{"id":513,"date":"2006-09-28T11:28:23","date_gmt":"2006-09-28T11:28:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.itstime.it\/w\/?p=513"},"modified":"2014-07-30T11:29:19","modified_gmt":"2014-07-30T11:29:19","slug":"tra-bisogno-di-sicurezza-e-diritto-alla-riservatezza-by-chiara-fonio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/tra-bisogno-di-sicurezza-e-diritto-alla-riservatezza-by-chiara-fonio\/","title":{"rendered":"Tra bisogno di sicurezza e diritto alla riservatezza &#8211; by Chiara Fonio"},"content":{"rendered":"<p>Il recente scandalo delle intercettazioni illegali nato all\u2019interno di Telecom, ci porta a fare\u00a0 alcune considerazioni generali riguardanti il delicato rapporto tra sicurezza e nuove tecnologie. Occorre innanzitutto ricordare che il fenomeno della sorveglianza elettronica non \u00e8 affatto una novit\u00e0. In ambito nazionale il caso FIAT scoppiato nel 1971 aveva gi\u00e0 messo in luce alcune pericolose tendenze derivanti da ingenti archiviazioni di dati ai danni dei dipendenti.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Nell\u2019agosto di quell\u2019anno, infatti, la magistratura torinese sequestr\u00f2 nella sede FIAT delle schede riguardanti ben 350.000 persone. Esse contenevano dati sensibili sui dipendenti, sui sindacalisti nonch\u00e9 i nomi degli informatori dell\u2019industria: si tratta, come ricorda Stefano Rodot\u00e0 nel suo \u201cElaboratori elettronici e controllo sociale\u201d (1973), di una delle pi\u00f9 importanti schedature private di cui si abbia notizia in Italia. In questi giorni si venuti a conoscenza di una seconda rete di sorveglianza della quale fatichiamo a capire la portata. Certamente siamo in presenza di qualcosa di molto pi\u00f9 vasto rispetto alle schedature degli anni \u201970 a causa delle potenzialit\u00e0 offerte dalle nuove tecnologie. Come ha affermato lo stesso ex Garante della privacy il 23 settembre sulle pagine de \u201cLa Repubblica\u201d, le tecnologie moltiplicano gli effetti di un controllo sempre pi\u00f9 invasivo: \u201cecco, allora, la nascita di banche date illegali e parallele rispetto a quelle pubbliche e private. Il passaggio ad agevoli schedature di massa dalle quali non \u00e8 al riparo nessun cittadino\u201d. E ancora Rodot\u00e0 sottolinea che \u201cil nuovo scandalo rivela come in questi anni sia cresciuta la vulnerabilit\u00e0 sociale senza che siano stati finora prodotti adeguati anticorpi istituzionali, sociali, culturali.\u201d Non solo concordiamo con Rodot\u00e0 nel ritenere che manchi una metabolizzazione da parte dell\u2019intera societ\u00e0 nei confronti dei fini conseguibili attraverso le nuove tecnologie, ma ci spingiamo oltre con una domanda che, fino ad ora, non sembra aver ottenuto risposte appropriate: <em>qual \u00e8 il confine tra il legittimo bisogno di sicurezza dei cittadini e il diritto alla riservatezza<\/em>? Non vogliamo entrare nel merito dei fatti recenti, ci interessa piuttosto sviscerare il nocciolo di una questione troppo spesso evitata. La corsa ai mezzi di controllo elettronico \u00e8 iniziata, come abbiamo ricordato in precedenza, molti decenni fa. E\u2019 tuttavia innegabile che una vera e propria spinta tecnologica sia iniziata soltanto da pochi anni, cos\u00ec come non \u00e8 possibile non riflettere sullo spartiacque che ha contribuito all\u2019accelerazione finale ovvero l\u2019incertezza globale post-11 settembre. Il nuovo millennio ha segnato l\u2019entrata nella societ\u00e0 iper tecnologizzata e iper controllata alla quale oramai sembriamo essere rassegnati. Sembra del tutto normale, per i cittadini vulnerabili della nuova era, lasciare tracce ovunque (attraverso acquisti online o tramite bancomat) ed essere sotto il perenne controllo di occhi e orecchi elettronici. In fondo, si agisce in nome della nostra incolumit\u00e0. La sacralit\u00e0 della sfera personale, di comunicazioni protette, di libert\u00e0 di movimento senza confini si stanno trasformando in utopie postmoderne senza senso. Grazie ai telefoni cellulari siamo localizzati in modo preciso, attraverso la videosorveglianza la localizzazione si accompagna a un\u2019identificazione che non lascia alcun dubbio e persino le fidelity cards che utilizziamo nei supermercati tracciano dei profili costantemente aggiornati delle nostre preferenze da consumatori. La volont\u00e0 di sapere di foucaultiana memoria si \u00e8 avverata e ci siamo trasformati, come ha pi\u00f9 volte ribadito David Lyon, in una societ\u00e0 di sospettati e sospettabili. \u201cDopo l\u201911 settembre, non solo chiunque \u00e8 un potenziale sospetto, ma chiunque \u00e8 una potenziale spia\u201d (Lyon 2005:54). Le spinte verso la \u201ccostruzione di una societ\u00e0 del controllo totale\u201d (Rodot\u00e0 2006: 92) sono state cos\u00ec forti, da aver spazzato via ogni considerazione di tipo etico e morale. Fino a che punto \u00e8 lecito controllare? La risposta, purtroppo, non siamo in grado di darla, proprio perch\u00e9 il confine al quale accennavamo poc\u2019anzi \u00e8 troppo sfumato per essere chiaramente visibile. Abbiamo bisogno di recuperare delle dimensioni a \u201cmisura d\u2019uomo\u201d per non calpestare dei diritti che dovrebbero essere ritenuti inviolabili. L\u2019affanno tecnologico ha contribuito ad un generale entusiasmo nei confronti degli ultimi dispositivi elettronici. Senza temere di ricadere in un discorso deterministico, riteniamo sia nostro compito delineare le prime avvisaglie di una deriva tecnologica che non ha tenuto conto delle conseguenze sui cittadini. Nessuna tecnologia \u00e8 neutra, nemmeno quella utilizzata per concrete esigenze di sicurezza. Sar\u00e0 bene ricordarcene prima che scoppi l\u2019ennesimo scandalo intercettazioni.<\/p>\n<p><em>Chiara Fonio<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il recente scandalo delle intercettazioni illegali nato all\u2019interno di Telecom, ci porta a fare\u00a0 alcune considerazioni generali riguardanti il delicato rapporto tra sicurezza e nuove tecnologie. 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