ha una complessit\u00e0 intrinseca non da ultimo per l\u2019effetto domino generato, che non pu\u00f2 e non deve essere definito come uno scenario totalmente apocalittico: non fosse stato il Giappone con il sistema di Protezione civile, di prevenzione e formazione dedicata alla popolazione, questione si ribadisce, sostanzialmente sconosciuta se non per rare e discontinue eccezioni ai Paesi europei, allora s\u00ec si potrebbe parlare di Apocalisse o disastro di inimmaginabili proporzioni, tenuto conto la magnitudo iniziale e conseguente dei giorni successivi il primo sisma.<\/p>\n<p>La popolazione per quello che \u00e8 stato documentato dai mezzi di informazione e da alcune testimonianze raccolte ha mostrato una reazione che potrebbe essere portatrice di pi\u00f9 interpretazioni.<\/p>\n<p>Infatti, se da un lato ha dimostrato di aver appreso e fatto proprie misure di sicurezza e comportamenti di risposta agiti in accordo a pratiche consolidate da una millenaria convivenza con gli eventi sismici e una efficiente formazione della popolazione; dall\u2019altro lato da un punto di vista squisitamente sociologico ci\u00f2 non esclude che comportamenti e reazioni sociali simili siano frutto di una societ\u00e0 altamente socializzata, dove il bene della comunit\u00e0 in senso di insieme di individui ha un valore superiore che non in altre contemporanee societ\u00e0 maggiormente individualiste.<\/p>\n<p>Rimane da comprendere, che nonostante qualsiasi sforzo individuale e teso alla massima autosufficienza in qualsiasi occasione, gli eventi come questo riportano alla mai tramontata coesione sociale, necessaria per sopravvivere sia come societ\u00e0, sia come singoli.<\/p>\n<p>A parere di chi scrive ci\u00f2 che ha pi\u00f9 sconvolto gli \u201cspettatori\u201d stranieri di tale evento sono due ordini di idee:<\/p>\n<p>1. la consapevolezza anche implicita, che se fosse successo un evento identico in un altro luogo, con altre caratteristiche sistemiche, strutturali, sociali e territoriali ben poco si sarebbe salvato<\/p>\n<p>2. la consapevolezza che la tecnologia non sar\u00e0 mai totalmente sicura per definizione, comportando sempre ed inevitabilmente dei rischi, con i quali per\u00f2 si pu\u00f2 cercare di vivere attuando strategie gestionali ed operative di un certo livello ed approfondimento. Questo punto, ovvero l\u2019accettabilit\u00e0 delle tecnologie come fonte di progresso, benessere ma anche rischio (negli ambiti di salute, ambiente, vita), in questi primi anni di un nuovo secolo dovr\u00e0 essere oggetto di un\u2019attenta analisi in termini di impatto, valutazione di efficacia ed efficienza, popolarit\u00e0, da parte dei governi dei Paesi industrializzati e pi\u00f9 avanzati, tenendo conto che generalmente meno informazione e formazione alla popolazione viene offerta, maggiore sar\u00e0 l\u2019incremento di quella vulnerabilit\u00e0 sociale che deriva da scarse conoscenze in materia di prevenzione e comportamenti in casi di emergenza.<\/p>\n<p>Pertanto la vulnerabilit\u00e0 intesa come quella componente non conosciuta e intrinseca che fa parte tipicamente del sistema in oggetto, \u00e8 composta da molteplici aspetti interrelati fra loro e attinenti a ordini differenti di letture: dalle caratteristiche dello spazio abitativo a quelle infrastrutturali, alla componente culturale e sociale della popolazione, nonch\u00e9 alla situazione economica e geo-politica del Paese colpito attraversando quindi contemporaneamente livelli interpretativi micro, meso e macro della vita sociale.<\/p>\n<p>La vulnerabilit\u00e0 considerata dal punto di vista scientifico diviene un elemento con il quale \u00e8 possibile convivere a condizione di riconoscerla attraverso una adeguata analisi e valutazione del rischio al quale si \u00e8 o si potrebbe essere esposti, ben inteso che inevitabilmente una zona d\u2019ombra anche minima non ancora prevista sar\u00e0 sempre presente.<\/p>\n<p>La possibilit\u00e0 di conoscere aspetti di vulnerabilit\u00e0 richiede, ancora una volta, che accanto al progresso negli impianti tecnologici vi sia un pari aumento delle capacit\u00e0 di risposta delle persone e della popolazione in generale.<\/p>\n<p>L\u2019importanza della formazione trova la sua stessa necessit\u00e0 di esistenza nella radicata consapevolezza, che l\u2019incremento della sicurezza personale e quindi la diminuzione del grado di vulnerabilit\u00e0 attribuibile individualmente e socialmente pu\u00f2 e dovrebbe essere influenzata da una comunicazione\u00a0 e in \u2013 formazione rivolta ai cittadini che, inutile negarlo, in un mondo sempre pi\u00f9 complesso e caotico, risultano essere i primi soccorritori di se stessi.<\/p>\n<p>Questa infatti \u00e8 un\u2019altra questione, che dovrebbe essere portata alla luce nella nostra attuale societ\u00e0 post moderna ovvero che, nonostante una ramificazione e securitizzazione (non solo perimetrale, ma anche di contenuto) delle societ\u00e0 e dei luoghi nei quali abitiamo, un margine di incertezza e insicurezza \u00e8 affidato a noi stessi ed \u00e8 configurabile come quella componente di sicurezza personale, che a dispetto di qualsiasi programma o innovazione per una maggiore sicurezza, \u00e8 rimasta invariata nel corso del tempo. Questo scenario fa parte della pi\u00f9 comune <em>humana conditio<\/em> con la quale, grazie all\u2019apporto di alcune concezioni degne di un nuovo Illuminismo, ci stiamo disabituando a convivere.<\/p>\n<p>Infine a parere di chi scrive, la drammatica situazione in Giappone ha avuto il triste merito di farci comprendere che anche con un terremoto di magnitudo 9.0 scala Richter \u00e8 possibile sperare nella sopravvivenza di vite umane e che le azioni di prevenzione e formazione, se adeguatamente agite in termini di contenuti, esercitazioni e tempistica possono realmente influenzare nella sua diminuzione il grado di vulnerabilit\u00e0 sociale, relazionale e comunicativa, riconoscendo come fondamentali e imprescindibili le culture locali, miti e tradizioni caratteristici del luogo o spazio sociale dove l\u2019evento naturale si manifesta e nel quale si dovrebbero introdurre principi pratici e linee guida di un crisis management culturalmente condiviso e operativamente agito.<\/p>\n<p><em>Barbara Lucini<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono ancora tante questioni e ve ne saranno in futuro, da esprimere e considerare circa il terremoto in Giappone dell\u201911 Marzocon magnitudo 9.0 della scala Richter.Prima di tutto,lamagnitudo, l\u2019intensit\u00e0 e la durata di questo terremoto<a class=\"moretag\" href=\"https:\/\/www.itstime.it\/w\/il-terremoto-in-giappone-dell11-marzo-2011-nuove-considerazione-per-la-sociologia-e-il-crisis-management-by-barbara-lucini\/\">Read More&#8230;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-414","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-uncategorized"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/414","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=414"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/414\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7081,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/414\/revisions\/7081"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=414"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=414"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=414"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}