{"id":837,"date":"2014-08-25T10:32:01","date_gmt":"2014-08-25T10:32:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.itstime.it\/w\/?p=837"},"modified":"2022-03-28T18:46:46","modified_gmt":"2022-03-28T16:46:46","slug":"radicalizzazione-e-reclutamento-per-il-jihad-in-europa-e-italia-una-minaccia-perdurante-by-marco-lombardi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/radicalizzazione-e-reclutamento-per-il-jihad-in-europa-e-italia-una-minaccia-perdurante-by-marco-lombardi\/","title":{"rendered":"Radicalizzazione e reclutamento per il Jihad in Europa e Italia: una minaccia perdurante &#8211; by Marco Lombardi"},"content":{"rendered":"<p>Negli ultimi anni, in particolare successivamente agli attacchi terroristici dell\u201911 settembre 2001 e di quelli avvenuti sul suolo europeo, l\u2019attenzione degli studiosi \u00e8 stata rivolta a comprendere le nuove caratteristiche del terrorismo internazionale. Pi\u00f9 recenti, invece, gli studi inerenti ai processi di <em>radicalizzazione<\/em>, ovvero i meccanismi attraverso i quali gli individui cambiano i loro atteggiamenti adottando un comportamento potenzialmente deviante ancorato a un\u2019ideologia radicale o estremista. Questi ultimi si concretizzano &#8211; in ultima istanza &#8211; attraverso il <em>reclutamento<\/em> all\u2019interno di organizzazioni o gruppi estremisti che utilizzano la violenza per raggiungere degli obiettivi di tipo sociale, politico o di destabilizzazione del contesto nel quale operano. Sebbene il radicalismo non possa essere considerato un sinonimo di \u201cterrorismo\u201d, il processo che spinge gli individui ad abbracciare delle ideologie di stampo radicale \u00e8 di fondamentale importanza in quanto rappresenta il primo e cruciale passo verso l\u2019estremismo violento.<\/p>\n<p><!--more-->Parte della gestione organizzativa dell\u2019attento di Mumbai (2008), l\u2019operativit\u00e0 dell\u2019attentato alla caserma Santa Barbara di Milano (2009), la strage di Tolosa da parte di Mohamed Merah (2012) hanno le radici in contesti sociali, economici e culturali molto simili anche in relazione ad attentati recentissimi e diversi tra loro quali: le bombe alla maratona di Boston dei fratelli Tsarnaev (15 aprile 1013), le vittime del \u201cpicconatore\u201d Mada Kabobo, immigrato irregolare ghanese a Milano (13 maggio 2013), il soldato inglese ucciso a colpi di machete nei dintorni di Londra da parte di due giovani di origine nigeriana convertiti all&#8217;Islam radicale (22 maggio 2013), il ferimento di un militare francese a Parigi (26 maggio 2013). Da un piao d\u2019anni la Siria e le sue derive iraqene sono il grande magnete di attrazione della radicalizzazione, ormai per tutto il mondo globale jihadista.<\/p>\n<p>Il fattore che spesso avvia il processo \u00e8 un disagio (reale o percepito) che non ha valenza territoriale perch\u00e9 la scarsa qualit\u00e0 della relazione (sociale, individuale, ecc.), spesso alla base di questi comportamenti, contraddistingue oggi realt\u00e0 suburbane e periferiche come citt\u00e0 medio piccole, finora supposte \u201cindenni\u201d.<\/p>\n<p>Questi medesimi ambiti hanno gi\u00e0 prodotto in alcuni paesi europei una rilevante quota di aspiranti combattenti jihadisti regolarmente formati in campi specializzati in paesi extra europei (in Germania: almeno 180 persone formate di cui 65 rientrate in Germania per colpire). Gi\u00e0 alcuni anni fa, le intelligence europee e statunitense avevano lanciato l&#8217;allarme su cellule \u201cnon organiche ad al Qaida\u201d, \u201csoggetti isolati o micronuclei pronti a entrare in azione anche in via del tutto autonoma\u201d. Nei tempi pi\u00f9 recenti, molti di loro sono partiti per andare ad addestrarsi e poi combattere all&#8217;estero, in particolare in Afghanistan e Pakistan. In Siria, secondo le stime dell&#8217;antiterrorismo Ue, sono presenti alcune centinaia almeno di europei che sono accorsi a ingrossare le fila delle formazioni come il Fronte al Nusra e ISIS\/L, oggi IS.<\/p>\n<p>Spesso il percorso di avvicinamento al jihad nasce nel circuito informale e amicale, in contesti in cui i membri si percepiscono come appartenenti a una comunit\u00e0 discriminata, potenziali \u201cvittime\u201d in cerca di una leadership che li sostenga, formate soprattutto via internet. In questo quadro il luogo di culto \u00e8 solo il luogo finale del percorso, ma non il vero incubatore.<\/p>\n<p>Dunque la situazione di crisi e disagio diffuso, che ha effetti oggettivi e soggettivi sul vivere quotidiano, favorisce processi di radicalizzazione che possono facilmente sfociare in atti violenti e di terrorismo. La motivazione profonda di ciascuno di questi atti si ritrova nel disagio di cui l\u2019individuo \u00e8 portatore, trovando nella espressione ad Allah un giustificazione ideologica a posteriori dell\u2019atto. Questa condizione diffusa, sulla quale si basa soprattutto il timore dell\u2019emergere di \u201clone wolf\u201d, rende ancora pi\u00f9 confusa una definizione sempre valida di terrorismo; ma, soprattutto, sempre pi\u00f9 pericoloso l\u2019incitamento ad azioni di conflitto e rivolta che spesso si ascoltano nel web o nelle moschee. Sono spesso giovani cresciuti nel disagio sociale o nell&#8217;emarginazione delle grandi metropoli, dove l&#8217;adesione al radicalismo islamico diviene anche un elemento di caratterizzazione dell&#8217;identit\u00e0 sociale: si tratta di giovani musulmani delle periferie, di seconda o terza generazione, che sposano la dottrina e l&#8217;ideologia jihadista a contatto con le forze combattenti locali. Non tutti per\u00f2 riescono a partire verso le aree di conflitto e, alcuni, convogliano i propri sentimenti anti-occidentali rendendosi protagonisti di atti ostili in patria. Il messaggio del leader di Al Qaeda, Ayman al Zawahiri, distribuito in audio e video in occasione del 12\u00b0 anniversario dell\u2019attacco alla Torri Gemelle, preoccupa ulteriormente perch\u00e9 dimostra la consapevolezza e il potenziale impiego strategico dei \u201clupi solitari\u201d da parte del terrorismo qaedista. Zawahiri si richiama proprio all\u2019attentato alla maratona di Boston per incitare al jihad sul suolo americano e occidentale con \u201c<em>attacchi disperati che possono essere realizzati da uno o da un piccolissimo numero di fratelli<\/em>\u201d per promuovere \u201c<em>uno stato continuo di tensione e di trepidazione, (ad arrovellarsi), su quando e dove colpiremo ancora<\/em>&#8220;. Appare chiaro un progetto strategico jihadista che insiste sull\u2019indottrinamento e la formazione diffusa soprattutto via rete per perpetrare attacchi terroristici \u201csolitari\u201d, quelli di pi\u00f9 difficile previsione e prevenzione.<\/p>\n<p>In questo momento storico, dunque, i fenomeni che caratterizzano l\u2019area mediterranea sono strettamente connessi allo sviluppo dei processi di radicalizzazione, con le minacce che conseguono, e anzi agiscono da veri e pori booster nei confronti di questi processi.<\/p>\n<p>Anche l\u2019Italia ormai contribuisce per la sua parte a rinforzare le schiere jihadiste, in particolare dirette verso la Siria, con il supporto di cellule spesso radicalizzate in rete che prima che dimostrarsi combattenti sono validi supporti logistici al transito soprattutto di origine balcanica.<\/p>\n<p>Non si tratta di una novit\u00e0 per il nostro Paese, che gi\u00e0 negli anni Novanta era punto di riferimento per il reclutamento per le guerre balcaniche (Bosnia), ma di una ripresa dopo una fase di rallentamento dovuta a una minor presenza di reti islamiche organizzate qui, rispetto ad altri stati europei, connesse a una minor radicalizzazione di flussi migratori recenti, non incorporati nei ghetti come in Francia, Belgio, Olanda. Di questi caratteri soffre tuttora il reclutamento per la Siria in Italia che, pi\u00f9 che in altre aree, \u00e8 caratterizzato dal self-recruitment (auto-reclutamento) indirizzato soprattutto attraverso la rete e piccolo gruppi auto-organizzati e non dall\u2019attivismo in moschea.<\/p>\n<p>La potenza della comunicazione nel processo di radicalizzazione \u00e8 evidente nei fatti recentissimi che hanno portato, in data 18 giugno 2013, alla conoscenza della morte di Giuliano Delnevo nei combattimenti in Siria contro il governo di Bashar Assad. Delnevo, convertito nel 2008 al\u2019Islam con il nome di Ibrahim e combattente per circa un anno in Siria, pu\u00f2 essere un esempio drammatico degli effetti denunciati. La sua pagina di presentazione di FaceBook si richiama esplicitamente al jihad ceceno: al Kavkaz Center, il portale web dell\u2019Emirato del Caucaso, una rete di militanti che vogliono creare il Califfato islamico del Caucaso. Tra gli ultimi post datati 12\/2 \/2013, compare l\u2019immagine di Abdullah Azzam come apparente modello ispiratore di Delnevo. Abdullah Yusuf Azzam (1941 \u2013 1989) era un teologo e maestro sunnita palestinese mentore di Osama bin Laden. E\u2019 stato importante ispiratore, guida e anche organizzatore del jiahd combattente invitando tutti i musulmani a unirsi contro il nemico per riappropriarsi delle terre dell\u2019islam su cui instaurare il califfato. Dunque radicalizzazione via rete ed esposizione ai sermoni dei predicatori hanno portato il giovane genovese a combattere, accanto a un gran numero di jihadisti di origine araba e nord africana in Siria. E a morirci.<\/p>\n<p>Ma altre storie seguono. Come quella di Anas el Abboubi (Marocco 1992), in Italia dal 1999, residente nella provincia di Brescia. Lascia tracce nella rete di <em>Sharia4Belgium<\/em> e vuole formare <em>Sharia4Italy<\/em> e partire per la Siria con l\u2019obiettivo di arruolarsi nelle file di Al Qaeda e morire martire, come scrive anche sul suo FaceBook. Verr\u00e0 poi a arrestato con l\u2019accusa di terrorismo, prima di partire, perch\u00e9 in sospetto di tramare attentati in Italia. Scarcerato se ne perdono poi le tracce (gennaio 2014) in Siria, che ha raggiunto attraverso un network albanese.<\/p>\n<p>Come lui Mohamed Jarmoune, ventenne, bresciano, di origini marocchine: via web entra in contatto con i reclutatori ma non parte. E\u2019 un jihadista del computer che si occupa di raccogliere informazioni e organizzare gli altri: viene arrestato per terrorismo e finisce in prigione in quanto nel suo computer vengono ritrovate informazioni che lo rendono sospetto di tramare un attentato alla sinagoga di Milano.<\/p>\n<p>Ma anche il resto dell\u2019Europa non \u00e8 immune dalle \u201csirene\u201d siriane. E\u2019 di aprile 2014 l\u2019informazione che sarebbe morto in un attacco kamikaze Denis Mamadou Cuspert, tedesco che si era unito al jihad in Siria, combattendo con lo Stato islamico dell&#8217;Iraq e del Levante (ISIS\/L). L&#8217;uomo, conosciuto in patria anche con lo pseudonimo di Deso Dogg, che utilizzava nella sua carriera da rapper, da quando si era unito alle fila del gruppo jihadista aveva adottato il nome di battaglia di Abu Talha al-Almani, prima ancora quello di Abu Maleeq. Originario di Berlino, veniva da una famiglia mista: il padre era originario del Ghana. \u00ab<em>La nazione islamica sta sanguinando per aver appreso la notizia del martirio di un suo combattente jihadista, il fratello Abu Talha al-Almani. Possa lui essere accolto da Dio<\/em>\u00bb, si legge in uno dei messaggi apparsi sui forum jihadisti, aggiungendo che \u00ab<em>La sua morte \u00e8 stata causata da un attentato kamikaze condotto dai traditori di Jolani (il capo del Fronte al-Nusra Abu Mohammed) contro la casa dove di trovavano alcuni fratelli dell\u2019Isis<\/em>\u00bb. Ma Cuspert era gi\u00e0 da tempo, almeno tre anni, sotto osservazione in quanto noto rapper tedesco ben conosciuto nel mondo qaedista per i sui \u201c<em>nasheeds<\/em>\u201d, cio\u00e8 i canti di forte ispirazione islamica. Era gi\u00e0 considerato come una delle figure pi\u00f9 influenti nella promozione del jihad violento, sostenendo la necessit\u00e0 di attacchi agli interessi occidentali, diffusi via web e Youtube. Come sappiamo \u00e8s tati seguito da John Foley.<\/p>\n<p>Da differente parte del mondo viene la storia di Wa&#8217;el Ahmed Abd al-Fattah, arrestato dalle autorit\u00e0 egiziane in aprile 2014, combattente di ritorno dalla Siria, tra le diverse centinaia di egiziani reclutati da Al-Nusra e\/o ISIS. Di questi numerosi stanno costituendo un primo flusso di ritorno, schierandosi con Ansar Bait al-Maqdis, gruppo qaedista operativo nel Sinai, rendendosi responsabili di numerosi attentati in Egitto nei combattimenti contro il regimo di Mohammed Morsi.<\/p>\n<p>Si tratta di storie differenti ma che evidenziano alcuni spunti e tendenze interessanti per queste riflessioni: l\u2019Italia, paese tradizionalmente non tra i pi\u00f9 attivi nel processo di radicalizzazione e di terrorismo <em>home grown<\/em>, non \u00e8 immune dalla attrazione che i poli di confitto mediterraneo esercitano; sono particolarmente attratti giovani, disagiati, in difficolt\u00e0 con poche speranze spesso immigrati da tempo, che si auto-reclutano, cercando e offrendosi alle occasioni presenti nel web, per dare il loro contributo al jihad comunque. Giovani che per diversi motivi partono e che.. spesso tornano!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli ultimi anni, in particolare successivamente agli attacchi terroristici dell\u201911 settembre 2001 e di quelli avvenuti sul suolo europeo, l\u2019attenzione degli studiosi \u00e8 stata rivolta a comprendere le nuove caratteristiche del terrorismo internazionale. Pi\u00f9 recenti, invece,<a class=\"moretag\" href=\"https:\/\/www.itstime.it\/w\/radicalizzazione-e-reclutamento-per-il-jihad-in-europa-e-italia-una-minaccia-perdurante-by-marco-lombardi\/\">Read More&#8230;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[17],"tags":[88,87,30,91,216],"class_list":["post-837","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-terrorism","tag-is","tag-isis","tag-jihad","tag-reclutamento","tag-terrorism"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/837","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=837"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/837\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":839,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/837\/revisions\/839"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=837"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=837"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=837"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}