“Vincere i cuori e le menti”: la rete jihadista in Italia passa dai social agli arresti – by E. Ristuccia e G. Giardini

Da gennaio 2024 a giugno 2025, in Italia sono stati effettuati 28 arresti per terrorismo islamico. Gli individui arrestati per tali reati sono di nazionalità, età e contesti socio-culturali differenti, con una prevalenza di soggetti rientranti nella fascia d’età dei Millenials e della Generazione Z, più generalmente intesa come fascia 19-30 anni. Tuttavia, denominatore comune di quasi la totalità degli arresti effettuati è il ruolo sempre più centrale dei social media nei processi di avvicinamento e successiva radicalizzazione. 

Attraverso una ricerca in open source riguardo la natura di questi arresti e dei relativi reati ad essi collegati, emerge significativamente la netta importanza assunta da una ‘triade’ di social network: Instagram, TikTok e Facebook; seguiti a loro volta da piattaforme come X, WhatsApp e Telegram (Figura 1).

Figura 1

In particolare, emerge come Instagram, TikTok e Facebook siano stati fondamentali nelle fasi iniziali di avvicinamento degli individui arrestati ai gruppi Salafiti-jihadisti. Tali social network, infatti, sono stati impiegati principalmente per condurre azioni di da‘wa (proselitismo) digitale e reperire materiale propagandistico. Inoltre, come sottolineato nella ricerca condotta dall’Italian Team for Security, Terroristic Issues & Managing Emergencies (ITSTIME) in merito all’ecosistema pro-Stato Islamico (IS) su Instagram, i social network sopracitati svolgono la funzione complementare di entry point ed exit point dell’ecosistema Salafita-jihadista. Da un lato, Instagram, TikTok e Facebook orientano soggetti simpatizzanti dell’ideologia Salafita-jihadista verso piattaforme di messaggistica a partire dalle quali il flusso propagandistico ha origine. Dall’altro, Instagram, TikTok e Facebook risultano essere il ‘punto di arrivo’ di tale flusso propagandistico. 

Instagram, TikTok e Facebook assumono dunque particolare rilevanza quali luoghi virtuali che si prestano a processi di radicalizzazione e reclutamento. Dalle informazioni open source inerenti alla presenza online degli individui arrestati in Italia tra gennaio 2024 e giugno 2025, si evince una relativa facilità nel reperire materiale propagandistico Salafita-jihadista su questi social network. Considerando che tali soggetti hanno principalmente un’età compresa tra i 19 e 30 anni, si rivela cruciale porre particolare attenzione alle attività delle giovani generazioni su Instagram, TikTok e Facebook. 

L’utilizzo di tali social network e il crescente numero di materiali propagandistici a disposizione di soggetti già simpatizzanti nei confronti dei gruppi Salafiti-jihadisti è direttamente proporzionale all’avanzamento nei processi di radicalizzazione e di attività propagandistica degli stessi. TikTok ed Instagram facilitano notevolmente la connessione e  l’avvicinamento di individui ai processi di radicalizzazione, rendendo il contenuto propagandistico ‘solo a qualche click di distanza’ dagli stessi. Questo permette infatti un più rapido e quantitativamente significativo passaggio degli utenti di tali piattaforme, soprattutto i più giovani, dalla dimensione del mass movement a quella della Mujahid Vanguard, diventando dei veri e propri committed supporters all’interno dell’ecosistema online Salafita-jihadista. 

La correlazione tra gli arresti per terrorismo islamico e il protagonismo dei social media è la chiara dimostrazione della minaccia posta in essere dai processi di da‘wa digitale, capaci di “vincere i cuori e le menti” di giovani individui e aumentare i rischi relativi a possibili attacchi di matrice jihadista.