Tutto dipende da Olmert. O meglio dai numeri di cui dispone il suo governo alla Knesset e dalle decisioni della magistratura israeliana. Dopo il summit di Annapolis, a novembre 2007, si era detto che il 2008 sarebbe stato “l’anno della pace” per israeliani e palestinesi. Ancora oggi però di questo obiettivo non si vedono i risultati. Il processo di pace in Medio Oriente sta vivendo una fase di impasse. Certo, l’elezione di Michel Suleyman e l’apparente riapertura del dialogo tra Israele e Siria, in merito al “nodo Golan”, risultano indiscutibilmente in controtendenza alla situazione generale. Tuttavia è l’auspicato dialogo israelo-palestinese il cuore del problema. E questo ristagna non soltanto per le avversioni dei “falchi” di ambo le parti a raggiungere un compromesso. Ma soprattutto perché è schiavo della debolezza del governo israeliano. Il processo di pace quindi non va avanti per un motivo essenzialmente a sé estraneo.
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Sichuan (Cina): terremoto del 12 maggio 2008 – by Barbara Lucini
Il 12 maggio 2008 alle ore 14.28 (ora locale), la provincia cinese sud-occidentale del Sichuan[1] viene sconvolta da un forte terremoto di 7,8 gradi della scala Richter. Per l’intensità e la forza scaturita è stato classificato fra i terremoti più forti dal 1976. Il Sichuan è una regione molto estesa della Cina, ma soprattutto piuttosto popolata. La sua estensione territoriale uguaglia la Spagna, ma gli abitanti presenti sono il doppio ed appartengono a 53 etnie diverse; l’epicentro del sisma è stato individuato nella contea di Wenchuan[2].
New Perspectives on Terrorism
“This special issue of the Journal of National Defense Studies comes from a conference in held in 2006 in Herzelia/Gelilot, at the Israel National Defence College. Principal organizers were Edna Erez and Pini Yehezkeally, with the assistance of Orit Shalev and Jay Albanese, who sought to bring together experts on terrorism from relevant countries to address the different legal, cultural, religious, and political dimensions of terrorism found among different locations and groups. The National Institute of Justice, the research arm of the U.S. Department of Justice, co-sponsored the conference, and participated in the coediting of this issue. The findings and conclusions of the research reported here are those of the authors and do not necessarily reflect the official positions or policies of the U.S. Department of Justice.”
Read the whole special issue: New Perspectives on Terrorism
Tibet e Xinjiang sui media globali. Conflitti sul tetto del mondo, nello scacchiere del Grande Gioco – by Matteo Vergani
Dal Tibet allo Xinjiang
In questo gran frastuono mediatico sollevato dal caso tibetano, che ha conquistato dalle copertine dei tabloid ai monografici delle riviste di geopolitica, ogni tanto capita di sentir parlare dello Xinjiang: una regione a nord del Tibet, popolata da musulmani turcofoni (gli Uiguri), e ricca di risorse naturali. Anche lo Xinjiang, come il Tibet, è attraversato dalle istanze indipendentiste degli autoctoni, e anche lo Xinjiang è stretto dalla morsa di ferro della repressione cinese. Tuttavia tra i due casi esistono molte differenze.
Nuova intervista a Murad Karayilan (PKK) – by Hamed N.
Quale è l’obbiettivo della Turchia in questa offensiva militare nel sud del Kurdistan? È per fare pressione sul governo della regione e la questione della città di Kirkuk?
When the dust settles… Law and Order in peace support operations- by Pascal Carlucci
After a peace agreement is signed the international community has to transform diplomacy or military intervention into a political effort aimed at maintaining peace, and make it durable and fair for all parties involved. This requires a variety of engagements, not simply military and humanitarian. Projecting a post-conflict situation into durable peace requires first of all the re-establishment of public order and the rule of law.
Law and order in post-conflict societies is important for two main reasons. The first reason answers to a human security approach, which means providing the victims of conflict with a secure environment that, will protect them from being subjected to major violations of their fundamental rights. The second reason answers to a general requirement of democracy: the functioning and security of institutions. Institutions cannot work if they are under constant threat. The peace-building efforts in Afghanistan and Iraq are showing us the hurdle of enforcing the law with threatened institutions. The most delicate security post-conflict security problem is to free new-born democratic institutions from fear and aggression
Read the whole paper: When the dust settles…
Approvata a Bruxelles la carta europea dei musulmani (cfr. Euronews)
L’islam non è terrorismo né discriminazione della donna. È il messaggio che ha voluto lanciare da Bruxelles la Federazione delle Organizzazioni islamiche in Europa approvando la carta dei musulmani. A sottoscriverla dopo otto anni di lavoro e consultazioni, sono state oltre quattrocento organizzazioni musulmane in Europa, in rappresentanza di oltre venti paesi europei, inclusa la Turchia. Come dicono gli stessi promotori dell’iniziativa si tratta di un primo passo per cercare di cambiare l’immagine che la loro religione ha assunto nel vecchio continente. “Quello che è successo a Madrid, Londra e in Olanda – dice Shakib Benmakhluf, presidente della Federazione – vuol dire che bisogna fare qualcosa per fermare coloro che interpretano male l’islam e commettono questi atti”. La carta si concentra, in particolare, sul ruolo dei musulmani nella società, puntando sul concetto di cittadinanza. E sollecita i musulmani ad integrarsi positivamente nelle società europee “sulla base di un equilibrio armonioso fra il mantenimento dell’identità islamica e i doveri di cittadinanza”
Leggi il documento: Muslims of Europe Charter
Il primo volume di ITSTIME: Le nuove sfide del terrorismo metropolitano
Il terrorismo urbano sembra essere una delle sfide più complesse da affrontare per la sicurezza nazionale. New York, Madrid e Londra restano impresse n
ella nostra memoria quali grandi città occidentali recentemente oggetto di attacchi terroristici e la scena mediatica degli ultimi decenni ci presenta oramai quotidianamente immagini di metropoli “a rischio”. Questo volume si propone di analizzare il fenomeno in termini di minaccia concreta e di possibile risposta da parte sia dei cittadini sia delle autorità competenti. Gli autori, attraverso approcci che vanno dalla sociologia alla psicologia, dal crisis management alla criminologia, si interrogano sulle pratiche apprese e sulle forme assunte dal terrorismo di matrice islamica. Delineando le minacce agli agglomerati urbani contemporanei, i contributi offrono spunti di riflessione che, oltre a inserirsi nel dibattito accademico, definiscono nuovi approcci strategici di intervento.
Relevant documents about critical infrastructures:
National Infrastructure Protection Plan (2006)
Council directive on Eurpoean critical infrastructures (2008)
E’ finalmente nato l’ Osservatorio per la Sicurezza Nazionale, un network per la Sicurezza Nazionale , promosso da CeMiSS e da Elsag-Finmeccanica, al quale ITSTIME aderisce.
The UK response to current terrorism. The financial element – by Nick Ridley and John Grieve
Since 2001 the UK law enforcement have held that it is essential not just to concentrate upon the suspects, means and motives, but also to consider the changing nature of the target. In stark terms, Bin Laden demonstrated the advantages retained by the terrorist:
- the element of surprise and choice of weaponry
- the ability to change targeting at will
- the option of returning to a target, if a previous attack was unsuccessful
- above all, access to individuals who are prepared to die in order to achieve their operational objectives.
Counter- terrorism and human rights challenges: legislative efforts for security in EU countries – by Maria Alvanou
There is no greater challenge for a democracy than how to deal with terrorism. The economic, social and political upset which sophisticated terrorist action can bring, threatens the very democracy which protects our liberty. But that liberty may be also exploited in the first place by those supporting, aiding, or engaging in terrorism. The challenge, therefore, is to retain long held and hard won freedoms from the arbitrary use of power or wrongful conviction, while at the same time ensuring that democracy and the rule of law itself are not used as a cover by those who seek to overthrow them. Continue reading
