{"id":5381,"date":"2020-04-28T18:45:49","date_gmt":"2020-04-28T16:45:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/?p=5381"},"modified":"2020-05-09T19:01:55","modified_gmt":"2020-05-09T17:01:55","slug":"cyberwar-atomizzazione-della-rete-e-minacce-ibride-by-francesco-balucani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/cyberwar-atomizzazione-della-rete-e-minacce-ibride-by-francesco-balucani\/","title":{"rendered":"Cyberwar: atomizzazione della rete e minacce ibride \u2013 by Francesco Balucani"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"text-align: justify;\">La nascita di Internet, originariamente inteso come strumento di <em>empowerment<\/em> per la comunit\u00e0 scientifica, e lo sviluppo progressivo di una dimensione cibernetica sempre pi\u00f9 estesa e ramificata, hanno imposto degli sforzi originali da parte degli Stati nazione per assicurare la sicurezza nazionale nella cosiddetta <em>quinta dimensione della conflittualit\u00e0<\/em>. <!--more-->La natura <em>dual-use<\/em> (in italiano: bivalente) delle <em>Information Technologies<\/em> ha reso possibile un impiego a scopo militare delle tecnologie informatiche, tanto che nell\u2019ambito degli studi strategici si fa ora sovente riferimento a termini quali <em>cyberwarfare<\/em>, inteso come l\u2019insieme della dottrina strategica, dell\u2019organizzazione, del personale, degli apparati logistici e delle operazioni militari svolte dalle forze combattenti all\u2019interno e attraverso lo spazio cibernetico, allo scopo di sfruttarne il potenziale moltiplicatore negando al contempo tale possibilit\u00e0 all\u2019avversario, <em>cybersecurity<\/em>, inteso come l\u2019insieme delle pratiche e dei protocolli impiegati per porre in sicurezza i propri strumenti informatici contro il rischio di danneggiamento, furto o spionaggio, o <em>cybercrime<\/em>, il crimine condotto all\u2019interno della dimensione cibernetica per mezzo di strumenti informatici. Al contempo, la pervasivit\u00e0 delle <em>Information Technologies <\/em>e il loro crescente impiego da parte delle societ\u00e0 moderne per gestire e controllare le proprie infrastrutture critiche, monitorare trasporti e rotte commerciali, supervisionare le transazioni finanziarie e financo i movimenti delle forze armate, ha fatto emergere un intrinseco <em>trade-off<\/em> tra informatizzazione e sicurezza. Detto altrimenti, \u201ci punti di forza dei Paesi tecnologicamente avanzati rischiano di trasformarsi nella pi\u00f9 perniciosa delle vulnerabilit\u00e0. Il tipo di armi-non-militari utilizzate per combattere, cos\u00ec come gli obiettivi presi di mira, rende i sistemi civili i nuovi centri di gravit\u00e0 da dover proteggere contro un nemico che il pi\u00f9 delle volte \u201cagisce nelle ombre\u201d, favorito da un ambiente sfumato e asimmetrico\u201d<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul piano militare, stante questo rapporto inversamente proporzionale tra informatizzazione e sicurezza, le trasformazioni generate dall\u2019elemento <em>cyber<\/em> impongono un\u2019attenta rivalutazione del quadro strategico complessivo. Le novit\u00e0 pi\u00f9 significative sono legate al superamento del concetto di localizzazione della minaccia e all\u2019abbassamento della soglia di accesso agli strumenti militari. Le tecnologie informatiche determinano una \u201c<em>deterritorializzazione<\/em> del potere militare che va a intaccare le tradizionali astrazioni di luogo, tempo e spazio geografico\u201d<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. Le distanze si azzerano, i confini svaniscono, i tempi si contraggono. Allo stesso modo, la relativa economicit\u00e0 dei servizi e delle attrezzature che permettono di avere un <em>access point<\/em> alla rete hanno condotto a un rafforzamento politico, economico e militare di attori non governativi \u2013 organizzazioni terroristiche, movimenti di stampo insurrezionalista, compagnie di sicurezza private \u2013 e di or\u00adga\u00adnizzazioni criminali intra- e trans-nazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le \u201cnuove sfide\u201d costringono i <em>policymakers<\/em> a porre l\u2019accento non tanto sui rischi provenienti dai fronti tradizionali o da eserciti convenzionali quanto, piuttosto, sulle c.d. \u201cminacce ibride\u201d. Come argutamente ha osservato Joseph Nye, il salto di qualit\u00e0 rispetto alle precedenti minacce di tipo tradizionale \u00e8 avvenuto a causa di un abbassamento della soglia di accesso agli strumenti militari capaci di infrangere il monopolio della violenza che, insieme all\u2019informazione, costituivano un tempo le prerogative degli stati nazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A tal proposito, Nye scrive: \u201cLe barriere all\u2019entrata nello spazio cibernetico sono cos\u00ec basse che gli attori non statali e i piccoli Stati possono giocarvi un ruolo significativo a costi relativamente contenuti\u201d<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Facendo proprio il dominio cibernetico, organizzazioni paramilitari sudamericane o cel\u00adlule terro\u00adristiche maghrebine possono acquisire la capacit\u00e0 di trasferire e\/o trasmettere informa\u00adzioni in tempo reale, condurre operazioni militari rapide, economiche e coordinate, impiegare il <em>cyberspace<\/em> come moltiplicatore della potenza (e della violenza) e costituire un sistema di comando e controllo automatico e autonomo. Questo <em>empowerment <\/em>di attori non governativi e singoli individui conduce, nel contesto della sicurezza nazionale, a scenari futuri segnati da incertezza e tensione perenne. L\u2019intrinseca vulnerabilit\u00e0 delle societ\u00e0 altamente digitalizzate sottopone i decisori politici a pressioni e preoccupazioni via via crescenti, di poco limate dalla consapevolezza che il <em>digital divide<\/em> (in italiano: divario tecnologico) tra realt\u00e0 istituziona\u00adlizzate e attori di rango non statale \u00e8 ancora ampio. Il rischio concreto \u00e8 che la natura <em>dual-use<\/em> delle tecnologie informatiche, in un contesto dove gli Stati nazione non riescono a controllare n\u00e9 monitorare efficacemente la dimensione cibernetica, conduca presto a una vera e propria <em>balcanizzazione<\/em> <em>di Internet. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo strapotere virtuale degli Stati Uniti, dove si concentrano larga parte dei <em>data center <\/em>e i principali ISP della rete, ha convinto una pletora di attori, specie dopo le rivelazioni del caso Snowden, a promuovere quella che potremmo definire una politica di <em>protezionismo digitale, <\/em>volto a ridurre il grado d\u2019integrazione delle reti informatiche sia sul piano fisico che su quello virtuale. Oggi il <em>cyberspace <\/em>\u00e8 molto meno coeso e omogeneo di quanto appare. Come suggerisce Parag Khanna, \u201cla parte pubblicamente accessibile del web non \u00e8 che una piccola frazione del totale del traffico Internet. Il Dark Web delle reti anonime criptate in Tor e delle transazioni in Bitcoin, il Deep Web delle pagine non indicizzate, le intranet aziendali e altri database non pubblicamente accessibili costituiscono la grande maggioranza dei suoi contenuti\u201d<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>. Le informazioni sensibili vengono espunte dalla dimensione semantica del cyberspace e l\u2019orizzonte operativo degli attacchi informatici si restringe anno dopo anno, in rapporto inversamente proporzionale al decentramento informatico. Da grande \u201cesperimento di anarchia\u201d, com\u2019era stato definito dal CEO di Google, Eric Schmidt, Internet si sta trasformando in un\u2019arena geopolitica che ricorda da vicino il Medioevo feudale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cPaesi di ogni orientamento hanno affermato la propria sovranit\u00e0 digitale, in certi casi per proteggere i propri cittadini da invasioni della privacy (la Germania), in altri per avere accesso a una maggiore quantit\u00e0 dei loro dati (la Russia). La Cina sta lanciando un network quantico di comunicazioni fra Pechino e Shanghai, ufficialmente non hackerabile, con futuri piani per un corrispondente network servito da satellite. Che questi Stati vogliano monitorare, filtrare o proteggere i flussi digitali, resta il fatto che la dislocazione geografica (e legale) dei server, dei cavi, dei router e dei data center \u00e8, allo stato attuale, almeno tanto importante quanto quella degli oleodotti\u201d<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre Stati sovrani e Organizzazioni internazionali si affrettano a reimpostare le proprie dottrine strategiche alla luce degli sconvolgimenti portati dall\u2019avvento delle <em>Information Technologies<\/em>, gruppi paramilitari e organizzazioni terroristiche, espressioni paradigmatiche del processo di <em>de-nazionalizzazione<\/em> che sta attraversando in modo trasversale la comunit\u00e0 internazionale, hanno gi\u00e0 da tempo mosso i primi passi nel <em>cyberspace<\/em>, trovandone l\u2019ennesima matrice di poteri asimmetrici. Gi\u00e0 negli anni dell\u2019invasione ira\u00adchena da parte degli Stati Uniti, il <em>Global Islamic Media Front<\/em>, organo mediatico di al-Qaeda, scriveva: \u201cQuesto \u00e8 l\u2019Internet che dio ha messo al servizio della jihad e dei mujahed\u00addin, che \u00e8 stato pensato per servire i nostri scopi visto che met\u00e0 della battaglia dei mujaheddin \u00e8 dentro le pagine di Internet, l\u2019unica vera piattaforma mediatica dei mujaheddin\u201d<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al tempo la struttura mediatica delle organizzazioni terroristiche era piramidale, gerarchica, elementare per certi versi. Il concetto di <em>viralit\u00e0<\/em> non era stato ancora assimilato dalla leadership di al-Qaeda e la loro restava, sebbene ampiamente pubblicizzata, una realt\u00e0 chiusa, di\u00adstante, esclusiva e opaca. Oggi le cose sono molto diverse. Le redini del terrorismo jihadista sono in mano a organizzazioni reticolari e decentralizzate, dei veri e propri <em>network <\/em>in grado di padroneggiare con agio gli strumenti della modernit\u00e0. Tra queste \u00e8 doveroso annoverare lo Stato Islamico (<em>Islamic State<\/em>, IS), il quale, seppur infine sconfitto sul campo di battaglia, rappresenta un modello paradigmatico di come le organizzazioni terroristiche gestiscono le proprie strutture logistiche e operative. Investendo tempo e risorse, i jihadisti del califfo Abu Bakr al-Baghdadi hanno dimostrato di saper padroneggiare con maestria le categorie <em>cyber<\/em>, impalcando una struttura propagandistica di buona fattura e assicurandosi canali di comunicazione virtuale stabili e sicuri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cOggi la comunicazione jihadista viaggia attraverso migliaia di messaggi su Twitter, vive di sinistre chat private nel bel mezzo di un videogame. Si traduce in un diluvio di messaggi cifrati, e struttura il proprio racconto attraverso fotomontaggi cruenti, irresistibili video d\u2019azione. Per combatterli, intercettare le mosse dei nuovi terroristi, capire come si struttura il loro pensiero folle e, soprattutto, comprendere la portata e le implicazioni della sfida che abbiamo di fronte, \u00e8 indispensabile seguirli, passo dopo passo, proprio nella loro affollata comunit\u00e0 virtuale all\u2019interno del web. [\u2026] La jihad virtuale si manifesta ogni giorno e trova vigore nel momento dell\u2019attacco: vive di commenti all\u2019azione in corso, \u00e8 terreno di rivendicazione e sostegno, \u00e8 piazza virtuale di compiacimento per tutti i simpatizzanti. Ma \u00e8 anche molto di pi\u00f9. \u00c8 il luogo stesso in cui, negli anni e nei mesi che precedono l\u2019azione, i giovani terroristi dialogano, si strutturano, determinano non solo il racconto delle cose, ma la forma stessa dell\u2019azione. Le modalit\u00e0 operative, le procedure di attivazione\u201d<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La profonda trasformazione che ha investito le strategie di comunicazione delle organizzazioni terro\u00adristiche ha portato esperti e analisi a introdurre une terminologia nuova, o a rinnovare la vecchia. Cos\u00ec, oggi si parla, tra le altre, di <em>techno-terrorism, electronic jihad, cyber jihad <\/em>e<em> virtual umma.<\/em> Il jihadismo non \u00e8 stato per\u00f2 il solo ad approfittare dei processi di democratiz\u00adzazione che hanno investito il mondo delle <em>Information Technologies.<\/em> Gi\u00e0 dagli anni \u201990, sono affiorati dai recessi del <em>darkweb <\/em>individui e gruppi di individui accomunati da doti informatiche fuori dal comune, fruitori e sviluppatori di tecnologie tese a cambiare il modo in cui l\u2019uomo interagi\u00adsce con la realt\u00e0, reale e virtuale. Questi <em>virtual free riders, <\/em>come il collettivo Anonymous o Ghost Security Group, forti di un <em>modus pensandi<\/em> fuori dagli schemi, sono mossi da obiettivi differenti, che spaziano dal <em>black hacking<\/em><a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a> al <em>white hacking<\/em><a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>, dal <em>trolling<\/em> all\u2019hacktivismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno degli slogan pi\u00f9 diffusi di Anonymous recita \u201cWe are everywhere\u201d, noi siamo dappertutto, a simboleggiare la presenza ubiqua dell\u2019attivismo virtuale. Lo stesso messaggio, in lingua francese \u2013 \u201cNous sommes partout\u201d \u2013 troneggia sullo sfondo di una Parigi devastata dalle fiamme, presa d\u2019assalto e conquistata dalle unit\u00e0 corazzate dell\u2019esercito ca\u00adlif\u00adfale. Un fotomontaggio, naturalmente, realizzato con grande maestria, che denota un gusto azzeccato per la grafica da videogame, apparso e rimbalzato sulle migliaia di account Twitter collegati alla ga\u00adlassia jihadista dopo gli attentati terroristici di Parigi del 7 gennaio 2015. Noi siamo dappertutto. Chi opera sul web, terrorista o attivista che sia, si muove in una dimensione eterodossa, trascendente, priva di connotazioni spaziali definite, accessibile da chiunque, ovunque, ad ogni ora del giorno e della notte. \u00c8 un fronte di battaglia liquido quello che separa le unit\u00e0 d\u2019assalto in una guerra cibernetica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo messaggio d\u2019avvertimento \u2013 Nous sommes partout \u2013 risponde alle logiche bieche del cyber terrorismo: instillare un permanente senso d\u2019angoscia nei cuori e nelle menti degli infedeli crociati occidentali e alimentare al tempo stesso l\u2019entusiasmo dei giovani musulmani sparsi per il mondo. Le stesse parole nutrono la contropropaganda imbastita dalle mille cellule di Anonymous. Entrambi mirano a mostrarsi pi\u00f9 grandi e potenti di quanto in realt\u00e0 non siamo, dipingendo un\u2019immagine di s\u00e9 gloriosa e artefatta. I soldati del califfo affermano di voler conquistare i bastioni dell\u2019Occidente e restaurare il <em>D\u0101r al-Isl\u0101m<\/em>, l\u2019impero islamico delineato nei testi sacri e sottoposto all\u2019imperio della legge divina, la <em>shari\u2019a<\/em>. Fuori dai confini del <em>D\u0101r al-Isl\u0101m<\/em>, solo zone di conflitto, il cosiddetto <em>D\u0101r al-harb<\/em>, la dimora degli infedeli. Con la stessa vena iperbolica, gli <em>anon<\/em> annunciano al mondo di voler distruggere l\u2019oscuran\u00adtismo e combattere contro il potere costituito per il bene dell\u2019umanit\u00e0. La loro non \u00e8 arroganza, ma semplice strategia, puro marketing, teso a vendere un prodotto di dubbia qualit\u00e0 esasperandone la magnificenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019<em>empowerment<\/em> di attori non statuali impone ai governi dei Paesi intensamente informatizzati di elaborare, con la partecipazione di attori pubblici e privati, una nuova dottrina strategica che sia in grado di ridurre il <em>trade-off<\/em> tra informatizzazione e sicurezza attraverso pratiche di compartimentalizzazione, sistemi di backup e strutture reticolari che rendano il sistema pi\u00f9 resiliente. Inoltre, il concetto di sicurezza nazionale, nella quinta dimensione della conflittualit\u00e0, va inteso non pi\u00f9 come un <em>conseguimento <\/em>statico, ma come un <em>processo<\/em>, che alimenta s\u00e9 stesso in un loop senza tempo sulla base dei nuovi dati disponibili ogni giorno e degli avanzamenti nel settore della tecnologia informatica. Infine, la contrazione delle tradizionali categorie di spazio e tempo resa dall\u2019ubiquit\u00e0 e dalla de-territorializzazione della rete, modifica radicalmente il modo d\u2019intendere i concetti di strategia e tattica. Che la soluzione provenga da un\u2019ancora maggiore innovazione tecnologica (intelligenza artificiale, <em>machine learning, <\/em>analisi dei Big Data) o da una compiuta frammentazione della rete che ne isoli le porzioni pi\u00f9 sensibili, l\u2019impossibilit\u00e0 di <em>localizzare<\/em> la minaccia impone un perpetuo stato di allerta. Per dirla in altri termini, se il nemico \u201c\u00e8 dappertutto\u201d, allora le linee di difesa vanno stabilite ovunque, e sorvegliate in ogni istante.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Martino L. (2018). <em>La quinta dimensione della conflittualit\u00e0. L\u2019ascesa del cyberspazio e i suoi effetti sulla politica internazionale. <\/em>Politica &amp; Societ\u00e0, Fascicolo 1, gennaio-aprile 2018.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Jean C. (2007). <em>Geopolitica, sicurezza e strategia, <\/em>FrancoAngeli, Milano.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Nye J. (2011). <em>The Future of Power<\/em>, Perseus Books Group, New York.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Khanna P. (2016). <em>Connectography. Le mappe del futuro ordine mondiale, <\/em>Fazi Editore, Roma (RM).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Ibidem.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> Magri P. (2016). <em>La comunicazione dello Stato Islamico: dalle origini a Parigi<\/em>, in <em>Il Marketing del Terrore<\/em>, a cura di Monica Maggioni e Paolo Magri, ISPI Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, Edizione su licenza, Oscar Mondadori, Milano.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> Ibidem.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> Bucare la sicurezza di una rete informatica con fini illeciti, per estorcere denaro o rubare informazioni riservate.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> Verificare la sicurezza delle reti informatiche per mezzo di <em>penetration tests<\/em> in modo da identificare dei <em>bug<\/em> nei firewall e avvertire del rischio le autorit\u00e0 competenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":2,"featured_media":5382,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[17],"tags":[256,446,87,215],"class_list":["post-5381","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-terrorism","tag-cybersecurity","tag-cyberwar","tag-isis","tag-security"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5381","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5381"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5381\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5383,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5381\/revisions\/5383"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5382"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5381"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5381"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5381"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}