{"id":761,"date":"2008-10-15T14:00:40","date_gmt":"2008-10-15T14:00:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.itstime.it\/w\/?p=761"},"modified":"2014-07-31T14:05:41","modified_gmt":"2014-07-31T14:05:41","slug":"the-last-resort-le-ultime-armi-di-convenienza-del-jihadismo-globale-by-emilio-palmieri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/the-last-resort-le-ultime-armi-di-convenienza-del-jihadismo-globale-by-emilio-palmieri\/","title":{"rendered":"The Last Resort: le ultime armi di convenienza del jihadismo globale &#8211; by Emilio Palmieri"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Da qualche tempo sulla stampa internazionale vengono riportate notizie di quella che \u00e8 ritenuta la nuova strategia del jihadismo globale: l\u2019impiego di attentatori suicidi che possiedono caratteristiche psicologiche e sociali particolari. Si tratta di individui, principalmente donne, sofferenti di disagi mentali, nonch\u00e9 adolescenti sottoposti ad una azione di plagio da parte della virulenta retorica qa\u2019idista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste \u201cweapons of choice\u201d, ovvero \u201carmi\u201d che sono scelte specificatamente dalle organizzazioni jihadiste, possiedono una duplice valenza:<\/p>\n<ul>\n<li>costituiscono una seria ed efficace minaccia operativa in termini di effetti delle loro azioni (solitamente attentati dinamitarde con modalit\u00e0 suicidiaria);<\/li>\n<li>hanno la propriet\u00e0 di essere \u201cforce multiplier\u201d, ovvero strumento demoltiplicatore delle forze che una sapiente regia pu\u00f2 impiegare, attraverso la veicolazione delle immagini degli attentati compiuti sui canali di comunicazione, come devastante messaggio propagandistico in grado di determinare una esponenzialit\u00e0 in termini di potenziali candidati reclutabili.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fenomeno non appare nuovo nella sua espressione. Come si vedr\u00e0 pi\u00f9 avanti, anche in altri contesti territoriali ed in tempi precedenti \u00e8 constatabile il ricorso, in verit\u00e0 sporadico, ad individui che possiedono particolari caratteristiche psicologiche da parte di strutture jihadiste; quello che appare invece allarmante \u00e8 la recente connotazione organica del loro impiego in attivit\u00e0 terroristiche.<\/p>\n<p><em>Il profilo.<\/em><br \/>\nL\u2019allarme principale si registra nel teatro iracheno. Dal 2006 infatti vi sono continui riferimenti di azioni dinamitarde suicide che vengono compiute da donne con problematiche di disadattamento mentale. Se si dovesse tracciare un generico profilo, il \u201cpattern\u201d di riferimento \u00e8 quello di donne:<\/p>\n<ul>\n<li>con una et\u00e0 media inferiore ai 30 anni;<\/li>\n<li>sofferenti di disagi mentali o handicap fisico-mentali (come malformazioni genetiche o downismo) congeniti o derivanti da situazioni contingenti (come nel caso delle vedove di jihadisti);<\/li>\n<li>provenienti da contesti sociali particolari, ovvero con carenze di controllo familiare o cresciute in ambienti in cui sussiste un elevato livello di radicalizzazione religiosa;<\/li>\n<li>che vivono in realt\u00e0 territoriali in cui significativo \u00e8 il riflesso degli eventi bellici.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">I primi indicatori di questa tendenza in Iraq risalgono all\u2019aprile 2003. Si \u00e8 calcolato che ammontano ad una decina i casi di donne con problematiche psichiche che hanno portato a termine attentati dinamitardi suicidi. Tuttavia \u00e8 dall\u2019inizio del 2008 che si registra un impiego non occasionale ma organico di donne impegnate in azioni militanti. Nello scorso febbraio infatti \u00e8 avvenuto un attentato, presso un mercato rionale in Baghdad, che ha prodotto almeno 100 morti: l\u2019atto \u00e8 stato eseguito da una donna che si \u00e8 scoperto essere sofferente di una forte deficienza mentale. A met\u00e0 marzo, nella provincia di Diyala e presso il sacro sito sciita di Karbala, due donne hanno condotto attentati suicidi che hanno prodotto rispettivamente 5 e 47 morti oltre ad un centinaio di feriti. Poche settimane fa si \u00e8 registrato un ulteriore attentato dinamitardo presso un negozio di articoli elettrici del centro di Baghdad da parte di una donna mentalmente disabile che ha causato la morte di tre civili ed il ferimento di altre 10 persone. Per comprendere quanto la situazione sia reputata di particolare\u00a0 allarme, \u00e8 di questi giorni la divulgazione di un documento da parte di analisti militari statunitensi; nel rapporto viene indicato che la Organizzazione di al-Qa\u2019ida in Iraq, con l\u2019aiuto di personale sanitario, ha reclutato presso due ospedali psichiatrici della capitale delle pazienti ricoverate per il loro utilizzo in missioni suicide. L\u2019operazione di contrasto a tale organizzazione si \u00e8 conclusa con l\u2019arresto del dirigente di uno dei due ospedali poich\u00e9 ritenuto elemento di raccordo del movimento jihadista presso la struttura sanitaria.<br \/>\nIn tale contesto appare di interesse riportare come il comitato religioso di al-Qa\u2019ida in Iraq abbia sentito la necessit\u00e0 di sancire con fatawa (cio\u00e8 pareri religiosi) la legittimit\u00e0 delle azioni suicide compiute dalle donne, anche psicologicamente disagiate, poich\u00e9 ritenute espressione del jihad, diritto-dovere che non \u00e8 esclusiva prerogativa degli uomini.<br \/>\nDinnanzi a tale scenario, il governo locale, con la supervisione delle coalizioni multinazionali, ha sentito la necessit\u00e0 di sviluppare una azione di monitoraggio nei confronti di persone mentalmente deficitarie: l\u2019intento \u00e8 finalizzato non solo alla predisposizione di una efficace azione di contrasto diretta, ma anche e soprattutto allo svolgimento di una azione di cura e protezione dei soggetti con profili e caratteristiche particolari al fine di evitare il loro coinvolgimento (sovente inconscio) in azioni terroristiche.<br \/>\nMolto pi\u00f9 recente \u00e8 un secondo tipo di allarme ovvero le attivit\u00e0 militanti condotte da cellule composte da ragazzi in fase pre-adolescenziale. Il modello fa riferimento a soggetti:<\/p>\n<ul>\n<li>dall\u2019et\u00e0 compresa tra i 13 e i 16 anni;<\/li>\n<li>con un basso tasso di scolarizzazione;<\/li>\n<li>provenienti da contesti familiari in cui l\u2019evento bellico ha prodotto disagi e repressioni;<\/li>\n<li>che sono nati e vivono nella realt\u00e0 locale in cui operano e che all\u2019atto dell\u2019inizio della campagna irachena erano poco pi\u00f9 che fanciulli;<\/li>\n<li>che sono stati radicalizzati ed impiegati da elementi appartenenti al jihadismo militante;<\/li>\n<li>verso cui \u00e8 stata svolta una forte azione di manipolazione;<\/li>\n<li>che vengono impiegati in cellule, composte da massimo cinque persone, con a capo individui che hanno appena raggiunto l\u2019adolescenza (16 anni).<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il generico profilo tracciato trova la fonte\u00a0 in recentissime indicazioni che fanno riferimento ad un gruppo operativo nelle aree suburbane di Baghdad denominato \u201cYouth of Heaven\u201d. La struttura sta compiendo azioni\u00a0 militari\u00a0 (anche attraverso attentati suicidi) principalmente contro le ex forze insorgenti sannite, ora raggruppatesi nel movimento del \u201cAwakening Council\u201d ed operanti a fianco delle forze della coalizione. Due sono gli indicatori che emergono dalla attuale situazione e che evidenziano la natura tipicamente insorgente della contrapposizione:<\/p>\n<ul>\n<li>innanzitutto, dal punto di vista territoriale, le aree delle operazioni oggetto della contesa fanno riferimento ad hot-spots (quali appunto particolari settori della capitale ovvero i centri di Tarimiya, Taji o Mosul) ritenuti presidi fondamentali per il controllo territoriale da parte delle strutture qa\u2019idiste e che dal 2006 stanno progressivamente rientrando nella sfera di influenza governativa;<\/li>\n<li>in secondo luogo il target principale \u00e8 rappresentato principalmente dalle milizie dei cc.dd. \u201cConcerned Local Citizens\u201d ovvero, come detto, gli ex insorgenti che stanno contribuendo, sotto la guida delle forze multinazionali, alla progressiva creazione di spazi di sicurezza per la popolazione, condizione necessaria per la sedimentazione della legittimazione dell\u2019azione di governo nelle realt\u00e0 territoriali contese.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Anche per quanto attiene al problema del reclutamento ed impiego di giovani ragazzi da parte di strutture jihadiste, appare fondamentale una azione da parte del governo tesa a creare migliori condizioni di vita. In particolare rispetto alle giovani generazioni, appare premiante nel lungo termine una attivit\u00e0 mirata non solo al monitoraggio e contenimento della minaccia, ma anche e soprattutto all\u2019innalzamento degli standard di vita nelle realt\u00e0 territoriali che esprimo questi giovanissimi combattenti. La capacit\u00e0 di far leva sulle loro aspirazioni future consentir\u00e0 l\u2019isolamento delle sacche estremiste che non troveranno terreno fertile su cui esercitare la loro forza attrattiva. Si comprende pertanto come tale azione, intensa e prolungata nel tempo, richieda un apporto sinergico e multi-dimensionale tra le diverse agenzie, nazionali e della coalizione, militari ma soprattutto civili (di educazione, scolarizzazione, socio-assistenziali, sanitarie) con il target di erodere le istanze radicali che attualmente costituiscono l\u2019unico percorso attuabile per questa tipologia di soggetti.<br \/>\nSia per quanto attiene all\u2019impiego di donne mentalmente disagiate che nel caso dei giovanissimi jihadisti, quello che emerge significativamente \u00e8 la spregiudicatezza che contraddistingue l\u2019azione di reclutamento: essa viene attuata verso le sacche pi\u00f9 indifese della societ\u00e0, utilizzando individui, che possono agire singolarmente ovvero nell\u2019ambito di un network, facilmente manipolabili. Dal punto di vista operativo, il ricorso a tali \u201carmi\u201d parrebbe indurre ad una riflessione di segno opposto. Sono da considerarsi \u201cstrumenti della disperazione\u201d, sintomo di una (temporanea?) miopia strategica da parte delle propaggini qa\u2019idiste in Iraq, circostanza peraltro corroborata da diverse informazioni in base alle quali pare sussista una flessione della capacit\u00e0 operativa delle compagini jihadiste. Oppure, e questa sembrerebbe essere la riflessione pi\u00f9 adatta, l\u2019organizzazione in tal modo intende utilizzare soggetti che sono pi\u00f9 facilmente spendibili con ci\u00f2 conseguendo il duplice risultato di:<\/p>\n<ul>\n<li>utilizzare individui che possedendo caratteristiche psico-somatiche particolari possono muoversi ed operare riducendo la visibilit\u00e0 dell\u2019organizzazione che li impiega, massimizzando nel contempo gli effetti sia in termini operativi che, soprattutto nel caso della \u201cYouth of Heaven\u201d, di propaganda;<\/li>\n<li>evitare l\u2019indebolimento delle forze che potrebbero essere impiegate in mansioni altre rispetto a quelle meramente suicide;<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto anche in altri contesti sensibili, come ad esempio nelle due fasi della Intifada palestinese, sono stati riportati casi di adolescenti impiegati in azioni dinamitarde suicide: movimenti come al-Fatah e probabilmente anche le Brigate Izzedin al-Qassam di Hamas hanno utilizzato giovani militanti per condurre attivit\u00e0 in profondit\u00e0 nello stato di Israele. Accanto a questo aspetto prettamente operativo sul web vengono sovente trasmesse interviste di madri che pubblicamente celebrano il martirio di figli adolescenti che si sono immolati nel corso di attentati suicidi. Inoltre, su diversi siti islamisti, gravitanti anche in ambito Hizballah, sono presenti numerose registrazioni in cui giovanissimi jihadisti si dichiarano pronti a seguire gli esempi degli \u201cshuhada\u201d che li hanno preceduti. Anche per quanto attiene alla guerra civile algerina della prima met\u00e0 degli anni novanta, sono state molteplici le indicazioni circa l\u2019utilizzo di ragazzi, anche con posizioni di leadership, che si sono resi responsabili di massacri ai danni della popolazione civile e di appartenenti alle forze di sicurezza locali.<\/p>\n<p><em>Conclusioni.<\/em><br \/>\nLa situazione in Iraq \u00e8 da ritenersi un indicatore di assoluto rilievo analitico. La subdola strategia qa\u2019idista di convertire in forze operative le parti pi\u00f9 deboli della societ\u00e0 contiene allarmanti profili. E\u2019 pertanto prioritario comprendere le possibili conseguenze\u00a0 operative\u00a0 e\u00a0 tattiche\u00a0 che\u00a0 potrebbero\u00a0 riflettersi\u00a0 anche\u00a0 sul\u00a0 territorio\u00a0 europeo. Diversi sono i segnali, seppure sporadici e quindi non organici come in Iraq, che fanno ritenere come tale strategia sia stata adottata sin dagli inizi del secolo anche in Europa ed in particolare in Italia. Gi\u00e0 nel marzo del 2004 si registra un caso di attentato dinamitardo realizzato con modalit\u00e0 e verso un obiettivo che fecero ritenere plausibile l\u2019ipotesi della azione violenta religiosamente motivata. E\u2019 il caso di un marocchino che, utilizzando delle bombole di gas stipate all\u2019interno della autovettura, tent\u00f2 di far esplodere il veicolo nei pressi di alcune bombole di idrogeno esterne alle cucine di un fast food della catena statunitense McDonald\u2019s nei pressi di Brescia. Come venne dimostrato dall\u2019indagine conseguente, l\u2019attentatore risultava essere gravato da turbe psichiche derivanti da un forte stato depressivo.<br \/>\nVi sono stati altri tre casi che forniscono significativi indicatori, anche in termini di profiling, relativi a soggetti \u201cdeboli\u201d utilizzati per il compimento di attivit\u00e0 militanti di natura jihadista. Innanzitutto il caso di un italiano convertito che una indagine del 2002 indic\u00f2 come responsabile di una serie di attentati dinamitardi compiuti sin dall\u2019anno precedente in Sicilia e a Milano. Come emerse dalle indagini, si trattava di un italiano con precedenti penali, convertitosi in carcere all\u2019Islam e radicalizzatosi successivamente, che aveva compiuto diverse azioni incendiarie in danno di obiettivi particolarmente sensibili (l\u2019ultimo caso avvenne in un corridoio della stazione Duomo della metropolitana di Milano) e con modalit\u00e0 significative (utilizzo di bombole di gas e rivendicazioni scritte su teli bianchi in cui venivano indicati passi del Corano a giustificazione degli attentati).<br \/>\nIl secondo caso fa riferimento ad una donna di origine belga, con precedenti di tossicodipendenza e di reclusione in carcere, convertitasi all\u2019Islam e sposata ad un marocchino. Con il marito, cui aveva avviato un percorso di jihadizzazione, giunse in Iraq nel corso del 2005 e sul finire di quell\u2019anno port\u00f2 a compimento un attentato suicida ai danni di una pattuglia di militari statunitense.<br \/>\nInfine, il recentissimo caso di un cittadino inglese tratto in arresto dopo l\u2019esecuzione di un attentato incendiario all\u2019interno di un ristorante di Exeter, una cittadina sita nel sud ovest dell\u2019Inghilterra. Le indagini condotte dalle autorit\u00e0 inglesi hanno permesso di verificare come il soggetto, di 22 anni e da poco convertitosi all\u2019Islam, fosse affetto da gravi disagi psichici e che avesse compiuto l\u2019azione a seguito del suo reclutamento da parte di due uomini sospettati di appartenere ad un network jihadista collegato alla struttura di al-Qa\u2019ida operante nel confine afgano-pakistano.<br \/>\nL\u2019analisi permette di affermare che sussistono diversi e chiari indicatori che consentono di ipotizzare come la strategia qa\u2019idista di utilizzare individui con profili di debole personalit\u00e0 o sofferenza di malattie mentali rappresenti una minaccia attuale. A ci\u00f2 \u00e8 possibile associare un ulteriore allarmante dato che incide sulla concreta difficolt\u00e0 di contenimento della minaccia anche in Occidente: la circostanza che tali soggetti, utilizzando le possibilit\u00e0 offerte da internet, possano, dopo un processo di (auto)radicalizzazione divenire jihadisti militanti \u201cdo-it-yourselves\u201d attraverso lo scambio di informazioni operative (ad esempio come assemblare un esplosivo o come svolgere una sorveglianza verso un obiettivo).<br \/>\nIn tal senso appare quindi fondamentale l\u2019assetto di una perdurante azione sinergica svolta sia dagli enti preposti alla sicurezza sia da strutture che hanno in carico pazienti con deficit mentali che siano in grado di leggere correttamente gli \u201cwarnings\u201d. Il fine \u00e8 l\u2019impostazione di una strategia di prevenzione tesa al monitoraggio ed eventuale contenimento di quegli individui che per particolari caratteristiche psicologiche possano essere facili strumenti nelle mani di strutture che si ispirano al jihadismo militante.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da qualche tempo sulla stampa internazionale vengono riportate notizie di quella che \u00e8 ritenuta la nuova strategia del jihadismo globale: l\u2019impiego di attentatori suicidi che possiedono caratteristiche psicologiche e sociali particolari. 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