{"id":502,"date":"2006-04-20T11:00:42","date_gmt":"2006-04-20T11:00:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.itstime.it\/w\/?p=502"},"modified":"2014-07-30T11:01:35","modified_gmt":"2014-07-30T11:01:35","slug":"sicurezza-e-nuove-tecnologie-la-videosorveglianza-by-chiara-fonio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/sicurezza-e-nuove-tecnologie-la-videosorveglianza-by-chiara-fonio\/","title":{"rendered":"Sicurezza e nuove tecnologie: la videosorveglianza &#8211; by Chiara Fonio"},"content":{"rendered":"<p>Negli ultimi decenni abbiamo assistito a un sempre pi\u00f9 esteso utilizzo di nuove tecnologie di controllo sia all\u2019interno dello spazio pubblico sia nell\u2019ambito del settore privato. Il notevole incremento del numero di telecamere con fini di deterrenza e l\u2019utilizzo di sofisticati dispositivi biometrici rappresentano la risposta pi\u00f9 evidente al bisogno di sicurezza nel mondo post 11 settembre.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Sarebbe tuttavia fuorviante considerare l\u2019attacco terroristico del 2001 come l\u2019evento scatenante che ha aperto la strada ai mezzi di sorveglianza. Va infatti ricordato che gli apparati tecnologici di controllo sono stati massicciamente utilizzati per scopi militari durante tutto l\u2019arco del XX secolo. Piuttosto, la novit\u00e0 sembra risiedere nell\u2019inserimento delle nuove tecnologie di sicurezza <em>all\u2019interno della vita quotidiana<\/em>. Le minacce del terrorismo internazionale hanno da un parte amplificato la domanda di sicurezza dei cittadini, dall\u2019altra spinto i le istituzioni ad attuare una serie di politiche basate anche sulle potenzialit\u00e0 offerte dai dispositivi tecnologici. Come afferma David Lyon, \u201cdopo l\u201911 settembre, non solo chiunque \u00e8 un potenziale sospetto, ma chiunque \u00e8 una potenziale spia\u201d (2005:54). Lyon aggiunge inoltre che il miglioramento della sorveglianza elettronica \u00e8 passato attraverso 4 metodi principali strettamente correlati tra loro:<\/p>\n<ol>\n<li>la biometria,<\/li>\n<li>le <em>smart cards,<\/em><\/li>\n<li>la videosorveglianza,<\/li>\n<li>le intercettazioni<\/li>\n<\/ol>\n<p>Il primo consiste nella misurazione di variabili fisiologiche, come l\u2019impronta dell\u2019iride o alcuni tratti del volto, con fini identificativi. Le tecniche biometriche di identificazione possono essere applicate sia al controllo dell&#8217;accesso a luoghi ed informazioni, sia all&#8217;autenticazione di informazioni e sono talvolta associate alle telecamere a circuito chiuso e alle <em>smart cards<\/em>. Queste ultime sono delle carte di credito dotate di un microchip interno la cui tecnologia \u00e8 ora utilizzata anche per scopi non economici come le carte di identit\u00e0 e i passaporti digitali. Un esempio di <em>smart card<\/em> associata alla carta di identit\u00e0 \u00e8 la nuova ID britannica proposta dal primo ministro inglese Tony Blair nel febbraio del 2006. L\u2019idea consiste nell\u2019inserire una copia dell\u2019impronta digitale e della retina del possessore all\u2019interno dell\u2019ID. Se allo stato attuale le nuove carte di identit\u00e0 inglesi non esistono ancora, alcuni governi, come quello peruviano, hanno gi\u00e0 provveduto a incorporare un chip per il riconoscimento facciale all\u2019interno delle <em>cards <\/em>dei cittadini (Lyon, 2005: 74). Per quanto concerne invece le intercettazioni telefoniche e, pi\u00f9 in generale, le forme di sorveglianza all\u2019interno del World Wide Web basti pensare al cosiddetto \u201cpacchetto sicurezza\u201d approvato l\u2019anno scorso in Italia che prevede, tra le altre\u00a0 misure, la non cancellazione dei dati relativi al traffico telefonico e telematico fino al 31 dicembre 2007. Le informazioni da conservare riguardano i dati anagrafici dei clienti e i <em>log files<\/em> dei server che contengono i dati del traffico.<\/p>\n<p>Tra queste misure la pi\u00f9 facilmente utilizzabile, sia per questioni economiche sia per relativa facilit\u00e0 con la quale \u00e8 possibile gestire e migliorare l\u2019apparato tecnologico implicati, \u00e8 la videosorveglianza. Le telecamere si prestano pi\u00f9 di altri mezzi a essere implementate attraverso i dispositivi biometrici e rappresentano una delle tecnologie di sicurezza maggiormente utilizzate. Come sostengono Norris, McCahill e Wood, la videosorveglianza \u00e8 diventata una vera e propria tendenza a livello internazionale (2005). A questo proposito, sebbene la bene la Gran Bretagna detenga il primato europeo in quanto a estensione e investimento pubblico, non va dimenticato che la videosorveglianza \u00e8 oramai utilizzata ampiamente in quasi tutti i paesi del mondo. In America, per esempio, la diffusione delle telecamere ha seguito lo stesso trend europeo: dall\u2019impiego nel settore privato i dispositivi di controllo sono gradualmente arrivati anche nello spazio pubblico, soprattutto dopo gli attacchi terroristici del 11 settembre 2001. Fino a quel momento, infatti, soltanto 25 citt\u00e0 americane erano dotate di sistemi di videosorveglianza per monitorare le aree pubbliche (Nieto: 2002). Dopo l\u201911 settembre le telecamere diventano uno dei mezzi utilizzati per prevenire eventuali altri attacchi. Un esempio su tutti \u00e8 la citt\u00e0 di Chicago nella quale \u00e8 stato da poco annunciato che saranno\u00a0 installati pi\u00f9 di 2000 occhi elettronici in luoghi pubblici (Hunter: 2004).Anche altri paesi la videosorveglianza gode di un sempre pi\u00f9 ampio seguito: Wilson e Sutton (2003) ci hanno messo al corrente di alcuni dati inerenti la situazione australiana e neozelandese. Mentre nel 1996 le telecamere erano utilizzate soltanto in 13 citt\u00e0 australiane, nel 2002 il numero \u00e8 salito a 33; in Nuova Zelanda, invece, gi\u00e0 9 citt\u00e0 sono dotate di sistemi di questo tipo. Va inoltre aggiunto che paesi quali la Cina stanno investendo notevoli energie e risorse economiche per approntare \u201ca nationwide digital surveillance network, linking national, regional and local security agencies with a panoptic web of surveillance\u201d (Walton, 2001 cit. in Norris <em>et.al<\/em>, 2005: 116). In Iran la videosorveglianza \u00e8 particolarmente utilizzata nella citt\u00e0 di Teheran e anche in India, nonostante le telecamere non abbiano un posto di rilievo nei piani di sicurezza nazionale,\u00a0 il mezzo di controllo \u00e8 diffuso all\u2019entrata delle scuole e nei pressi di grandi magazzini (Times of India: 2002).<\/p>\n<p>Anche in Italia il dispositivo in questione \u00e8 molto diffuso. Come si legge nella Relazione del 2002 del Garante della Privacy, le finalit\u00e0 che si intendono raggiungere attraverso l\u2019installazione della videosorveglianza sono molteplici: dalla prevenzione di reati, illeciti amministrativi e rilevazione di infrazioni del codice della strada, al monitoraggio del traffico; dal controllo degli accessi agli edifici pubblici e privati alla tutela del patrimonio artistico; dalla sicurezza pubblica al controllo delle zone utilizzate come discariche abusive. L\u2019indagine recentemente condotta nella citt\u00e0 di Milano ha evidenziato una generale accettazione degli occhi elettronici da parte dei cittadini ma ha anche sollevato alcuni dubbi riguardanti la tensione tra il bisogno di sicurezza e il diritto alla riservatezza. Se da una parte il binomio sicurezza &#8211; nuove tecnologie sembra essere un punto di forza delle politiche nazionali ed internazionali al quale non \u00e8 possibile rinunciare, dall\u2019altra occorre riflettere sulle potenziali ricadute sociali dei mezzi utilizzati. Nel caso della videosorveglianza, per esempio, viene di rado presa in considerazione la dimensione <em>sociale<\/em> consistente nel monitoraggio di flussi di persone da parte di operatori alla sicurezza i quali, soffermandosi su categorie generalmente associate a comportamenti devianti, favoriscono \u2013anche se inconsciamente- processi di stigmatizzazione. Inoltre, la videosorveglianza va anche inserita nell\u2019ambito di quei \u201cnetworked systems\u201d in grado di collegare mezzi differenti e di confrontare i dati provenienti da computer diversi. I dati raccolti, oltre ad essere trasferibili ad altri data base, sono anche di tipo visuale, e le immagini sono di per s\u00e9 rivelatrici di tratti ascritti quali l\u2019etnia o il genere. Non si tratta di profili senza volto, come quelli che si possono ottenere tracciando i navigatori della rete, al contrario le telecamere identificano in modo preciso associando una qualsiasi immagine al genere, alla razza, all\u2019et\u00e0 e, potenzialmente (per esempio nei casi di criminali segnalati dalla polizia) a un nome.<\/p>\n<p>E\u2019 indubbio che dati di questo tipo siano pi\u00f9 \u201csensibili\u201d di altri perch\u00e9 i soggetti <em>non<\/em> sono in grado, cosa invece possibile in altri ambiti, di nascondere il genere n\u00e9 tantomeno l\u2019etnia. La videosorveglianza \u00e8 dunque <em>qualitativamente<\/em> diversa dai mezzi dei quali si \u00e8 discusso precedentemente perch\u00e9 permette un controllo pi\u00f9 invasivo e penetrante di altri: l\u2019identificazione e la localizzazione sono inequivocabilmente contenuti nell\u2019immagine registrata.<\/p>\n<p>Alla luce di quanto detto, occorre riflettere attentamente sui vantaggi e sui rischi connessi alle tecnologie di controllo in modo da evitare analisi semplicistiche che non tengono conto della complessit\u00e0 dell\u2019ambito preso in esame in questa sede. Gli aspetti sociali, legali e criminologici saranno infatti oggetto di successivi approfondimenti.<\/p>\n<p><em>Chiara Fonio<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli ultimi decenni abbiamo assistito a un sempre pi\u00f9 esteso utilizzo di nuove tecnologie di controllo sia all\u2019interno dello spazio pubblico sia nell\u2019ambito del settore privato. 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