{"id":52,"date":"2007-01-17T14:41:44","date_gmt":"2007-01-17T14:41:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.itstime.it\/w\/?p=52"},"modified":"2014-07-29T11:31:20","modified_gmt":"2014-07-29T11:31:20","slug":"muore-anche-luniversita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/muore-anche-luniversita\/","title":{"rendered":"Muore anche l&#8217;Universit\u00e0 &#8211; by Marco Lombardi"},"content":{"rendered":"<p>Questa mattina, 17 gennaio, la drammatica consueta abitudine induce a prestare poco orecchio alle notizie che arrivano da Baghdad e che informano del consueto macello di uomini. Senonch\u00e9 la strage all&#8217;Universit\u00e0 mi richiama all&#8217;ordine, ancora per una consuetudine \u2013 che tuttavia lavora in modo apposto alla prima \u2013 la quale mi lega a colleghi e studenti di un Paese lontano in guerra, Paese che studio.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Sembra, dunque, che ci siano stati 65 morti e 140 feriti tra studenti, professori e personale non docente dovuti a una doppia trappola esplosiva che prima colpisce a un lato dell\u2019ingresso dell\u2019Ateneo e poi, quando tutti corrono per salvarsi dall\u2019altra parte, colpisce nuovamente al lato opposto. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 ritegno, ma se mai c\u2019\u00e8 stato nella guerra.<\/p>\n<p>La contabilit\u00e0 dei caduti dell\u2019Universit\u00e0 \u00e8, come si pu\u00f2 immaginare, molto pi\u00f9 ampia.<\/p>\n<p>Probabilmente qualcuno ricorda l\u2019attentato di dicembre 2006 con autobomba, guidata contro il posto di blocco davanti all\u2019ingresso del campus, che fece 11 morti e 30 feriti. Disperatamente, tuttavia, questi numeri si annacquano, a fronte dei primi dati rilasciati adesso dalle nazioni Unite, che fissano la contabilit\u00e0 delle morti di civili in Iraq, nel solo 2006, a 34.452.<\/p>\n<p>Solo un mese fa ho avuto occasione di intrattenermi, a margine di un incontro con rappresentanti del Governo Iraqeno, proprio con il Prof. Mosa Al-Mosawe, Rettore dell\u2019Universit\u00e0 di Baghdad. Un Ateneo che \u00e8 sorto nel 1957, ereditando parte dei corsi universitari gi\u00e0 avviati in Iraq, che conta dal 2002 ben 24 tra college e dipartimenti di ricerca e formazione, noi potremmo dire che conta 24 facolt\u00e0. Il collega mi fornisce alcuni numeri di quanto accaduto in questi ultimi anni, con dati da aprile 2003 ad aprile 2006. In questi 36 mesi, dunque, sono state colpite 379 persone (tra studenti, professori e personale non docente) di cui il 74% non \u00e8 sopravvissuto. Di questi 187 sono gli studenti vittime (feriti o morti) e 136 le persone, delle tre componenti, immediatamente uccise durante un attacco, il 62% di costoro in possesso di un PhD (Dottorato). Ma a questa contabilit\u00e0 mancano ancora gli assassini pi\u00f9 recenti. L\u2019aggiornamento a oggi, infatti, ci porta a 333 morti e 293 feriti. Ma domani?<\/p>\n<p>Il prof Al-Mosawa mi partecipa un appello accorato sottolineando come \u201c<em>la guerra sta causando grandissime sofferenze anche all\u2019Universit\u00e0. Perch\u00e9 non solo vengono distrutte le aule, i laboratori, le biblioteche, insomma tutte le infrastrutture, ma anche la guerra sta colpendo il nostro morale, la nostra capacit\u00e0, voglia ed entusiasmo che sono alla base delle possbilit\u00e0 di studiare ed educare della comunit\u00e0 accademica. Dobbiamo pertanto fare di tutto non solo per ricostruire l\u2019Universit\u00e0 ma soprattutto per aiutare gli studenti e tutto lo staff a superare questi tragici momenti, affinch\u00e9 sappiano confrontarsi con queste drammatiche sfide con pazienza e determinazione. Altrimeni, sar\u00e0 difficilissimo il ritorno alla normale attivit\u00e0 di insegnamento e di ricerca. Un ritorno alla normalit\u00e0 che, se avviato dalla Universit\u00e0, spinger\u00e0 anche le altre conponenti sociali a fare altrettanto riunendo tutti in una sola speranza di pace e realizzando la pace<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Non credo ci sia altro da aggiungere.<\/p>\n<p>Marco Lombardi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa mattina, 17 gennaio, la drammatica consueta abitudine induce a prestare poco orecchio alle notizie che arrivano da Baghdad e che informano del consueto macello di uomini. 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