“Shield and compass in a digital world”: l’Intelligenza Artificiale (IA) nel flusso propagandistico dell’ecosistema online dello Stato Islamico (IS) – by A. Bolpagni

Quanto segue è una traduzione del paper pubblicato da A. Bolpagni per la rivista scientifica Sicurezza, Terrorismo, Società di ITSTIME (English version available at the following link https://www.sicurezzaterrorismosocieta.it/wp-content/uploads/2026/06/ebookBook_SicTerSoc_23-2026_Alessandro-Bolpagni.pdf).

Abstract 

Negli ultimi anni, le case mediatiche pro-Stato Islamico e i munasirin hanno sperimentato l’uso dell’Intelligenza Artificiale (IA) per produrre contenuti di propaganda. L’inesorabile ascesa dell’IA ha inoltre suscitato una serie di dibattiti su varie piattaforme all’interno dell’ecosistema online di Stato Islamico, con diverse case mediatiche non istituzionali che hanno affrontato la questione fornendo indicazioni ai sostenitori sui rischi e sulle potenzialità dell’IA. Esaminando le varie dimensioni e gli attori all’interno dell’ecosistema online dello Stato Islamico, il seguente paper mira a delineare il discorso e le ‘linee guida’ fornite dai media non istituzionali dello Stato Islamico, prima di presentare una serie di casi di studio e materiale acquisito attraverso il monitoraggio costante dei social media su cui operano i sostenitori dello Stato Islamico. Inoltre, la ricerca dimostrerà anche come l’uso dell’IA generativa si sia evoluto in varie forme di contenuto propagandistico. Nel complesso, il documento offrirà un attuale ‘stato dell’arte’ dell’uso dell’IA all’interno dell’ecosistema online dello Stato Islamico, mettendo in evidenza gli attori che hanno affrontato maggiormente l’argomento e gli utenti che hanno fatto un uso più esteso dell’IA per produrre contenuti di propaganda.

1. Introduzione

A partire dall’avvento della rivoluzione digitale, ogni innovazione tecnologica ha trovato applicazione in un’ampia varietà di ambiti, tanto nel mondo reale quanto in quello digitale. Le molteplici applicazioni delle nuove tecnologie hanno inoltre prodotto risvolti oscuri, pericolosi e dannosi, spesso guidati e orchestrati da individui o gruppi intenzionati a perseguire obiettivi lesivi di altri individui o gruppi in diverse parti del mondo. Tra questi figurano i gruppi terroristici, che sono sempre stati in prima linea nell’adozione delle nuove tecnologie sul piano tattico, in particolare nell’ambito della comunicazione e della propaganda.

Fin dalla loro comparsa, i gruppi salafiti-jihadisti che rappresentano la minaccia maggiore a livello globale – al-Qaeda (AQ) e lo Stato Islamico (IS) – hanno dimostrato notevoli capacità nello sfruttare le tecnologie emergenti e più avanzate nel dominio informativo. Sin dall’inizio, si sono mostrati pronti e capaci di adottare ogni nuova tecnologia o piattaforma online e di sfruttarne le funzionalità per diffondere contenuti propagandistici e svolgere attività di daʿwa (proselitismo). Dalle immagini di al-Masada (la tana del leone) a Jaji, un distretto dell’Afghanistan orientale, si è passati attraverso le registrazioni di vecchio stampo di Osama bin Laden nelle grotte afghane, i forum online, i primi social media e i video dell’IS in stile hollywoodiano, fino a confrontarsi oggi con una pluralità di attori online capaci di sfruttare ogni dimensione di Internet per diffondere un’ampia gamma di contenuti propagandistici salafiti-jihadisti. Nel frattempo, AQ e IS sono stati inoltre in grado di ampliare il proprio ‘arsenale mediatico’ ricorrendo a tecnologie e software emergenti nel campo della comunicazione, al fine di realizzare contenuti di qualità superiore e accelerarne la diffusione. Tuttavia, negli ultimi anni, l’IS è apparso più dinamico, adattabile e forse persino febbrile nei suoi tentativi di presidiare ogni piattaforma – o quanto meno di incoraggiare i propri sostenitori a farlo – e di adottare ogni nuova tecnologia della comunicazione, con l’obiettivo di essere ‘onnipresente’ online. Di conseguenza, l’IS è riuscito a stabilire una presenza online molto più ampia rispetto ad AQ, sia in termini di volume della propaganda, sia per numero di utenti e di piattaforme di social media utilizzate.

Nella galassia delle tecnologie emerse nel corso degli ultimi trent’anni, l’intelligenza artificiale (IA) figura tra le innovazioni discusse, analizzate e adottate dai gruppi salafiti-jihadisti, in particolare dall’IS. Ciononostante, diversamente da quanto suggeriscono articoli giornalistici e rapporti sensazionalistici, secondo i quali essa sarebbe divenuta il loro asso nella manica, l’IA ha suscitato un dibattito profondo e complesso riguardo al suo impiego all’interno dell’ecosistema online dell’IS. Gli schieramenti contrapposti tendono a scontrarsi per una ragione o per l’altra. Le preoccupazioni e l’«avversione» nei confronti di questa tecnologia si contrappongono alle posizioni di quanti considerano l’IA uno strumento per creare e diffondere propaganda. Tuttavia, come accade per ogni innovazione tecnologica, le persone avvertono generalmente un impulso istintivo a sperimentarla, metterla alla prova e cercare di comprendere come utilizzarla al meglio. Case mediatiche non istituzionali, riviste, munasirin e sostenitori hanno dedicato tempo e spazio alla condivisione di linee guida, riflessioni personali, suggerimenti e, soprattutto, raccomandazioni sull’impiego dell’IA. Ciò nonostante, a prescindere dal fatto che si sia favorevoli o contrari al suo utilizzo, è certo che l’IA costituisce una tecnologia in grado di rafforzare indiscutibilmente la capacità dell’IS e, più in generale, dei gruppi salafiti-jihadisti di adattare e diffondere più rapidamente la propaganda nel vasto e ormai onnipresente mondo digitale. Il presente contributo intende fornire una panoramica dell’attuale collocazione dell’IA all’interno dell’ecosistema online dell’IS, illustrando come i diversi attori che ne fanno parte abbiano reagito all’ascesa dell’IA, come l’abbiano utilizzata fino a oggi e quale posizione assuma lo stesso ecosistema nei suoi confronti.

2. Le ‘linee guida generali’ dell’ecosistema online di IS

Negli ultimi anni, all’interno dell’ecosistema online di IS, le case mediatiche, così come i munasirin[i] e i singoli sostenitori, hanno affrontato il tema dell’IA, dando forma a un flusso informativo che non di rado fa notizia. Mentre le case mediatiche filo-IS tendono ad assumere un’impostazione maggiormente informativa rispetto alle opportunità e ai rischi connessi all’impiego dell’IA, i singoli utenti esprimono le proprie opinioni, arricchendo e ravvivando il dibattito condividendo prospettive ed esperienze di utilizzo/impiego dell’IA.

L’Ansar Production (Markaz al-Intaj al-Ansar)[ii] e le case mediatiche non istituzionali hanno dedicato ampio spazio alla natura, alla varietà e alle potenzialità dell’IA, nonché ai relativi rischi. Tra le case mediatiche che hanno riservato particolare attenzione a questo tema figurano Qimam Electronic Foundation (QEF) (in arabo: مؤسسة قمم الالكترونية) e Al-Azaim Media Foundation, in particolare attraverso articoli pubblicati nella rivista Voice of Khurasan (VOK)[iii].

QEF è stata la prima ad affrontare il tema dell’IA. Nel maggio del 2023 ha condiviso, nella propria stanza su TechHaven[iv], un articolo dedicato alla definizione, alla storia e alle applicazioni dell’IA[v]. Successivamente, nell’ottobre del 2023, è stato pubblicato un secondo articolo, incentrato sul ruolo dell’IA nella cybersicurezza[vi]. In un terzo articolo, pubblicato nell’aprile del 2025 prima in inglese e poi in arabo, ha invece concentrato l’attenzione su una guida agli strumenti basati sull’IA e ai rischi ad essi associati[vii]. Infine, nell’agosto del 2025, QEF ha pubblicato un’infografica, corredata da un articolo, dedicata agli sviluppi futuri dell’IA e ai principali cambiamenti che essa attraversava. Intitolato “AI in 2034”, l’articolo si concentra su “alcuni dei progressi dell’IA che dovremmo osservare tra dieci anni”, che variano da un accesso all’IA più semplice e rapido, al supporto alle attività della C-suite, all’IA agentica, alle aspirazioni velleitarie, nonché all’evoluzione della società e alle relative conseguenze, sottolineando inoltre che “la fiducia e la sicurezza devono restare di primaria importanza”[viii].

Nel numero 46 di VOK, nell’articolo “Light of Darkness 7”[ix], Al-Azaim Media Foundation ha richiamato l’attenzione sull’importanza di accrescere la consapevolezza delle potenzialità dell’IA, suggerendo ai sostenitori dell’IS di utilizzare il Corano “come una luce guida”[x]. Al-Azaim sottolinea inoltre come sia ormai fondamentale comprendere l’IA poiché “non è soltanto una tecnologia: sta diventando una forza che plasma la guerra, il mondo degli affari, l’istruzione e l’identità”; di conseguenza, “comprendere l’IA non è più facoltativo: è necessario per ogni individuo”[xi]. Al-Azaim si è poi spinta persino oltre, qualificando inizialmente l’acquisizione di conoscenze sull’IA come fard al-ayn, ossia un dovere religioso vincolante per ogni singolo musulmano. Tuttavia, i sostenitori di IS hanno immediatamente contestato l’appropriatezza di tale affermazione, inducendo Al-Azaim a rivedere la propria posizione (Figura 1), la quale ha quindi pubblicato una nuova versione di VOK 46, dalla quale era stata eliminata la precedente affermazione. In questa nuova versione, la frase “Perché oggi imparare a conoscere l’IA è Fard al-Ayn [obbligo individuale]” venne riformulata in “Perché oggi imparare a conoscere l’IA è una necessità?”[xii], precisando che il termine “era stato utilizzato erroneamente” (Figura 1).

Figura 1: il poster di Al-Azaim Media Foundation che annuncia la correzione dell’infografica in VOK 46

Ciò che Al-Azaim considerò erroneamente fard al-ayn era l’importanza di concepire l’IA come uno “scudo e una bussola” nella vita dei sostenitori dell’IS:

«L’IA non è più un’opzione: è il tuo scudo e la tua bussola in un mondo digitale disseminato di minacce nascoste. Dagli hacker e dagli spyware agli strumenti bellici automatizzati e ai sistemi di sorveglianza integrati nelle app e nelle reti, i pericoli evolvono rapidamente. Grazie all’IA puoi rilevare le intrusioni, proteggere la tua identità e decifrare le trappole digitali. Essa ti offre inoltre un accesso diretto a conoscenze autentiche sulla guerra, sull’istruzione e sui sistemi globali, libere da distorsioni e manipolazioni. Senza un’alfabetizzazione in materia di IA, sei esposto e fuorviato. Con essa, sei messo in condizione di agire, sei informato e sei al sicuro. In un’epoca guidata dall’IA, comprenderla non è una scelta: è una difesa» (Estratto da Voice of Khurasan 46).

Al-Azaim ribadiva inoltre il concetto fondamentale secondo cui l’”alfabetizzazione in materia di IA” è cruciale per non essere sopraffatti dalla rapida evoluzione dell’IA e delle tecnologie basate sull’IA. L’articolo si sviluppa poi in una trattazione informativa ed esplicativa degli ambiti e delle finalità per cui l’IA viene impiegata. Successivamente, presenta un’analisi comparativa dei principali chatbot di IA presi in esame da Al-Azaim (ChatGPT 4, Bing AI, Brave Leo e DeepSeek). Nel complesso, l’obiettivo di “Light of Darkness 7” era ‘costringere’ i sostenitori di IS a comprendere le potenzialità e, soprattutto, i rischi connessi all’impiego dell’IA e, nello specifico, dei chatbot di IA. Quest’ultimo aspetto è particolarmente rilevante, poiché viene messo in evidenza attraverso l’inserimento di estratti del Corano, adattati dall’autore dell’articolo. Nel primo caso, l’autore fa riferimento alla sura Al-Anfal 8:27[xiii], riportando soltanto una parte dell’ayah (versetto) e contestualizzandola mediante alcune aggiunte (“Non tradite quanto vi è stato affidato, pur conoscendo [le conseguenze]”). Il secondo estratto del Corano proviene dalla sura Al-Baqarah 2:195[xiv], della quale viene riportato soltanto il passaggio “[…] non gettatevi con le vostre stesse mani nella rovina […]”. In termini più diretti, il messaggio di questi versetti è il seguente: il primo condanna il tradimento deliberato nei confronti di Allah e Muhammad e il venir meno ai propri doveri, mentre il secondo esorta i credenti a spendere per la causa di Allah e a non provocare la propria rovina rifiutandosi di adempiere ai propri doveri. All’interno di “Light of Darkness 7”, questi ayat (versetti) possono essere interpretati come un severo monito rivolto ai sostenitori di IS affinché evitino comportamenti imprudenti nell’utilizzo dei chatbot di IA, e dell’IA in generale, poiché tali comportamenti possono mettere in pericolo il gruppo e condurre chi li adotta alla rovina.

Con la pubblicazione del numero 47 di VOK, Al-Azaim ha presentato “Light of Darkness 8”, contenente la seconda edizione della propria analisi sull’IA. Se nell’edizione precedente aveva affrontato “il modo in cui l’IA invade ogni sfera della vita”, discutendo “i principali chatbot di IA e i rispettivi meccanismi di gestione dei dati”, in questo articolo tenta “di comprendere come possiamo utilizzare responsabilmente i chatbot di IA”[xv]. Nel numero 47 di VOK, Al-Azaim ha inoltre affermato che “l’IA è come il fuoco. Puoi usarla per illuminare una casa oppure per bruciarla”[xvi]. In particolare, l’autore ha osservato che a determinare l’esito dell’impiego dell’IA “non è la tecnologia in sé, ma il quadro morale delle persone che la sviluppano e la mettono in uso”[xvii]. Come nelle edizioni precedenti, l’autore ricorre ad ayat del Corano per sostenere il proprio messaggio. In primo luogo, cita lo stesso versetto riportato in “Light of Darkness 7” (sura 8:27). In secondo luogo, cita la sura Al-An‘am 6:151, in particolare il passaggio “[…] e non avvicinatevi agli atti turpi, manifesti o nascosti […]”[xviii]. Nel contesto qui analizzato, poiché l’ayah appartiene a una sura profondamente incentrata sul tawhid, sulla rivelazione, sullo smascheramento delle falsificazioni pagane e sulla correzione e condanna della corruzione morale, essa può essere interpretata come un obbligo ad utilizzare l’IA secondo una disciplina morale. Questa interpretazione è ulteriormente rafforzata dalla frase “Ricordate: non siamo soltanto utenti della tecnologia, siamo custodi di ciò che diciamo e digitiamo”, che accompagnava l’ayah 6:151. L’ultimo estratto del Corano proviene dalla sura Al-Baqarah 2:201, in particolare dal passaggio “[…] Signore nostro, concedici il bene in questo mondo e il bene nell’Aldilà e proteggici dal tormento del Fuoco”[xix]. Questo ayah sottolinea che non è sbagliato desiderare il sapere terreno, il benessere, la ricchezza, la salute… Respinge, piuttosto, la mondanità disgiunta dall’aspirazione e dalla devozione per l’aldilà (al-akhirah). Attraverso questo approccio, l’autore ha sottolineato che l’IA non dovrebbe essere completamente respinta, ma che il suo impiego dovrebbe essere subordinato agli insegnamenti del Corano. In definitiva, l’articolo si conclude ammonendo i sostenitori di IS a non condividere informazioni personali, a familiarizzare quanto prima con che cosa sia l’IA e con il modo in cui viene utilizzata, nonché a “educare bambini e studenti consapevoli in materia di cybersicurezza e dotati di solide basi spirituali”[xx].

Accanto alle case mediatiche filo-IS, negli ultimi anni i munasirin preso parte alle discussioni sui rischi e sulle potenzialità dell’IA e hanno prodotto diversi materiali propagandistici, che spaziano da forme ortodosse e classiche a forme non convenzionali, idiosincratiche e stravaganti. Inoltre, nell’ecosistema online di IS, l’innovazione nasce spesso da iniziative dal basso condotte da singoli sostenitori, che la scoprono, la sperimentano e infine la promuovono, codificandola sotto forma di strumenti propagandistici o di propaganda vera e propria. Di conseguenza, per IS, l’innovazione ha quasi sempre rappresentato una svolta nella comunicazione.

Negli ultimi anni, i munasirin hanno discusso in più occasioni dell’IA, condividendo suggerimenti e illustrando le opportunità e le potenzialità legate all’impiego dei chatbot di IA. Per esempio, nel gennaio del 2026, all’interno del server pro-IS TechHaven su Rocket.Chat, un utente ha condiviso, nella stanza principale del server, una propria conversazione con una “IA senza censure” su come compiere un attentato terroristico contro la Trump Tower utilizzando un camion carico di materiale esplosivo. Nello specifico, l’utente ha chiesto all’IA di fornire dettagli sulla potenza esplosiva, sul punto in cui collocare il camion carico di esplosivo, sui danni strutturali che ne sarebbero derivati e sugli effetti secondari. Pur sottolineando che produrre la quantità di esplosivo necessaria per conseguire un determinato livello di danno era quasi impossibile, ha anche evidenziato che i chatbot di IA possono essere impiegati per finalità di questo tipo (Figura 2). Alcuni utenti, inoltre, si concentrano sulla condivisione di ‘pareri tecniche’ generali sull’IA e sui suoi progressi. Per esempio, su SimpleX Chat[xxi], un munasirin ha condiviso varie considerazioni personali sul grado di avanzamento raggiunto dall’IA e sull’incremento del suo impiego negli ultimi anni. In un altro caso, nel dicembre del 2025, all’interno di TechHaven, un utente ha suggerito ad altri utenti di affidarsi all’IA per individuare lo smartphone migliore sotto il profilo della cybersicurezza e dell’anonimizzazione, seguendo indicazioni passo passo per configurarlo correttamente (Figura 2).

Figura 2: sopra, un utente che chiede come pianificare un attacco alla Trump Tower: sotto, un utente che sostiene l’uso dell’IA per cybersecurity e anonimato

Altri, invece, si concentrano maggiormente sui rischi connessi alla condivisione, durante l’uso di strumenti o chatbot di IA, di informazioni personali e sensibili riguardanti il dispositivo e la posizione geografica, sottolineando che “Satana e i suoi aiutanti sono riusciti a utilizzare una nuova tecnologia per controllare gli esseri umani” (Figura 3). Hanno inoltre discusso tecniche per eludere i sistemi basati sull’IA progettati per rilevare sui social media contenuti classificati come materiale terroristico. Altri ancora hanno condiviso suggerimenti su come sfruttare l’IA per produrre contenuti propagandistici. Nello specifico, questo tipo di consigli e suggerimenti sull’impiego dell’IA in ambito mediatico è particolarmente diffuso sulle piattaforme di social media, più che sulle piattaforme di messagistica criptate. Nel luglio del 2025, per esempio, un utente ha pubblicato una storia su Instagram contenente suggerimenti su come produrre contenuti e aumentare le interazioni con i propri post.

Figura 3: un utente pro-IS condivise un post su Facebook sottolineando i rischi dell’uso dell’IA

3. Contenuti propagandistici generati dall’IA nell’ecosistema online di IS

Mentre si intensificava il dibattito sul ruolo, sulle potenzialità e sui rischi dell’IA, le case mediatiche pro-IS, così come i sostenitori, hanno iniziato a esplorarne l’impiego per la produzione di contenuti propagandistici. Tra gli organi mediatici istituzionali di IS e quelli pro-IS, le case mediatiche dell’Ansar Production sono risultate quelle che hanno fatto maggior ricorso all’IA per produrre contenuti propagandistici. In particolare, esaminando la sezione “Markaz al-Intaj al-Ansar”[xxii] di uno dei siti web istituzionali di IS e i diversi numeri della rivista Voice of Khurasan, è stato possibile osservare come Al-Azaim Media Foundation, Al-Battar Foundation e At-Taqwa Foundation siano le case mediatiche dell’Ansar Production che, in tempi recenti, hanno impiegato maggiormente l’IA. In generale, i contenuti generati mediante l’IA si sono limitati a immagini di sfondo per poster e articoli pubblicati nelle riviste, oppure alle copertine delle riviste stesse (Figura 4).

Figura 4: alcuni esempi di immagini create con l’IA e usate come sfondo all’interno di contenuti propagandistici delle case mediatiche dell’Ansar Production

Inoltre, tra febbraio e aprile del 2024, l’Institute for Strategic Dialogue (ISD) ha individuato la realizzazione, da parte di una casa mediatica non istituzionale affiliata a War and Media, di video raffiguranti falsi notiziari modellati sui format di CNN e Al Jazeera e contraddistinti da un’identità visiva che ne imitava i marchi.[xxiii] All’inizio del 2024, la casa mediatica non istituzionale ha lanciato State Series, un documentario sulla storia di IS articolato in due parti.[xxiv] Successivamente, ha diffuso otto diversi falsi notiziari in arabo e in inglese, contenenti i marchi di CNN e Al Jazeera, incentrati sull’espansione globale di IS in Africa e sugli attentati compiuti in Siria e in Russia (Figura 5)[xxv].

Figura 5: Uno screenshot del Canale YouTube “CNN 24” creato da War and Media contenente un falso notiziario creato dal gruppo al fine di condividere informazioni sull’attentato di Crocus City Hall. Fonte: Institute for Strategic Dialogue (ISD)

Il video è stato inoltre condiviso da un account Facebook che riproduceva l’identità visiva di Al Jazeera (Figura 6).[xxvi] Secondo l’ISD, sebbene presentare account e contenuti di IS come prodotti di organi d’informazione mainstream costituisca una tattica di lunga data dell’organizzazione, la creazione di interi canali sui social media rappresentava, all’epoca, un elemento nuovo.[xxvii]

Figura 6: una replica del notiziario Al Jazeera prodotta da War and Media e condivisa da un sostenitore di IS su Facebook. Fonte: Institute for Strategic Dialogue (ISD)

Sebbene le case mediatiche di Ansar Production siano state le principali utilizzatrici dell’IA in termini quantitativi, sono attualmente i singoli utenti pro-IS ad aver mostrato l’uso più ingente dell’IA nella creazione di materiale propagandistico. Nello specifico, ciò riguarda l’impiego sistematico dell’IA per produrre video e traduzioni.

Alla fine di marzo del 2024 è stato osservato il primo impiego su larga scala dell’IA all’interno del server pro-IS TechHaven su Rocket.Chat.[xxviii] In particolare, un utente ha condiviso una serie di video contenenti notiziari in lingua araba dedicati alle operazioni delle wilayat (province) di IS in diverse parti del mondo. Il primo video è stato condiviso pochi giorni dopo l’attentato del 22 marzo 2024 al Crocus City Hall di Mosca. Tra marzo e settembre 2024, l’utente ha pubblicato dieci diversi video propagandistici, realizzati mediante le stesse tecniche di produzione, sebbene con alcune differenze nella grafica e nei contenuti.[xxix] Il primo video, interamente incentrato sull’attentato al Crocus City Hall, era intitolato “Blessed Moscow Operation”. Dal punto di vista comunicativo, il primo elemento che emerge è l’intenzione del produttore di emulare lo stile delle principali emittenti televisive occidentali (Figura 7). Come si può osservare nei video, il produttore ha incluso tutti gli elementi fondamentali dei telegiornali: la sequenza di apertura, i testi in sovrimpressione, l’ambientazione dello studio, il logo ufficiale e un conduttore. Tutti questi elementi sono stati creati con il supporto dell’IA. In particolare, sono state impiegate tre diverse tipologie di IA: la generazione del personaggio, la generazione della traccia vocale (in questo caso mediante un sistema di sintesi vocale text-to-speech che, partendo da un testo scritto, lo legge con una lingua e un’intonazione preselezionate) e la sincronizzazione labiale con il file audio[xxx]. Dall’analisi dei dieci video condivisi è stato inoltre possibile osservare come il produttore abbia utilizzato quattro diverse voci narranti generate dall’IA.

Figura 7

A partire dal secondo video sono emersi due nuovi elementi di particolare interesse (Figura 8). Il primo, rivelatosi il più significativo, è stato l’introduzione di un logo quale intento di contrassegnare il contenuto e “annunciare” una casa mediatica non istituzionale, nel quale figurava il nome dell’account Rocket.Chat del produttore. La decisione di includere un logo mirava a conferire un’identità al contenuto, soprattutto considerando che, dopo la condivisione del primo video, diversi utenti avevano ripetutamente domandato quale casa mediatica lo avesse prodotto. Il secondo cambiamento riguarda l’introduzione di un nuovo conduttore, vestito con abiti tradizionali arabi anziché con un’uniforme militare. Questo cambiamento nell’abbigliamento potrebbe essere interpretato come una strategia volta a ridurre la distanza tra il telegiornale e il suo pubblico, rendendo il presentatore quanto più possibile simile a un conduttore televisivo.

Figura 8: introduzione del logo e del nuovo presentatore

Nei video condivisi alla fine di maggio 2024, tuttavia, il produttore decise di reintrodurre il primo conduttore, vestito con abiti militari. Inoltre, per quanto riguarda la figura del presentatore, nella sezione dei commenti ai video condivisi su TechHaven, un utente ha iniziato a criticare duramente il produttore per diversi elementi grafici. Richiamando due hadith narrati nel Sahih al-Bukhari e nel Sahih Muslim[xxxi], l’utente ha severamente rimproverato il produttore per aver creato corpi e volti animati, sottolineando come tale pratica fosse proibita. Tra il creatore e l’utente è poi iniziato uno scambio molto interessante, nel corso del quale quest’ultimo ha chiesto al primo di sfocare almeno il volto del conduttore, così da rendere il contenuto accettabile. Seguendo tale consiglio, nel video successivo il produttore ha sfocato il volto del presentatore (Figura 9). Considerando che i video generati mediante l’IA erano stati condivisi nella ‘stanza di discussione generale’ del server pro-IS TechHaven, è interessante osservare come il produttore abbia accolto i suggerimenti degli altri utenti per rendere il contenuto quanto più accettabile possibile all’interno dell’ecosistema pro-IS su Rocket.Chat.

Figura 9: il presentatore con il volto sfocato

Nonostante ciò, se considerato nella sua totalità, questo prodotto propagandistico è quello nel quale si osserva il ricorso più esteso a elementi generati dall’IA. Inoltre, analogamente a precedenti materiali prodotti dallo Stato Islamico nella Provincia del Khorasan (in inglese, ISKP), la realizzazione di un prodotto propagandistico nello stile di un telegiornale consentirebbe di rendere più rapide la produzione, la diffusione e la fruizione della propaganda. Ciò faciliterebbe notevolmente l’accesso al materiale propagandistico da parte dei sostenitori con minori competenze tecnologiche e di coloro che non conoscono l’ecosistema online di IS. Tale materiale viene infatti condiviso principalmente sulle piattaforme di messaggistica criptate e decentralizzate che costituiscono il nucleo dell’ecosistema e che risultano difficilmente raggiungibili dai potenziali nuovi sostenitori. Dopo aver condiviso l’ultimo video nel settembre 2024, l’utente responsabile della creazione dei video generati mediante l’IA è completamente scomparso e non ha più pubblicato né video né messaggi. Inoltre, i contenuti da lui creati non hanno generato interazioni da parte degli altri utenti. Le ragioni dell’interruzione della sua produzione e della sua ‘scomparsa’ non sono mai state chiarite.

Un altro esempio significativo dell’impiego dell’IA per produrre falsi notiziari riguarda un sostenitore di ISKP. Nel maggio 2024, in seguito all’attentato di ISKP nella provincia di Bamyan, nell’Afghanistan centrale[xxxii], un utente ha prodotto e diffuso un video di un notiziario generato mediante l’IA in lingua pashtu, intitolato “Khurasan TV Program”, inizialmente condiviso su Teleguard (Figura 10)[xxxiii].

Figura 10: notiziario generato dall’IA da “Khurasan TV Program”, con conduttori simulati in abiti formali occidentali. Fonte: The International Center for the Study of Violent Extremism

Diversamente dai video menzionati in precedenza, la serie di notiziari fake in pashtu non ha suscitato critiche da parte degli altri utenti; molti di essi hanno tuttavia lamentato la mancata sincronizzazione tra l’audio e i gesti delle mani del presentatore, oltre ad alcuni problemi nella traccia audio[xxxiv].  

Meno di un anno dopo, nel maggio del 2025, all’interno di TechHaven è stato pubblicato un materiale che faceva ampio ricorso all’IA, sebbene per finalità differenti. In quell’occasione, un utente ha caricato un video contenente una registrazione audio realizzata da Al-Battar Media Foundation[xxxv], costituita dalla recitazione in arabo dell’editoriale della newsletter An-Naba (numero 493) corredata da sottotitoli in inglese.[xxxvi] L’utente ha accompagnato il video con un commento nel quale dichiarava di aver utilizzato Whisper di OpenAI per generare i sottotitoli in inglese (Figura 11).

Figura 11: sulla sinistra, la condivisione del video; sulla destra, un frame del video

Presentato verso la fine del 2022, Whisper è un modello di riconoscimento vocale automatico (automatic speech recognition, ASR) sviluppato da OpenAI, che trasforma le parole pronunciate in testo[xxxvii].  Per addestrare questo sistema ASR sono state utilizzate 680.000 ore di dati audio raccolti da Internet; di queste, 117.000 ore riguardano 97 lingue[xxxviii]. Per diverse ragioni, tra cui il supporto multilingue, l’elevata accuratezza e la capacità di adattarsi a una varietà di accenti, questo strumento può essere considerato un significativo passo avanti nel campo dei modelli di IA open source. È inoltre gratuito e disponibile nella pagina GitHub openai/whisper, allo scopo di “rendere disponibili il codice di inferenza e i modelli”[xxxix]. Lo strumento presenta tuttavia alcune limitazioni. In particolare, il supporto per le lingue meno diffuse è insufficiente, poiché “il dataset di pre-addestramento è attualmente fortemente sbilanciato verso l’inglese a causa delle distorsioni del nostro processo di raccolta dei dati, che ha attinto principalmente alle aree di Internet incentrate sulla lingua inglese”[xl]. Inoltre, produce errori quando tratta argomenti altamente specialistici. Tali limitazioni possono tuttavia essere superate, poiché il modello può essere adattato per svolgere compiti specifici[xli]. Alla luce di questi elementi, Whisper OpenAI merita particolare attenzione, poiché potenzia l’automazione e la comunicazione.

All’interno dell’ecosistema online di IS, il materiale propagandistico generato mediante l’IA, così come il materiale generato mediante l’IA utilizzato a corredo di prodotti propagandistici, è risultato particolarmente diffuso sui principali social network: Facebook, Instagram e TikTok. Negli ultimi anni è stato possibile osservare diversi utenti impiegare l’IA per produrre contenuti comprendenti elementi relativi all’Islam, come l’abbigliamento, ad IS, come i vessilli neri recanti il Sigillo del Profeta, o al Corano, oppure accompagnati da anasheed[xlii]. Su Facebook, Instagram e TikTok, i principali materiali propagandistici generati mediante l’IA presentano quasi sempre immagini generate dall’IA abbinate a registrazioni audio di shaykh, a anasheed, a interventi di leader delle wilayat o di IS, oppure a video istituzionali delle wilayat di IS, spesso basati su registrazioni audio più datate (Figura 12). Per esempio, nella parte destra della Figura 12, un utente ha condiviso un’immagine generata mediante l’IA come sfondo di un video istituzionale dell’IS sfocato. Nella parte inferiore della stessa figura è inoltre possibile osservare un video condiviso su TikTok, contenente un’immagine generata mediante l’IA che raffigura la Torre Eiffel in fiamme, con un nasheed in sottofondo.                                                                   

Figura 12: esempi da utenti pro-IS su Facebook (sinistra), Instagram (destra) e TIkTok (sotto)

Oltre alle immagini generate mediante l’IA, su Instagram, Facebook e TikTok è possibile trovare anche post dedicati a leader o figure di primo piano di IS (Figura 13). In particolare, su Instagram e TikTok circola un elevato numero di post raffiguranti figure, quali Abu Bakr al-Baghdadi, o ideologi di rilievo, come Abu Malik al-Tamimi, che rivestono una particolare importanza nel panorama comunicativo e propagandistico di IS, sia per aver ricoperto ruoli significativi all’interno dell’organizzazione, sia per la posizione di rilievo che occupano nella propaganda ‘mainstream’.

Figura 13: sulla sinistra, Abu Bakr al-Baghdadi; sulla destra, Abu Malik al-Tamimi

Le immagini generate mediante l’IA sono state inoltre sfruttate come tecniche di elusione, al fine di aggirare la moderazione dei contenuti e la sospensione degli account. Nel gennaio del 2026 è stato osservato come l’IA fosse impiegata per trasformare celebri immagini di Abu Muhammad al-Adnani[xliii], integrandole in immagini paesaggistiche o facendole apparire delineate nel fumo vulcanico (Figura 14)[xliv]. Questa tipologia di immagini generate mediante l’IA, che richiede all’osservatore di «socchiudere» gli occhi per riconoscere il soggetto, era stata tuttavia rilevata già nel 2023[xlv].

Figura 14: esempi di modifiche ad immagini di Abu Muhammad al-Adnani condivise su TikTok. Fonte: M. Lombardi, M. Lakomy, A. Bolpagni, S. Lucini

4. Prospettive future

Considerando sia i contenuti propagandistici che circolano sotto forma di materiali informativi sull’IA, sia quelli generati mediante l’IA, si può affermare che, attualmente, questa tecnologia non svolga un ruolo dominante all’interno dell’ecosistema online di IS. D’altra parte, è opportuno sottolineare che l’IA è un tema al quale è stata dedicata particolare attenzione, approfondimento e sviluppo, tanto sul piano del dibattito quanto su quello della produzione di contenuti. Ciononostante, contrariamente a quanto suggeriscono i titoli sensazionalistici, l’IA non occupa (o non occupa ancora) una posizione così centrale nell’ecosistema online di IS. Certamente, come dimostrano le produzioni di QEF e, in particolare, di Al-Azaim, nonché i contributi dei singoli utenti, l’IA è stata affrontata con l’obiettivo e la necessità di chiarirne i potenziali benefici e rischi da entrambe le prospettive: quella del suo impiego e quella del modo in cui viene utilizzata per contrastare la diffusione della propaganda di IS. Inoltre, mentre le strutture mediatiche non istituzionali (soprattutto quelle appartenenti all’Ansar Production) hanno fatto un uso limitato dell’IA, concentrandosi principalmente sulla produzione di elementi grafici per riviste e articoli, sono stati i singoli utenti a trainare l’impiego diffuso dell’IA generativa per creare contenuti propagandistici. Questo aspetto del ruolo dell’IA nell’ecosistema online di IS è particolarmente interessante. Al pari di quanto avviene nel resto della società, sulla base del materiale disponibile, sono stati soprattutto i singoli utenti pro-IS a esplorare le capacità dell’IA generativa, condividendo successi, fallimenti, riflessioni ed esperienze personali e arricchendo così il dibattito in corso sul potenziale dell’IA a fini propagandistici. Pertanto, come già evidenziato in contesti analoghi, il fattore umano svolge un ruolo decisivo nel determinare le possibili tendenze nell’impiego dell’IA o nell’adozione di specifici modelli di IA e strumenti basati su questa tecnologia.

È stato inoltre osservato che l’impiego dell’IA da parte delle case mediatiche non istituzionali pro-IS si è concentrato quasi esclusivamente sull’utilizzo di strumenti di IA per produrre elementi grafici ‘di accompagnamento’: sfondi per poster, sfondi per articoli, immagini illustrative e copertine di riviste. Per quanto riguarda i singoli utenti, invece, l’impiego dell’IA nella produzione di propaganda pro-IS si è sviluppato lungo due direttrici principali: informazione e immagini. Nel primo caso, come mostrano i casi studio analizzati, sono stati creati diversi contenuti nei quali l’IA ha generato l’intero prodotto informativo (si veda l’esempio dei falsi notiziari) oppure soltanto il canale di comunicazione, come nel caso delle repliche di CNN e Al Jazeera. Nel secondo caso, limitato ai social network, i sostenitori di IS hanno concentrato l’attenzione sulla semplice produzione di immagini destinate ad accompagnare testi, nasheed, discorsi di leader e ideologi, oppure sull’impiego dell’IA come tecnica di elusione della moderazione dei contenuti.

Quando si discute dell’IA all’interno dell’ecosistema online di IS, è quindi importante non sovrastimare il ruolo che essa svolge effettivamente. Tale ruolo è attualmente limitato e non sistemico, incentrato sul sostegno alla produzione della propaganda o sulla facilitazione della sua creazione, come mostra, per esempio, il suo possibile impiego nella traduzione dei materiali. È interessante osservare come prodotti quali i falsi notiziari non abbiano trovato ampia diffusione all’interno dell’ecosistema. Considerando infatti che un prodotto come quello condiviso su TechHaven potrebbe facilitare notevolmente l’accesso ai materiali (reperibili quasi esclusivamente sulle piattaforme che costituiscono il nucleo dell’ecosistema) e accelerare la condivisione di più contenuti propagandistici in un unico breve video, appare piuttosto singolare che la loro produzione sia stata interrotta o che l’iniziativa non sia stata emulata da altri utenti. D’altro canto, i timori per la sicurezza connessi all’utilizzo dei modelli di IA e il rischio che le informazioni personali possano essere condivise con le autorità, o da queste consultate, potrebbero aver indotto gli utenti pro-IS, così come gli utenti affiliati alle case mediatiche pro-IS, a evitare i modelli di IA o a limitarne al minimo l’impiego. A ben vedere, tutte queste ragioni valgono anche per le persone comuni, che utilizzano modelli di IA nella vita quotidiana ma esitano a farne un uso sistematico, per quanto utili essi possano risultare.

Infine, è importante affrontare la questione delle politiche adottate dalle piattaforme di IA. Molto spesso, nonostante le restrizioni imposte dagli sviluppatori, risulta facile aggirarle e consentire agli utenti di ottenere ciò che desiderano. Sebbene la generazione di immagini possa risultare difficile, non vale lo stesso per la traduzione di materiale propagandistico. Qualora compaiano restrizioni o avvisi quali “violent material”, “violates policies” o “incites violence”, è facile superarli mediante semplici input o avviando una nuova chat, poiché tali ostacoli spesso emergono soltanto dopo che sono state completate diverse traduzioni. Questi episodi dimostrano che molti modelli di IA non sono addestrati su banche dati che coprono adeguatamente la propaganda di IS e, più in generale, i contenuti salafiti-jihadisti. Sebbene una copertura adeguata possa riscontrarsi, in alcuni casi, per materiali che raffigurano leader ben noti sia all’interno dell’ecosistema sia nella pop culture, come Osama bin Laden, ciò non vale per i contenuti pubblicati di recente, quali gli editoriali della newsletter An-Naba, una delle principali e più importanti fonti di materiali di IS. Le piattaforme di IA, operando in stretta collaborazione con le aziende dei social media (comprese le piattaforme di messaggistica e i social network), dovrebbero addestrare i propri modelli sia su banche dati di materiali di IS, sia sui contenuti condivisi quotidianamente, anticipando gli sviluppi senza correre il rischio di cadere in una dinamica ‘acchiappa la talpa’. In questo modo, un modello di IA, che avesse elaborato l’intero corpus dei materiali propagandistici di IS, potrebbe comprendere efficacemente le sfumature di ogni elemento visivo, testuale e audio, impedendo immediatamente l’impiego dell’IA per produrre o tradurre materiale propagandistico o, quantomeno, limitando tali attività.

Note


[i] Il termine munasirin (al singolare, munasir) è una traslitterazione della parola araba مُنَاصِرِين, che significa sostenitori, fautori, difensori, sostenitori attivi, partigiani o, più in generale, coloro che aiutano una persona o un gruppo e sostengono una causa o un movimento. Nell’ecosistema propagandistico salafita-jihadista, il termine munasir/munasirin indica individui che sostengono il jihad senza essere necessariamente membri formali di un gruppo salafita-jihadista. Essi sostengono attivamente il movimento sul piano ideologico, finanziario, logistico o, come nel caso qui considerato, attraverso attività e forme di supporto in ambito mediatico. Per quanto riguarda le attività propagandistiche, condividono attivamente la propaganda, contribuendo alla circolazione dei contenuti e aiutando altri sostenitori e simpatizzanti ad accedere alle piattaforme di social media sulle quali tali contenuti vengono condivisi. Nello specifico, i munasirin sostengono il jihad mediatico amplificando le narrazioni propagandistiche, traducendo i contenuti, archiviando i materiali e favorendo la comunicazione multipiattaforma. Vedi M. Bamber, “’Without Us, There Would Be No Islamic State:’ The Role of Civilian Employees in the Caliphate”, Combating Terrorism Center (CTC) at West Point, Vol. 14, Issue 9, Novembre 2021, https://ctc.westpoint.edu/without-us-there-would-be-no-islamic-state-the-role-of-civilian-employees-in-the-caliphate/.

[ii] Il termine Ansar Production (in arabo, مركز إنتاج الأنصار, Markaz al-Intaj al-Ansar) indica le case mediatiche che non sono considerate parte dell’apparato propagandistico istituzionale di IS, ma che, in termini qualitativi e quantitativi, possono essere paragonate a esse. Il termine ‘Ansar’ conferisce di per sé a queste strutture mediatiche non istituzionali un ‘livello gerarchico’ superiore rispetto a tutte le altre strutture mediatiche non istituzionali. ‘Ansar’ possiede un significato culturale e teologico e indica gli abitanti locali di Yathrib, divenuta in seguito Medina, che all’epoca accolsero il Profeta Muhammad e i muhajirun, indicati anche come i compagni di Muhammad, ossia i primi individui che si convertirono all’Islam e si unirono al Profeta. Gli Ansar furono dunque il secondo gruppo di individui a unirsi a Muhammad e a convertirsi all’Islam. In termini propagandistici e comunicativi, le strutture mediatiche appartenenti all’Ansar Production possono essere definite come le principali strutture mediatiche dopo quelle istituzionali e come le più importanti tra quelle non istituzionali. Attualmente, non esiste un elenco preciso delle strutture mediatiche appartenenti all’Ansar Production. Tuttavia, esaminando i precedenti contenuti propagandistici (immagini e video) condivisi dalle strutture mediatiche di Ansar Production, nonché il sito web istituzionale di IS, che ospita una sezione denominata مركز إنتاج الأنصار (Markaz al-Intaj al-Ansar) contenente materiale propagandistico dell’Ansar Production, è possibile individuare le seguenti strutture mediatiche attive: Talaea al-Ansar Foundation (o Vanguards of Ansar Foundation), Sunni Shield Foundation, Al-Adiyat Foundation, At-Taqwa Foundation, Hadm al-Aswar, Al-Murhafat Foundation, Al-Battar Foundation, Sunni Shield Foundation, Irshad Media Center, Electronic Horizon Foundation, Fursan al-Tarjuma, Halummu, Fursan Upload, Nida e Haq, Al-Azaim Media Pashto, Al-Azaim Media Uzbek, Al-Azaim Media Tajik, Al-Azaim Media Farsi, Centre Médiatique An Nur, Al-Buhaira Media, Al-Basha‘ir, Meydan Medya, Pegay RastaRe, Al-Hajratayen, Flaket e Luftes, Voz de Andalus, At-Tamkin, At-Tamkee, Al-Qitaal Media, Al-Ribat Medien e Al-Ajnnad Foundation.

[iii] Voice of Khurasan (VOK) è una rivista in lingua inglese prodotta dallo Stato Islamico nella Provincia del Khorasan (ISKP) e pubblicata attraverso Al-Azaim Media Foundation dell’ISKP. Il primo numero è stato pubblicato nel gennaio del 2022 e, a maggio 2026, la rivista conta 48 pubblicazioni. Fin dai primi numeri, è passata da una marcata attenzione per l’Afghanistan, e la più ampia regione del Khorasan, a un’impostazione maggiormente globale. In termini di stile e progettazione grafica, VOK presenta un livello qualitativo talmente elevato da distinguersi da molte altre pubblicazioni dell’IS o prodotte da organi mediatici filo-IS non istituzionali, ponendosi sullo stesso piano di riviste note quali Rumiyah e Dabiq. Vedi H. J. Ingram, “Voice of Khurasan: Inside Islamic State Khurasan Province’s English Language Magazine”, ICCT Report, International Centre for Counter-Terrorism (ICCT), Gennaio 2026, https://icct.nl/publication/voice-khurasan-inside-islamic-state-khurasan-provinces-english-language-magazine.

[iv] TechHaven è il server pro-IS ospitato su Rocket.Chat. Al momento della stesura del presente contributo, il 7 maggio 2026, comprende 562 stanze, sotto forma di canali o chat di gruppo, e 12.529 utenti. Esaminando la data di creazione della prima stanza, si può affermare che sia stato creato alla fine di ottobre 2018. Dalla fine del 2018, TechHaven è divenuto il digital safe haven di IS e la principale rampa di lancio dei suoi contenuti propagandistici. Vedi A. Bolpagni, E. Ristuccia, “Rocket.Chat: The Digital Safe Haven of the Salafi-Jihadi Groups”, ITSTIME, Dicembre 2025, https://www.itstime.it/w/rocket-chat-the-digital-safe-haven-of-the-salafi-jihadi-groups-by-a-bolpagni-and-e-ristuccia/; A. Bolpagni, A. Fisher, “‘Navigating Beyond the Digital Safe Haven’: Mapping the Course of pro-Islamic State Propaganda on Rocket.Chat through a URL Social Network Analysis”, Vol. XX, Issue 1, Perspective on Terrorism, Marzo 2026. 

[v] Qimam Electronic Foundation, “ ما هو الذكاء الاصطناعي؟ تعريفه وتاريخه وتطبيقاته (“What is Artificial Intelligence? Its Definition, History, and Applications)”, PasteThis.To, Maggio 2023.

[vi] Qimam Electronic Foundation, “دور الذكاء الاصطناعي في مجال الأمن السيبراني (“The Role of Artificial Intelligence in the Field of Cybersecurity”)”, PasteThis.To, Ottobre 2023.

[vii] Qimam Electronic Foundation, “دليل أدوات الذكاء الاصطناعي ومخاطرها (“Guide to Artificial-Intelligence Tools and Their Risks”)”, PasteThis.To, Aprile 2025.

[viii] Qimam Electronic Foundation, “AI in 2034”, PasteThis.To, Agosto 2025.

[ix] Light of Darkness è una serie di articoli pubblicata su Voice of Khurasan (VOK), dedicata all’analisi approfondita della tecnologia, dei social media, della cybersicurezza e, più in generale, del mondo digitale. Il primo contributo di Light of Darkness è stato pubblicato nel numero 27 di VOK, nell’agosto 2023. Attualmente, fino al numero 48 di VOK, sono stati pubblicati otto contributi di Light of Darkness, apparsi rispettivamente nei numeri 27, 34, 36, 39, 43, 45, 46 e 47 di VOK. 

[x] Al-Azaim Media Foundation, “Light of Darkness 7”, in Voice of Khurasan 46, Giugno 2025.

[xi] Ibid.

[xii] Al-Azaim Media Foundation, “Light of Darkness 7”, Giugno 2025.

[xiii] Surah Al-Anfal, 8:27, Quran.com, https://quran.com/al-anfal/27.

[xiv] Surah Al-Baqarah, 2:195, Quran.com, https://quran.com/al-baqarah/195.

[xv] Al-Azaim Media Foundation, “Light of Darkness 8”, in Voice of Khurasan 47, Gennaio 2026.

[xvi] Ibidem.

[xvii] Ibidem.

[xviii] Al-Azaim Media Foundation, “Light of Darkness 8”, Gennaio 2026.

[xix] Ibidem.

[xx] Ibidem.

[xxi] SimpleX Chat è una piattaforma di messaggistica progettata per garantire riservatezza e sicurezza. Secondo quanto riportato nella sua pagina GitHub, utilizza una solida crittografia end-to-end (E2E), che protegge le conversazioni individuali, le conversazioni private di gruppo e le chiamate vocali e video. SimpleX Chat impiega inoltre un protocollo double ratchet, combinato con un ulteriore livello di crittografia per ogni singolo messaggio. Sotto il profilo dell’anonimizzazione, SimpleX Chat non richiede alcun numero di telefono, indirizzo e-mail o dato personale per creare un account e utilizza link di invito monouso o codici QR per stabilire le connessioni, nonché identificatori temporanei e anonimi delle code per l’instradamento dei messaggi. Un’altra funzionalità peculiare di SimpleX Chat è la «modalità Incognito», che genera un nome di profilo casuale per ciascuna nuova connessione. La riservatezza e la sicurezza sono ulteriormente rafforzate dal limite di due giorni entro il quale è possibile scaricare i file. Trascorso tale periodo, i file non sono più disponibili. A partire da dicembre 2024, gli utenti filo-IS hanno iniziato a creare canali e chat su SimpleX Chat, condividendo principalmente contenuti propagandistici istituzionali e di Ansar Production. Attualmente, l’ecosistema online filo-IS su SimpleX Chat comprende decine di canali e chat e centinaia di utenti. Vedi A. Bolpagni, E. Ristuccia, ““Remaining and Expanding:” IS Munasirin and the pro-Islamic State Ecosystem on SimpleX Chat”, Global Network on Extremism & Technology (GNET), Agosto 2025, https://gnet-research.org/2025/08/07/remaining-and-expanding-is-munasirin-and-the-pro-islamic-state-ecosystem-on-simplex-chat/.

[xxii] All’interno della sezione «مركز إنتاج الأنصار», il materiale disponibile risale a marzo 2025. L’autore ha scelto questa sezione come base della propria analisi perché è l’unico sito-archivio istituzionale che, nell’arco di uno specifico periodo (da marzo 2025 al momento della stesura, nel maggio 2025), ha condiviso con regolarità e senza interruzioni materiale propagandistico prodotto da Ansar Production.

[xxiii] M. Ayad, “‘CNN’, the Caliphate News Network: IS support groups hiding behind faux media giant social accounts”, Digital Dispatches, the Institute for Strategic Dialogue (ISD), Giugno 2024, https://www.isdglobal.org/digital-dispatch/cnn-the-caliphate-news-network-is-support-groups-hiding-behind-faux-media-giant-social-accounts/.

[xxiv] Ibidem.

[xxv] M. Ayad, “‘CNN’, the Caliphate News Network: IS support groups hiding behind faux media giant social accounts”, Giugno 2024.

[xxvi] M. Ayad, “‘CNN’, the Caliphate News Network: IS support groups hiding behind faux media giant social accounts”, Giugno 2024.

[xxvii] Ibidem.

[xxviii] F. Borgonovo, A. Bolpagni, S. Lucini, “AI-Powered Jihadist News Broadcasts: A New Trend In Pro-IS Propaganda Production?”, Global Network on Extremism & Technology (GNET), Maggio 2024, https://gnet-research.org/2024/05/09/ai-powered-jihadist-news-broadcasts-a-new-trend-in-pro-is-propaganda-production/.

[xxix] A. Bolpagni, “The use of artificial intelligence within the Salafi-Jihadi ecosystem on Rocket.Chat: the unfolding of a new frontier for propaganda?”, National Security and the Future, vol. 25, Issue 2, Dicembre 2024, 213-226. https://doi.org/10.37458/nstf.25.2.7.

[xxx] F. Borgonovo, A. Bolpagni, S. Lucini, “AI-Powered Jihadist News Broadcasts: A New Trend In Pro-IS Propaganda Production?”, Maggio 2024.

[xxxi] Il Ṣaḥīḥ al-Bukhārī e il Ṣaḥīḥ Muslim sono le raccolte sunnite più autorevoli degli hadith del Profeta Muhammad, compilate rispettivamente da Muhammad ibn Ismaʿil al-Bukhari e Muslim ibn al-Hajjaj al-Naysaburi. Nello specifico, l’utente ha richiamato il Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, Libro dell’abbigliamento, hadith 5951: “ʿAbdullah ibn ʿUmar riferì: il Messaggero di Allah (ﷺ) disse: “Coloro che realizzano queste immagini saranno puniti nel Giorno della Resurrezione e verrà detto loro: ‘Date vita a ciò che avete creato’” (Sahih al-Bukhari, Hadith 5951, in The Punishment for picture-makers on the Day of Resurrection, Sunnah.Com, https://sunnah.com/bukhari:5951); Ṣaḥīḥ Muslim, Libro degli abiti e degli ornamenti, hadith 2108a: “Ibn ʿUmar riferì che il Messaggero di Allah (ﷺ) disse: “Coloro che realizzano immagini saranno puniti nel Giorno della Resurrezione e verrà detto loro: ‘Infondete un’anima in ciò che avete creato’”. (Sahih Muslim, Hadith 2108a, in The Book of Clothes and Adornment, Sunnah.com, https://sunnah.com/muslim:2108a); Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, Libro dell’abbigliamento, hadith 5954: “ʿAisha riferì: il Messaggero di Allah (ﷺ) fece ritorno da un viaggio mentre io avevo collocato, sulla porta di una mia stanza, una tenda decorata con immagini. Quando il Messaggero di Allah (ﷺ) la vide, la strappò e disse: “Coloro che riceveranno il castigo più severo nel Giorno della Resurrezione saranno quelli che cercano di riprodurre le creazioni di Allah”. Trasformammo quindi la tenda in uno o due cuscini”. (Sahih al-Bukhari, Hadith 5954, in Pictures made on things that are to be trodden on, Sunnah.com, https://sunnah.com/bukhari:5954); Ṣaḥīḥ Muslim, Libro degli abiti e degli ornamenti, hadith 2107i: “ʿAisha riferì: il Messaggero di Allah (ﷺ) venne a farmi visita. Avevo una nicchia coperta da una sottile tenda di stoffa sulla quale erano raffigurati dei ritratti. Non appena la vide, la strappò; il colore del suo volto mutò ed egli disse: “ʿAisha, nel Giorno della Resurrezione il tormento più grave inflitto da Allah sarà riservato a coloro che imitano Allah nell’atto della creazione”. ʿAisha disse: “La facemmo a pezzi e ne ricavammo uno o due cuscini”. (Ṣahih Muslim, Hadith 2107i, in The Book of Clothes and Adornment, Sunnah.com, https://sunnah.com/muslim:2107i).

[xxxii] Al-Jazeera, “Gunmen kill four, including three Spanish tourists, in central Afghanistan”, News, Taliban, Al-Jazeera, Maggio 2024, https://www.aljazeera.com/news/2024/5/17/gunmen-kill-four-including-three-foreign-tourists-in-central-afghanistan.

[xxxiii] M. Thakkar, A. Speckhard, “Caliphate AI-: IS/ISKP Supporters Harness Generative AI for Propaganda Dissemination”, Research Reports, The International Center for the Study of Violent Extremism, July 2024, https://icsve.org/caliphate-ai-is-iskp-supporters-harness-generative-ai-for-propaganda-dissemination/.

[xxxiv] M. Thakkar, A. Speckhard, “Caliphate AI-: IS/ISKP Supporters Harness Generative AI for Propaganda Dissemination”, July 2024.

[xxxv] Si tratta di registrazioni audio prodotte da Al-Battar Foundation, contenenti la recitazione degli editoriali della newsletter An-Naba. Sulla base di quanto è possibile osservare nei siti web ufficiali di IS e nei canali nashir, si può affermare che, al momento della stesura, nel maggio 2026, le registrazioni di Al-Battar comprendono gli editoriali dal numero 484 al numero 545 di An-Naba, inclusi. Questi video presentano come sfondo un’immagine che richiama, in forma leggermente modificata, l’immagine di copertina dell’editoriale in questione, accompagnata dalla voce di un narratore che legge integralmente in arabo il testo dell’editoriale.

[xxxvi] A. Bolpagni, E. Ristuccia, “AI-powered Translation: How AI Tools Could Shape a New Frontier of IS Propaganda Dissemination”, Global Network on Extremism & Technology (GNET), Luglio 2025, https://gnet-research.org/2025/07/09/ai-powered-translation-how-ai-tools-could-shape-a-new-frontier-of-is-propaganda-dissemination/.

[xxxvii] OpenAI, “Introducing Whisper”, Release, OpenAI, Settembre 2022, https://openai.com/index/whisper/.

[xxxviii] A. Radford, J. W. Kim, T. Xu, G. Brockman, C. McLeavy, I. Sutskever, “Robust Speech Recognition via Large-Scale Weak Supervision”, In A. Krause, E. Brunskill, K. Cho, B. Engelhardt, S. Sabato, & J. Scarlett (Eds.), “Proceedings of the 40th International Conference on Machine Learning”, Vol. 202, https://proceedings.mlr.press/v202/radford23a.html.

[xxxix] Ibidem.

[xl] Ibidem.

[xli] Gladia, “What is OpenAI Whisper?”, Gladia, Giugno 2025, https://www.gladia.io/blog/what-is-openai-whisper.

[xlii] Il termine nasheed (al plurale, anasheed) è una parola araba che indica una forma di canto o inno islamico, generalmente eseguita senza l’accompagnamento di strumenti musicali. Da lungo tempo, questi canti costituiscono una fonte di elevazione spirituale, suscitando negli ascoltatori devozione e profonda riflessione. Attraverso testi ricchi di significato, melodie tradizionali e recitazioni intense, essi creano un forte legame tra l’ascoltatore e gli insegnamenti islamici. Vedi N. Lahoud, “A Cappella Songs (anashid)”, in T. Hegghammer, “Jihadi Culture”, Cambridge University Press, 2017 https://www.cambridge.org/core/product/identifier/9781139086141%23CT-bp-3/type/book_part; Ulum Al-Azhar Academy, “What is Nasheed? A Guide to Islamic Songs and Spiritual Chants”, Ulum Al-Azhar Academy, February 2025, https://ulumalazhar.com/what-is-nasheed/.

[xliii] Taha Sobhi Fahla, noto con lo pseudonimo di Abu Muhammad al-Adnani, era l’emiro di IS in Siria e il portavoce dell’organizzazione. Secondo quanto riportato, dirigeva inoltre l’unità Emni di IS, una cellula responsabile dell’esportazione di attentati terroristici a livello internazionale, compresi quelli di Parigi e Bruxelles. Attivo in Iraq dal 2003, fu arrestato il 31 maggio 2005 nella provincia irachena di Al-Anbar e rimase in carcere dal 2005 al 2010. Dopo essere giunto in Siria, fu nominato, in successione, vice di Abu Mohammed al-Jawlani, responsabile dello Stato Islamico dell’Iraq (ISI) per la provincia settentrionale (comprendente Aleppo, Hama e Idlib), quindi responsabile della sicurezza e, infine, responsabile delle operazioni esterne di IS. Vicino al leader di IS Abu Bakr al-Baghdadi, al-Adnani fu nominato emiro di IS in Siria all’inizio del 2013, dopo la separazione di IS da Jabhat al-Nusrah, altra denominazione del Fronte al-Nusrah per il Popolo del Levante. Fu uno degli emiri più influenti dell’IS e una delle figure di maggior rilievo nella propaganda dell’organizzazione. Secondo quanto riportato, Abou Mohamed Al Adnani fu ucciso nell’agosto del 2016 da attacchi aerei nei pressi di al-Bab, in Siria. Vedi United Nations Security Council (UNSC), “Narrative Summaries of Reasons for Listing: QI.A.325.14. Abou Mohamed al-Adnani”, United Nations Security Council (UNSC), Agosto 2014, https://main.un.org/securitycouncil/en/sanctions/1267/aq_sanctions_list/summaries/individual/abou-mohamed-al-adnani; R. Callimachi, “How a Sensitive Branch of ISIS Built a Global Network of Killers”, New York Times, Agosto 2016, https://www.nytimes.com/2016/08/04/world/middleeast/isis-german-recruit-interview.html?_r=0; Counter Extremism Project (CEP), “Abu Muhammad al-Adnani”, Terrorists and Extremists, Counter Extremism Project (CEP), https://www.counterextremism.com/extremists/abu-muhammad-al-adnani.

[xliv] M. Lombardi, M. Lakomy, A. Bolpagni, S. Lucini, “Under the Radar: Exploring the Salafi-Jihadi Terrorist Information Ecosystem on TikTok”, Studies in Conflict & Terrorism, Gennaio 2026.

[xlv] Ibidem.