{"id":451,"date":"2002-09-26T10:14:01","date_gmt":"2002-09-26T10:14:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.itstime.it\/w\/?p=451"},"modified":"2014-07-30T10:15:11","modified_gmt":"2014-07-30T10:15:11","slug":"dopo-l11-settembre-logiche-comunicative-di-una-guerra-promessa-by-marco-lombardi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/dopo-l11-settembre-logiche-comunicative-di-una-guerra-promessa-by-marco-lombardi\/","title":{"rendered":"Dopo l&#8217;11 settembre: logiche comunicative di una guerra \u201cpromessa\u201d &#8211; by Marco Lombardi"},"content":{"rendered":"<p>Il mio primo commento, poche ore dopo l\u201911 settembre 2001, faceva riferimento a una lettura di tipo \u201ccomunicativo\u201d dell\u2019attacco al WTC: un evento mediatico curato da un fortunato e abile regista assassino. D\u2019altra parte, il terrorismo cos\u00ec come la politica trova spesso spiegazione delle proprie manifestazioni nelle logiche dello spettacolo e della comunicazione.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Anche oggi, dunque, i venti di guerra che soffiano si possono leggere con continuit\u00e0 sia rispetto a un canovaccio di eventi concatenati in uno spettacolo che si protrae da oltre un anno, sia rispetto al modello interpretativo che si pu\u00f2 utilizzare per comprenderli. Quello comunicativo, appunto. Oggi, la tensione dello spettatore \u00e8 tutta rivolta al dilemma della guerra con l\u2019Iraq, l\u00e0 dove un nuovo sipario potrebbe alzarsi. Ma questa tensione coinvolge anche gli attori, che impersonano le parti pi\u00f9 per dimostrare la loro bravura nel calcare il palcoscenico, piuttosto che preoccuparsi di una recita corale. Anche se tutti hanno bisogno di tutti. Che \u201cdramma\u201d sarebbe per il Presidente Bush se il Rais Saddam si suicidasse in un impeto di timore per la folla. Oppure se dalle tre alle sei avventurose comparse ben informate, con un colpo di mano facessero scomparire il Rais. Eppure, in altri momenti si faceva. E forse anche ora si sarebbe potuto fare con successo, se non si avesse avuto la necessit\u00e0 di andare in scena. Perch\u00e9 le comparse restano dietro le quinte, anche se il loro risultato \u00e8 eclatante, e tantomeno il nome del regista \u2013 che \u00e8 sempre la vera prima donna \u2013 pu\u00f2 andare in cartellone. Tutti comprimari allora. Per un evento ad alto potere mediatico che potrebbe anche rapidamente finire: il pubblico applaude al primo attore impegnato contro il Male, gli si stringe attorno dandogli il consenso necessario a rinforzare il suo spirito interpretativo. L\u2019apice dell&#8217;applauso sar\u00e0 a novembre. Ma poi lo spettacolo finisce, si spengono le luci della ribalta, anche il Presidente Protagonista preferisce incassare e chiudere nel giubileo del Congresso la rappresentazione di una nuova maggioranza repubblicana. Eppure, anche la pausa interminabile ricca di incertezza, quel silenzio essenziale per distinguere le note del concerto, si delinea. Nuove comparse, a diecine, potrebbero entrare in campo per effettuare una verifica oggettiva del Male: \u201cDove sono le armi?\u201d, si chiedono senza rispondere al loro pubblico. Ed ecco il possibile capovolgimento di scena: le comparse bucano il video e si impongono allo spettatore perch\u00e9 diventano le armi passive del Rais che, per prendere tempo, le schiera davanti agli obiettivi sensibili, non delle telecamere. Non sarebbe la prima volta. Tutto si ferma&#8230; chi era cattivo resta cattivo chi era buono resta buono, anzi tutti e due pi\u00f9 di prima. Come ogni spettacolo migliore, da Pirandello a Kurosawa, la molteplicit\u00e0 degli intrecci possibili appassiona e la loro lettura speculativa fornisce informazioni preziose al critico che studia l\u2019autore. Se proviamo a utilizzare queste informazioni, allora, ci rendiamo conto che la prima pista, chiamiamola dell\u2019\u201d<em>intelligence<\/em>\u201d, sarebbe stata la pi\u00f9 pratica ma avrebbe avuto bisogno di una capacit\u00e0 di previsione del futuro e determinazione di intenti che non \u00e8 propria della moderna realt\u00e0 mediatica dell\u2019 \u201cora, subito&#8230; ma non so!\u201d. Soprattutto non corrisponde all\u2019ipotesi comunicativa. La seconda e la terza, al contrario, rispettano entrambe il modello comunicativo. Entrambe, alla fine, sono declamatorie, pi\u00f9 che sostanziali: i co-protagonisti improvvisano intorno al canovaccio per soddisfare il loro pubblico, anzi ne sono prigionieri, e non desiderano n\u00e9 perderlo n\u00e9 che si faccia male. Il Presidente e il Rais, \u201cattori narcisi\u201d, riscuotono \u201capplausi\u201d. Eppure lo spettacolo eccita, il limite del palcoscenico si pu\u00f2 perdere e la finzione confondere con la realt\u00e0: la tragica commedia si trasforma nella vita quotidiana. Solo il ruolo del pubblico resta a ricordare agli attori che stanno calcando una ribalta, un pubblico che non ha neppure pagato il biglietto per entrare, sul quale grava una tale grande responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p><em>Marco Lombardi<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mio primo commento, poche ore dopo l\u201911 settembre 2001, faceva riferimento a una lettura di tipo \u201ccomunicativo\u201d dell\u2019attacco al WTC: un evento mediatico curato da un fortunato e abile regista assassino. 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