{"id":7765,"date":"2022-12-04T12:44:35","date_gmt":"2022-12-04T11:44:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/?p=7765"},"modified":"2023-01-12T16:07:36","modified_gmt":"2023-01-12T15:07:36","slug":"critica-allo-studio-della-radicalizzazione-violenta-by-marco-lombardi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/critica-allo-studio-della-radicalizzazione-violenta-by-marco-lombardi\/","title":{"rendered":"Critica allo studio della radicalizzazione violenta \u2013 by Marco Lombardi"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"text-align: justify;\">In questi ultimi anni la ricerca sul terrorismo si \u00e8 concentrata sul tema della radicalizzazione, per cercare di intercettare i segni che caratterizzano il processo che porta a un esito violento, per esempio di adesione a un gruppo terroristico, nella prospettiva di prevenire e ridurre il fenomeno.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di massima i risultati sono deludenti: i successi non sono mancati, anche in termini di intercettazione di una rete che stava convergendo su una azione violenta, ma sono stati episodici e casuali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A oggi non esiste un approccio consolidato di intercettazione della radicalizzazione violenta che si possa proporre come una strategia di prevenzione del terrorismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ripercorrendo questi anni, ci siamo mano a mano concentrati su particolari ambienti, giudicati favorevoli alla radicalizzazione quali i luoghi di culto, l\u2019internet, le prigioni: ogni volta uno di questi ambienti sembrava essere centrale per la radicalizzazione per poi essere ricompreso come \u201cuno\u201d degli ambienti concorrenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi, si parla di esito violento della radicalizzazione quale conclusione di un percorso soggettivo, variegato, sganciato da motivazioni singolari e forti, spesso auto-organizzato, dunque sempre meno prevedibile e descrivibile per mezzo di fattori qualificanti comuni rispetto a questa molteplicit\u00e0 di percorsi. In questa prospettiva si \u00e8 cominciato a parlare di \u201csegnali deboli\u201d: si tratta di fattori che non hanno significato, in merito alla radicalizzazione, se considerati singolarmente ma che lo acquistano quando, tra di loro associati, assumono una particolare configurazione significativa per indicare il grado di radicalizzazione. Per esempio, possiamo considerare in tal modo i circa 400 fattori che costituiscono la dozzina di Terrorism Risk Assesment Instruments (TRA-I), oggetto di studio del progetto europeo Counter in corso, quando vengono rilevati secondo una frequenza e una disposizione tipica per i diversi TRA-I.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa linea di lavoro \u00e8 estremamente utile e interessante per comprendere e spiegare il processo di radicalizzazione ma inutile, cos\u00ec come \u00e8, per prevenirlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per loro natura, i cosiddetti \u201csegnali deboli\u201d sono propri, se non della totalit\u00e0, della maggioranza dei cittadini descrivendo i caratteri quotidiani della vita: essi non diventano segnali di allarme, ma sono segnali di allarme solo quando assumono determinate configurazioni (pattern) considerate \u201ca rischio\u201d, configurazioni che sono una quota ridotta di altre configurazioni che appartengono alla normalit\u00e0 dei comportamenti. Ci\u00f2 significa che prevenire utilizzando un sistema complesso di segnali deboli, implica il monitoraggio costante della \u201cquasi intera\u201d popolazione: condizione inaccettabile sul piano etico e non praticabile per la quantit\u00e0 di risorse necessarie. A ci\u00f2 si aggiunge il fatto che una buona parte di questi segnali deboli riguarda informazioni personali e tendenze valutabili sul medio periodo e le configurazioni di allarme (warning pattern) sono in molti casi comprensibili solo a posteriori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal punto di vista metodologico si \u00e8 arrivati a una impropria sovrapposizione tra previsione e spiegazione: su questa strada spieghiamo, ma non miglioriamo la nostra capacit\u00e0 anticipatoria del fenomeno della radicalizzazione violenta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, il terrorismo che ci attende \u00e8 nuovamente cambiato e dobbiamo riscrivere una agenda della lotta al terrorismo che \u00e8 chiamata a rivedere priorit\u00e0, approcci e punti di attenzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra questi, certamente si deve riconsiderare l\u2019approccio alla radicalizzazione violenta, che se non fallimentare come finora portato avanti non ha certamente quel valore olistico e risolutivo che si pensava (e sperava) potesse avere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La via dei \u201csegnali deboli\u201d \u00e8 utile ma quando contenuta all\u2019interno di specifici ambienti, delimitabili e circoscrivibili a priori per l\u2019osservabilit\u00e0 che offrono: sviluppare modelli (uso di IA, machine learning, algoritmi complessi, \u2026) capaci di rendere conto delle configurazioni (pattern) che si formano nelle reti osservabili (misurabili, confinate, gruppi \u201climinali\u201d,\u2026) pu\u00f2 essere di successo sulla popolazione di un carcere, di una comunit\u00e0 digitale, etc., che favoriscono la spiegazione \u201ca posteriori\u201d di configurazioni emergenti significative.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La via dei \u201csegnali deboli\u201d, invece, non \u00e8 generalizzabile proprio per i caratteri peculiari di cui sopra e non porta ad alcun successo diretto per una prevenzione diffusa della radicalizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma ha un vantaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mondo reticolare e complesso che caratterizza la nostra vita, generatore di una esplosione di possibilit\u00e0, offre una enorme quantit\u00e0 di percorsi mimetici per raggiungere i medesimi risultati: anche quello del comportamento violento radicale. Di conseguenza, il riferimento ai \u201csegnali deboli\u201d \u00e8 coerente. Ma se nel mondo lineare e semplice questi erano flag di attenzione che si alzano sul percorso della radicalizzazione, oggi essi ci aiutano a comprendere, nel loro aggregarsi e svilupparsi, la modalit\u00e0 con cui i \u201cwarning pattern\u201d si formano. In sostanza, ci viene indicato quale \u00e8 l\u2019ambiente favorevole allo svilupparsi di un processo di radicalizzazione violenta. In questa direzione, si apre una nuova via alla prevenzione che si interessa meno (almeno in modo sistematico) di intercettate \u201cil radicale violento\u201d, ma si preoccupa di pi\u00f9 di promuovere ambienti dis-funzionali al processo di radicalizzazione, caratterizzati dal fatto che i segnali deboli tendono a non assumere configurazioni di rischio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0, pi\u00f9 che di ambienti, si deve parlare di \u201cEcosistemi Comunicativi Digitali\u201d, da monitorare in termini di (dis-) funzionalit\u00e0 ai processi radicalizzanti per orientarne i caratteri (non-) facilitanti questi processi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche in questo caso, \u00e8 richiesto un cambiamento di paradigma per il contrasto al terrorismo, incorporando definitivamente il concetto di Ecosistema, cio\u00e8 di sistema complesso coerente ed equilibrato, autosufficiente ed aperto (reticolarizzazione), costituito da fattori biotici (materia vivente) e fattori abiotici (materia non vivente) in relazione; che si qualifica come Comunicativo e Digitale, cio\u00e8 caratterizzato da strati (layer) fisici e virtuali in cui gli autori comunicano scambiando informazioni, espandendo conoscenza, relazioni e competenze.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":2,"featured_media":7768,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[17],"tags":[204,102,218],"class_list":["post-7765","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-terrorism","tag-deradicalization","tag-radicalization","tag-research"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7765","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7765"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7765\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7770,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7765\/revisions\/7770"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7768"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7765"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7765"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7765"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}