L’operazione “Referral Action Days” di Europol – Federico Borgonovo e Nicolò Spagna

Il 21 novembre 2019 un’operazione coordinata da Europol in concerto con Telegram denominata Referral Action Days,  ha disabilitato aggressivamente l’ecosistema mediatico dello Stato Islamico (IS). L’operazione si è contraddistinta dalle precedenti per la sua efficacia andando a colpire non solo i canali e gruppi ma gli account delle diverse piattaforme, in particolare Telegram. Infatti, Le conseguenze sulla struttura organizzativa sono state considerevoli; La targettizzazione degli account ha permesso di colpire in particolare quei nodi della rete che detenevano il controllo del flusso comunicativo all’interno della piattaforma di Telegram.

Quest’ultima ha sempre rappresentato il fulcro dell’ecosistema mediatico di IS insieme a un sistema periferico che permetteva la capillarità della comunicazione e allo stesso tempo fungeva da laboratorio all’interno del quale sperimentare valide alternative a Telegram.

L’impatto sulla community di Telegram è stato di proporzioni incalcolabili. Gli attori chiave non sono stati in grado di reagire alle conseguenze dell’operazione proprio perché erano i bersagli designati dell’operazione stessa. Dal punto di vista comunicativo è stato l’equivalente di una decapitazione di massa. In questo modo non è stato possibile per la community, nemmeno il potersi ritrovare. Quando si faceva riferimento al danno grave che l’operazione ha causato è perché effettivamente per la community non è stato possibile rendersi conto dell’entità dei danni subiti. Tra gli attori principali uno dei pochi che è riuscito a comunicare e persino a produrre (nonostante la piattaforma fosse nel pieno di un ripulisti) è stato la casa mediatica Quraysh Media Center. 

L’immagine mostra una locandina che da una parte cerca di far sentire la voce del califfato digitale dall’altra passa alla controffensiva. In realtà per quanto sia efficace a livello visivo non lo è livello narrativo.  l’impatto dell’operazione si è rivelato traumatico ad ogni livello.

Il tentativo di Quraysh ha sollevato un altro aspetto che l’operazione EUROPOL ha colpito. Indirettamente l’operazione ha generato una serie di eventi che ha demolito la narrativa della social media war costruita da Daesh nella serie Inside the Khilafa (“se chiudono il tuo account, riaprine altri 100”). Gli utenti stanno provando a ricostituirsi e a ritrovarsi ma gli effetti dell’operazione perdurano più del previsto neutralizzando la maggior parte dei tentativi di riaggregazione. Questo effetto, seppur indiretto, è probabile che abbia lasciato profonde cicatrici nella memoria collettiva di quella che era un tempo la fiorente comunità digitale di IS su Telegram. Intaccando indelebilmente le future narrative di propaganda.

Ipotesi sulla riorganizzazione dell’arena digitale IS

L’ecosistema mediatico di IS è stato quindi notevolmente compromesso. Nonostante questo, dall’osservazione dell’ambiente digitale sta emergendo come i membri della comunità IS online si stiano mobilitando per riaggregarsi, cercando di attivare una fase di recovery.

L’ecosistema mediatico di IS era formato da un core basato sulla piattaforma Telegram e sull’utilizzo di altre piattaforme digitali che costituivano la periferia mediatica di IS. Con l’abbattimento della comunità digitale su Telegram quello che potrebbe verificarsi nel medio-lungo periodo è un processo di autonomizzazione della periferia mediatica IS. Se prima infatti quest’ultima era utilizzata per incrementare la capacità comunicativa e come laboratorio sperimentale finalizzato alla ricerca di valide alternative a Telegram, ad oggi l’andamento potrebbe portare non alla ricostituzione di un core, ma alla formazione di un ecosistema formato da singole realtà di piccola entità. Il targeting strategico sta funzionando sul breve periodo. Quello che si potrebbe verificare nel (medio) lungo periodo è una complessificazione della rete mediatica IS. Questa potrebbe ricostituirsi quindi con la definizione di micro-comunità digitali e non con il raggruppamento di una macro-comunità (Telegram-centrica). Queste micro-comunità sarebbero il prodotto di una frammentazione che sta portando e porterà probabilmente ad una migrazione degli attori verso la periferia mediatica IS (recovery).  Uno degli effetti di questa migrazione potrebbe essere uno digital spatial displacement.  Cioè non un’effettiva eliminazione della minaccia (outcome atteso da Europol) quanto più uno spostamento verso una nuova arena dove poter operare evitando contromisure. La rappresentazione nella figura seguente mostra la situazione dell’ecosistema mediatico pre e post-operazione Europol. La figura schematizza la definizione di un ecosistema con l’assenza di una macro-comunità digitale ma la formazione di molteplici micro-comunità. Tra le piattaforme considerate vi sono quelle sulle quali la comunità IS ha mostrato nel tempo interesse, come ad esempio Koonekti[i], Baaz[ii], Rocket.chat[iii], considerando principalmente il web decentralizzato (Zeronet[iv], Riot.io[v], Minds[vi] ecc.), Telegram non verrebbe abbandonata completamente ma diventerebbe una delle tante micro-comunità digitali utilizzate. L’effetto della frammentazione quindi sarebbe quello di una maggior decentralizzazione dell’intero ecosistema mediatico spingendolo verso una maggior distribuzione del sistema.

È evidente che questa maggior decentralizzazione se da una parte fornisce alla community una maggior capacità di adattamento, diminuendo le vulnerabilità, dall’altra parte verrebbero ostacolati i processi comunicativi e nello specifico quelli creativi che hanno da sempre caratterizzato il network di IS su Telegram. Quindi, considerando l’efficiency/security trade-off[vii], una maggior decentralizzazione in parallelo ad una maggior securitizzazione porterebbe sicuramente (almeno agli inizi) a un forte calo dell’efficienza e quindi delle prestazioni comunicative dell’ecosistema IS. Ad esempio, lo screenshot presentato di seguito mostra due canali Nashir riattivati in questi giorni su Telegram, con un numero di membri relativamente basso, circa 20 utenti. Allo stesso tempo è stato registrato anche un incremento dell’utilizzo delle piattaforme fino a poco tempo fa marginali come MeWe, Conversations, Rocket.chat, Riot.io e Threema[viii].

Nonostante la sperimentazione di nuove piattaforme, Telegram offriva un’ambiente favorevole alla crescita della comunità che si muoveva all’interno di un vero e proprio jihadi service provider. L’operazione Europol ha inevitabilmente generato uno stato di necessità per la comunità IS online di spostarsi all’interno di nuove realtà digitali, che potrebbe portare ad un incremento delle capacità di adattamento a nuovi ambienti.

Osservazioni finali

Ciò che emerge dagli esiti dell’operazione è un califfato digitale palesemente indebolito che necessita di una riorganizzazione. Ma non un califfato sconfitto. La comunità digitale riadattando mezzi e strumenti per potersi assicurare la possibilità di perdurare. Non è la prima volta che i soggetti della comunità jihadista subiscono un attacco di tali proporzioni. Ma soprattutto IS tramite un uso sempre più innovativo della tecnologia ci ha spesso colto di sorpresa. Ciò che è successo ha confermato la centralità dell’arena digitale per IS. Infatti, l’eliminazione dei vertici di IS (califfo e portavoce) ha generato dei danni all’organizzazione nettamente inferiori a quelli provocati dall’operazione Europol nei confronti della comunità digitale. ISIS può vivere senza un califfo non ancora palesatosi ma non può sopravvivere senza la comunità digitale a fornirgli quella linfa vitale che si concretizza in propaganda, innovazione e visibilità.


Ipotesi sul bilancio di medio/lungo periodo dell’operazione:

  • Telegram è sempre meno una safe-heaven in quanto maggiormente controllata;
  • Frammentazione del core mediatico di IS;
  • Calo delle perfomance dei processi comunicativi e sociali della comunità IS;
  • Indebolimento della narrativa IS legata alla social media war;
  • Migrazione dei sostenitori verso piattaforme digitali soprattutto più legate al web decentralizzato (displacement);
  • Maggior decentralizzazione di un sistema sempre più distribuito;
  • Aumento della difficoltà nel tracking e detection dei sostenitori;
  • Incentivo a sviluppare una maggior capacità di adattamento.

[i] http://cjlab.memri.org/lab-projects/tracking-jihadi-terrorist-use-of-social-media/isis-media-outlet-tests-new-platform-koonekti/

[ii] https://www.bbc.com/news/technology-40246763

[iii] https://www.wired.com/story/terrorist-groups-prey-on-unsuspecting-chat-apps/

[iv] http://cjlab.memri.org/latest-reports/pro-isis-websites-emerge-on-decentralized-%E2%80%8Eplatform-zeronet/

[v] https://www.voxpol.eu/decentralised-terrorism-the-next-big-step-for-the-so-called-islamic-state-is/

[vi] https://www.voxpol.eu/isis-use-of-smaller-platforms-and-the-dweb-to-share-terrorist-content/

[vii] https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=945369

[viii]http://news.siteintelgroup.com/blog/index.php/categories/jihad/entry/441-jihadists-vent-frustrations-as-telegram-deletion-campaign-continues,-search-for-haven