{"id":961,"date":"2014-09-06T15:54:11","date_gmt":"2014-09-06T15:54:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.itstime.it\/w\/?p=961"},"modified":"2014-10-01T12:55:47","modified_gmt":"2014-10-01T12:55:47","slug":"jihad-3-0-i-punti-di-forza-dello-stato-islamico-in-iraq-e-in-siria-proposte-di-riflessione-per-la-nato-e-la-coalizione-internazionale-by-claudio-bertolotti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/jihad-3-0-i-punti-di-forza-dello-stato-islamico-in-iraq-e-in-siria-proposte-di-riflessione-per-la-nato-e-la-coalizione-internazionale-by-claudio-bertolotti\/","title":{"rendered":"Jihad 3.0: i punti di forza dello Stato islamico in Iraq e in Siria. Proposte di riflessione per la NATO e la Coalizione internazionale &#8211; by Claudio Bertolotti"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Il Califfato islamico, Stato Islamico, IS, ISIS o ISIL \u2013 <em>Islamic State in Iraq and Sham <\/em>(o <em>Levant<\/em>) \u2013 sebbene non riconosciuto sul piano formale \u00e8 oggi, su quello sostanziale, un proto-Stato teocratico (sunnita) in fase di espansione \u2013 sia locale, sia globale \u2013 e in grado di detenere il monopolio della violenza, gestire una propria economia, amministrare la \u201cgiustizia\u201d e offrire servizi pubblici a una popolazione stimata di circa sei milioni di abitanti, tra Iraq e Siria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nemico definito dello Stato Islamico (d\u2019ora in poi IS) \u00e8 l&#8217;Occidente, questo sul piano politico-strategico; a livello operativo e tattico i nemici sono tutti coloro che non aderiscono all\u2019ideologia fondamentalista del nuovo <em>jihad<\/em> 3.0 (quando ormai <em>al-Qa\u2019ida<\/em> rappresenta il jihadismo 2.0) o che si contrappongono alla realizzazione del Califfato islamico assoluto propugnato dall\u2019IS: cristiani, yazidi, shabaki, turcomanni, sciiti, altri sunniti, ecc.. tutti destinati alla conversione forzata, in alternativa alla morte, alla schiavit\u00f9 (nel caso delle donne) o alla fuga.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Deve preoccupare la capacit\u00e0 dell\u2019IS di attirare volontari del <em>jihad<\/em> da tutto il mondo, e anche dall\u2019Europa; una capacit\u00e0 che si basa, da un lato, sullo sfruttamento di un diffuso senso di frustrazione individuale (presente in alcuni soggetti \u201ceuropei\u201d, musulmani, di origine straniera \u2013 spesso di seconda o terza generazione) alimentato da una raffinata propaganda ideologica e, dall\u2019altro, sulla forte debolezza culturale e istituzionale europea che svela l\u2019incapacit\u00e0 dei governi nazionali di affrontare con realismo lo scontro con l\u2019IS e le crescenti derive fondamentaliste all\u2019interno della stessa Europa, dove aumenta la probabilit\u00e0 di attacchi diretti di natura terroristica, isolata e casuale (jihadismo globale) a cui potrebbe contribuire anche l\u2019incontenuto flusso migratorio attraverso il Mediterraneo[1].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altro fattore di preoccupazione \u00e8 il coinvolgimento di numerose comunit\u00e0 sunnite locali e di molte donne all\u2019interno dei territori sotto il controllo dell\u2019IS; comunit\u00e0 (e donne) che decidono di aderire all\u2019ideologia distruttiva jihadista in nome di una difesa e di una tutela dei diritti del proprio gruppo (jihadismo locale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo Stato Islamico \u00e8 inoltre in grado di alimentare una spirale di violenza capace di coinvolgere altri gruppi fondamentalisti del <em>jihad<\/em>, grandi e piccoli, attraverso una corsa all\u2019attenzione mass-mediatica funzionale alla pubblicit\u00e0, al reclutamento e alla raccolta di fondi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un coinvolgimento e una corsa alla realizzazione di eventi <em>shock<\/em> ed estremi supportati da una narrativa capace e da una virulenta attivit\u00e0 di propaganda radicale e ideologizzata capaci di sfruttare la velocit\u00e0 del Web, l\u2019amplificazione mass-mediatica dell\u2019immagine, le potenzialit\u00e0 dei <em>social-network<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019editoriale di Luciano Larivera pubblicato su <em>Civilt\u00e0 Cattolica<\/em>[2] di settembre, l\u2019importante periodico del Vaticano, lancia un chiaro allarme richiamando alla necessit\u00e0 di una Comunit\u00e0 internazionale convinta nel fermare le atrocit\u00e0 e le violenze in corso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello specifico, nel ribadire la contrariet\u00e0 di una violenza bellica priva di una visione a lungo termine e basata su bombardamenti dalla dubbia efficacia, l\u2019editoriale evidenzia come occorra \u00abconosce\u00adre e maneggiare ancora meglio tutti i mezzi, anche quelli della co\u00admunicazione sociale e dell<em>\u2019intelligence<\/em>, al fine di prevenire la guerra, frenare l\u2019<em>escalation <\/em>della violenza bellica, attivare un cessate il fuoco, fare interrompere un conflitto armato, gestire la transizione post-bellica, (ri)costruire e far funzionare lo \u00abStato di diritto[3]\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si rende dunque necessario, anche al fine di contenere il fenomeno di esaltazione e reclutamento globale, agire subito e con fermezza poich\u00e9 \u00abinterrompere la parabola ascendente dell\u2019IS, sul fronte bellico, ne riduce il fascino romantico tra molti musulmani, e quindi il conformismo di aggregarsi ai \u201cvincenti\u201d. Il <em>marketing <\/em>dell\u2019IS, in particolare sui <em>social network<\/em>, ma anche con la sua rivista periodica <em>on line<\/em>, i suoi predicatori e il teologo e autoproclamato successore di Maometto Abu Bakr al-Baghdadi, sta penetrando tra i musulmani in Occidente,\u00a0 dove si \u00e8 diffusa una comunicazione appiattita (\u201cil politicamente corretto\u201d) e una societ\u00e0 individualistica, emotiva, edonistica e dell\u2019apparenza[4]\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma per contenere il fenomeno jihadista, gli strateghi della Coalizione debbono avere ben chiaro chi \u00e8 il soggetto fondamentalista, quale l\u2019ideologia trainante del gruppo di cui si sente parte, quali gli scopi ma anche i mezzi di cui si serve. Se tale consapevolezza dovesse mancare, il risultato di un qualunque intervento sarebbe fallimentare, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno di quanto gi\u00e0 accaduto in Iraq e di quanto stia avvenendo in Afghanistan (in particolare quest\u2019ultimo dove gli attacchi in forze contro i gruppi di opposizione non hanno fatto che aumentare il numero di <em>mujaheddin<\/em> e il sostegno delle comunit\u00e0 nei loro confronti).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un ulteriore fattore da tenere in considerazione per la definizione e per il perseguimento di una strategia di contrasto del problema \u00e8 che con l\u2019IS non \u00e8 possibile dialogare, n\u00e9 puntare a una soluzione di compromesso, semplicemente perch\u00e9 per i fondamentalisti il compromesso non esiste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>La fanatica determinazione dell\u2019IS<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>In primis<\/em>, i gruppi di opposizione di stampo terrorista godono del notevole vantaggio rappresentato dalla certezza della copertura mediatica; molto pi\u00f9 che in qualsiasi altro tipo di conflitto, quello contemporaneo catalizza l\u2019attenzione del pubblico internazionale, spettatore passivo e soggetto potenziale dell\u2019azione terrorista. Ci\u00f2 produce un diffuso senso di insicurezza, impotenza, a cui gli strumenti politici non riescono nell\u2019immediato a porre freno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019attenzione dei <em>media <\/em>\u00e8 tanto pi\u00f9 diffusa e immediata quanto pi\u00f9 \u00e8 crudele l\u2019immagine trasmessa, quanto pi\u00f9 terrificante \u00e8 il messaggio diffuso; e ci\u00f2 porta a un\u2019amplificazione del messaggio, della sua finalit\u00e0: la determinazione e la capacit\u00e0 di poter condurre un attacco diretto nel cuore del territorio nemico, in qualunque luogo, in qualunque momento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tale quadro, l\u2019IS ha saputo sfruttare magistralmente le tecniche della guerra psicologica attraverso le esecuzioni di \u201cprigionieri\u201d occidentali, dal forte valore simbolico; si guardi agli abiti fatti indossare dai condannati a morte che pretendono di porre sullo stesso piano i prigionieri in mano dell\u2019IS con quelli detenuti dagli Stati Uniti, il taglio della gola \u2013 al pari di un sacrificio animale \u2013, le dichiarazioni politiche indirizzate a capi di Stato \u2013 il presidente Obama <em>in primis<\/em>; tali esecuzioni trasmesse e diffuse attraverso il Web sono lo strumento ideale per amplificare gli effetti sulla psiche dell\u2019osservatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fredda crudelt\u00e0 delle esecuzioni, la determinazione degli esecutori e la diffusione mediatica degli eventi sono tutti fattori che aumentano la sensazione di paura e il senso d\u2019insicurezza tra la popolazione. Una tecnica che sfrutta le potenzialit\u00e0 dell\u2019immagine via Web che, dal punto di vista tecnico, si presenta semplice e con dispendio limitato in termini di sforzi economici e materiali. Un video \u00e8 economico e facile da preparare; per un\u2019azione sono infatti sufficienti una videocamera, un <em>software<\/em>, una connessione internet: il risultato finale \u00e8 estremamente vantaggioso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi, la collaborazione tra i vari gruppi votati al <em>jihad<\/em> ha portato a un sensibile aumento di \u201cazioni spettacolari\u201d e mediaticamente appaganti, capaci di garantire una eco mediatica amplificata, difficile da conseguire attraverso azioni \u201cconvenzionali\u201d: amplificazione mediatica che \u00e8 uno dei principali obiettivi dell\u2019IS.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Il linguaggio dei terroristi attraverso la propaganda e il Web: giustificare la violenza in nome della religione<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La violenza religiosa a cui assistiamo \u00e8 la conseguenza di tendenze distorte in senso radicale. Una violenza che \u00e8 frutto di un\u2019elaborazione intellettuale che cerca le giustificazioni di atti terribili\u00a0 nel nome di un dio, di una fede, e le somma a rivendicazioni di carattere politico e sociale. Questi due termini \u2013 violenza e religione \u2013 vengono presentati come affini e complementari, e cos\u00ec sono recepiti da alcuni credenti come invito alla giustizia divina inflitta attraverso la violenza terrena. Tanto pi\u00f9 che \u00abil potere che la religione ha di stimolare l\u2019immaginazione ha sempre avuto a che fare con immagini di morte\u00bb[5].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019incitamento ad atti terroristici in nome della fede passa attraverso un processo di demonizzazione del nemico che trasforma la lotta terrena in una guerra tra martiri e demoni. La religione ha dunque un ruolo fondamentale, in quanto offre giustificazioni morali per uccidere ma, accanto ad essa, gli attivisti radicali sono riusciti a introdurre la percezione di una cospirazione politica internazionale guidata dall\u2019Occidente. Hanno tratto dalla religione una propria identit\u00e0 politica e la legittimit\u00e0 per coltivare ideologie piene di rancore[6].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019idea del radicalismo religioso si costruisce su un nucleo rigido e monolitico. Una societ\u00e0 fondamentalista alleva i piccoli con criteri educativi che distinguono in maniera netta gli amici e i nemici, il bene e il male, il bello e il brutto, il giusto e lo sbagliato: e la significativa presenza di bambini e adolescenti tra le file dell\u2019IS deve essere tenuta in considerazione in virt\u00f9 della minaccia futura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, alla base del fondamentalismo vi \u00e8 un senso di persecutoriet\u00e0 del male, identificato in ci\u00f2 che \u00e8 \u201caltro\u201d, estraneo, e che come tale deve essere annientato a qualunque costo. In questo senso, il nesso tra aggressivit\u00e0 e fondamentalismo lo troviamo nella volont\u00e0 di infierire sul nemico con un gesto dimostrativo violento: la morte \u2013 del nemico ma anche quella del fondamentalista\/<em>mujaheddin<\/em> che in questo modo diventa \u201cmartire\u201d \u2013 \u00e8 cos\u00ec recepita come conseguenza giusta e necessaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>La crisi che alimenta il fondamentalismo<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Islam sta attraversando proprio in questo momento un processo di svuotamento di valori, cui si aggiungono altri fenomeni quali la corruzione morale: \u00e8 un dramma evolutivo sociale che tende alla secolarizzazione percepita da alcuni come allontanamento volontario dalla fede in Dio, corruzione di costumi e tradizioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fondamentalismo \u00e8 conseguenza perci\u00f2 \u00abdi un periodo di crisi, quale ne sia l\u2019origine, il bisogno di riscoprire radici e fondamenti, su cui ricostruire e rinnovare. Il fondamentalismo si ripropone proprio nei periodi di crisi dove si fa sentire un bisogno di ritornare a un passato pi\u00f9 o meno idealizzato, spesso mai esistito, per rafforzare l\u2019identit\u00e0 di chi si sente, a torto o a ragione, minacciato[7]\u00bb. E ci\u00f2 si somma agli interessi strategici e al ruolo internazionale delle grandi potenze occidentali \u2013 in particolare gli Stati Uniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le ragioni del fondamentalismo vengono cos\u00ec alimentate da un disagio che si scatena reagendo a forme di presunta (o effettiva) oppressione politica, militare, culturale e sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Ideologia fondamentalista e terrorismo: azione o reazione?<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello a cui stiamo assistendo, ma di cui siamo inevitabilmente parte, \u00e8 un conflitto che si sposta anche sul piano culturale; non dovremo allora stupirci quando a breve torner\u00e0 in voga \u2013 verosimilmente a sproposito \u2013 il concetto, archiviato da qualche anno, di \u201cscontro di civilt\u00e0[8]\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi \u00e8 da parte dei soggetti che fanno parte dell\u2019IS, e di alcune comunit\u00e0 che ne supportano, o quantomeno non ne condannano l\u2019operato, l\u2019angosciante percezione di essere \u201csotto attacco\u201d, violati, e la convinzione che le proprie azioni non siano altro che una legittima reazione alle violenze subite. L\u2019attentato di risposta, l\u2019esecuzione pubblica di \u201cprigionieri\u201d, la minaccia di attentati in Europa, vengono per questo presentati come moralmente giustificati. E se nell\u2019appello alla \u201cguerra giusta\u201d dell\u2019IS non vengono escluse le azioni contro i civili (in Oriente come in Occidente), la ragione sta nel fatto che in questo conflitto \u2013 per i militanti dell\u2019IS \u2013 \u201cnon esistono vittime innocenti\u201d: l\u2019uccisione di uomini, donne e bambini appartenenti ad altri gruppi religiosi ne \u00e8 la conferma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scrittore islamico che pi\u00f9 ha influenzato la societ\u00e0 musulmana per quanto riguarda il concetto di jihad\u00e8 stato Abd al-Faraj, il quale sosteneva che \u00abil vero soldato dell\u2019Islam pu\u00f2 usare qualsiasi mezzo a sua disposizione per raggiungere un giusto scopo; inganno, sotterfugio e violenza sono specificatamente citati[9]\u00bb. Questo modo di pensare, amplificato, riadattato e radicalizzato si \u00e8 inserito in una corrente politica islamica che ha ispirato molti dei soggetti e dei gruppi che hanno aderito alla lotta senza quartiere che sta imperversando in Medio Oriente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Come fermare l\u2019IS?<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fermare l\u2019IS impone di:<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>affrontare la questione nel suo complesso, e non a livello locale relegando all\u2019interno di confini fittizi il problema \u2013 la Libia, l\u2019Iraq, la Siria, l\u2019Afghanistan, ecc..: confini nazionali che esistono solo formalmente, se esistono, ma non nella sostanza;<\/li>\n<li>adottare un approccio olistico e multidimensionale che coinvolga tutti i livelli (politico, diplomatico, sociale, culturale, militare, economico, religioso) e tutte le parti in causa;<\/li>\n<li>indurre il governo iracheno a risolvere le conflittualit\u00e0 di natura settaria (che alimentano la base di supporto all\u2019IS) a premessa di un equilibrio stabile e una difesa nazionale;<\/li>\n<li>avviare un concreto rapporto di cooperazione con il governo siriano, il cui esercito \u00e8 l\u2019unico (insieme agli Hezbollah libanesi) che al momento si oppone all\u2019espansione dell\u2019IS;<\/li>\n<li>collaborare l\u2019Iran, attualmente gi\u00e0 impegnato a sostenere e guidare le milizie sciite irachene contro l\u2019IS in Iraq;<\/li>\n<li>disporre e impiegare uno strumento militare adeguato.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">E nel merito dello strumento militare, l\u2019attuale soluzione armata \u2013 a distanza e basata su un limitato supporto aereo e sulla presenza di alcune unit\u00e0 di forze speciali \u2013 \u00e8 limitata e dalla dubbia efficacia; perseguire una strategia di intervento \u201cdietro le quinte\u201d non \u00e8 dunque n\u00e9 auspicabile n\u00e9 utile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il summit Nato in Galles del 4-5 settembre ha definito una bozza di linea strategica e di una <em>partnership<\/em> NATO-Iraq per contrastare l\u2019avanzata dell\u2019IS; ma la tipologia di assistenza diretta al governo iracheno \u2013 in aggiunta al supporto di fuoco aereo e di poche forze speciali sul terreno \u2013 sar\u00e0 di &#8220;<em>defence capacity building<\/em>&#8220;, ossia addestramento e consulenza, assistenza umanitaria bench\u00e9 non escluda ulteriori e pi\u00f9 significativi sviluppi futuri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma se da un lato, una strategia basata unicamente sullo strumento militare \u00e8 destinata a fallire, dall\u2019altro, pensare di voler &#8220;distruggere&#8221; l&#8217;IS in Iraq e Siria senza &#8220;scarponi sul terreno&#8221; sotto l\u2019egida delle Nazioni Unite, n\u00e9 occidentali n\u00e9 della Nato, \u00e8 un grande errore che pu\u00f2 portare a conseguenze opposte a quelle desiderate, quali la prosecuzione delle atrocit\u00e0 e la presenza e consolidamento sul terreno dell\u2019IS (anche grazie al supporto delle comunit\u00e0 locali).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019IS deve perci\u00f2 essere negato l\u2019accesso a qualunque forma di risorsa finanziaria, alle fonti energetiche e idriche, al rifornimento di munizioni ed equipaggiamenti; cos\u00ec come devono essere contrastati, con il massimo sforzo, l\u2019opera di propaganda e reclutamento, a livello regionale ma ancor pi\u00f9 all\u2019interno degli stati europei. Ma l\u2019IS deve anche essere combattuto con convinzione ed efficacia sul terreno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto ci\u00f2 dovr\u00e0 avvenire di pari passo ad una sinergica e decisa azione diplomatica nei confronti dei soggetti (statali e non) che sostengono in qualunque forma l\u2019IS, e al simultaneo sforzo sul piano culturale e religioso che coinvolga gli attori regionali. Ma un intervento diretto, certamente diverso dai precedenti di Afghanistan e Iraq, ridimensionato e <em>low-profile<\/em>, non pu\u00f2 mancare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se la politica del dialogo e del compromesso non \u00e8 perseguibile con l\u2019IS, lo \u00e8 certamente con gli attori regionali coinvolti o minacciati in qualunque forma dalla minaccia terroristica; dialogo e compromesso che devono, in primo luogo, essere indirizzati alla soluzione delle conflittualit\u00e0 settarie locali e regionali, in Iraq come in Siria, accettando, in secondo luogo, il ruolo di primo piano di una realt\u00e0 curda sempre pi\u00f9 forte; \u00e8 infine necessario il coinvolgimento di importanti attori quali la Federazione Russa e l\u2019Iran.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di tutto \u00e8 per\u00f2 necessario possedere un\u2019adeguata consapevolezza di chi si sta combattendo e di chi, al contrario, si vuole sostenere[10].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Claudio Bertolotti (PhD), analista strategico esterno del CeMiSS, \u00e8 specializzato in sociologia dell\u2019Islam, si occupa di terrorismo, minaccia asimmetrica e attacchi suicidi.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[1]ITSTIME &#8211; Italian Team for Security, Terroristic Issues &amp; Managing Emergencies, <em>Isis, la denuncia: \u201cIntelligence algerina ha identificato 130 infiltrati tra i profughi\u201d<\/em>, in <a href=\"http:\/\/www.itstime.it\/w\/isis-la-denuncia-intelligence-algerina-ha-identificato-130-infiltrati-tra-i-profughi\/\">http:\/\/www.itstime.it\/w\/isis-la-denuncia-intelligence-algerina-ha-identificato-130-infiltrati-tra-i-profughi\/<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[2]Luciano Larivera S.I., <em>Fermare la tragedia umanitaria in Iraq<\/em>, in \u00abCivilt\u00e0 Cattolica\u00bb, Quaderno N\u00b03941 del 06\/09\/2014 &#8211; (Civ. Catt. III 345-448 ).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[3] <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[4] <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[5] Cfr. Mark Juergensmeyer M., <em>Terroristi in nome di Dio<\/em>. <em>La violenza religiosa nel mondo<\/em>, Laterza, Roma-Bari, 2003, pp. 133 e segg.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[6] Claudio Bertolotti, <em>Shahid. Analisi del terrorismo suicida in Afghanistan<\/em>, ed. Franco Angeli, Milano 2010, p. 36.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[7] Uccelli A., <em>Psicologia analitica: religione e fondamentalismi religiosi<\/em>, in Aletti M. e Rossi G., <em>Identit\u00e0 religiosa, pluralismo, fondamentalismo<\/em>, CSE, Torino 2004, p. 110.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[8] Si rimanda a Huntington S.P., <em>Lo scontro delle civilt\u00e0 e il nuovo ordine mondiale<\/em>, Garzanti, Milano, 2000.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[9] Cfr. Juergensmeyer M., op. cit., p. 87.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[10] \u00c8 necessario conoscere prima di agire, pena il rischio di vanificare sforzi e sacrifici; per questo motivo si rende necessario il ricorso ad esperti d\u2019area e la creazione delle Unit\u00e0 di intermediazione culturale nel processo intelligence, analisi delle informazioni e nella pianificazione\/condotta delle operazioni. Si rimanda alla figura dell\u2019Unita di Intermediazione Culturale (UIC) illustrata dal contributo del CeMiSS-CASD , in <a href=\"http:\/\/www.difesa.it\/SMD_\/CASD\/IM\/CeMiSS\/Pubblicazioni\/Documents\/ArticoloBertolotti_Insurgencycounterinsurgency2.pdf\">http:\/\/www.difesa.it\/SMD_\/CASD\/IM\/CeMiSS\/Pubblicazioni\/Documents\/ArticoloBertolotti_Insurgencycounterinsurgency2.pdf<\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Califfato islamico, Stato Islamico, IS, ISIS o ISIL \u2013 Islamic State in Iraq and Sham (o Levant) \u2013 sebbene non riconosciuto sul piano formale \u00e8 oggi, su quello sostanziale, un proto-Stato teocratico (sunnita) in fase<a class=\"moretag\" href=\"https:\/\/www.itstime.it\/w\/jihad-3-0-i-punti-di-forza-dello-stato-islamico-in-iraq-e-in-siria-proposte-di-riflessione-per-la-nato-e-la-coalizione-internazionale-by-claudio-bertolotti\/\">Read More&#8230;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":962,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[17],"tags":[14,88,87,73],"class_list":["post-961","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-terrorism","tag-iraq","tag-is","tag-isis","tag-nato"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/961","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=961"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/961\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1108,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/961\/revisions\/1108"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/media\/962"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=961"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=961"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.itstime.it\/w\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=961"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}