La Fregola Artica sembra quasi una notazione ornitologica (piuttosto che un appunto gastronomico), invece sottolinea solo una certa eccitazione intorno all’Artico che caratterizza in particolare questi mesi. In realtà della terra dei ghiacci se ne parla da anni, ma l’incertezza geopolitica, il processo di rischieramento delle potenze a livello globale, le minacciate “invasioni” di aree di territorio artico, il riposizionamento possibile della logistica, hanno drammatizzato la questione artica, portandola a livelli di emozione e fretta politica inusuale.
Intendiamoci: soprattutto oggi non c’è alcun luogo estraneo alla politica del potere. Il nuovo assetto che prenderà il mondo, interessato da un processo di riorganizzazione del potere globale che sempre più sembra passare attraverso un accordo già negoziato tra America, Russia e Cina a spese del resto del mondo, non può prescindere da un sistema di interdipendenze sempre più sensibile grazie all’incrementata densità della rete. Una fibrillazione in qualunque nodo della rete produce una vibrazione in qualunque altro nodo della rete: non esiste indifferenza delle relazioni, al limite distinguiamo tra periferie relazionali.
In questo contesto, Spazio e Artico, da sempre aree di collaborazione internazionale dichiarata, sono stati ormai declinati quali aree di competizione esplicita.
Dunque, è opportuno occuparsi di Artico.
Ma domandandosi le buone ragioni per farlo e averne contezza, senza restare intrappolati in narrative eterodirette che guidano possibili decisioni verso iniziative che favoriscono interessi che non sono nazionali, ma ci vengono contrabbandati all’interno di logore alleanze che hanno senso solo in un quadro di restaurazione del passato.
La narrativa corrente presuppone l’urgenza di affrettare una penetrazione adeguata in un’area che, nel futuro, in forza dello scioglimento dei ghiacci accelerato, permetta l’apertura di nuove rotte commerciali. Non ho intenzione di trattare la questione sul piano tecnico (lo sviluppo delle tecnologie adeguate alla navigazione a quelle latitudini, l’assistenza lungo coste difficili di cui il controllo è parte del conflitto, etc.).
Faccio una domanda: all’Italia quanto interessa? Molto.
Augurandosi che il ghiaccio nell’artico resti ben solido a lungo.
Noi non abbiamo nessun interesse a spostare il baricentro della logistica marittima a nord. Ecco perché ci interessa un Artico ben solido e di ghiaccio.
Così come è declinato dalla politica dei competitor globali, l’Artico per il nostro Paese è prima una minaccia, non un’opportunità.
L’Italia è mediterranea: le direzioni di interesse e di sviluppo sono verso sud ed est. Da nord e da ovest arrivano i competitor.
Sarebbe per noi una debacle nazionale ricollocare i traffici marittimi nei porti nordeuropei.
Ben venga la Cina che bypassa Malacca e buona parte del Pacifico con i canali terrestri verso i porti birmani e pakistani, direttamente sull’Oceano Indiano, e l’apertura di punti di appoggio in Africa Orientale. Poi a noi interessa che Suez sia sempre aperto, così come gli stretti che strozzano la navigazione verso il canale.
La proiezione italiana è nel Mare Nostro, non nell’Artico.
Ma dell’Artico dobbiamo occuparcene per difendere là il nostro interesse qui.
Come il nostro Paese ha fatto finora ed è stato rimarcato anche pochi giorni fa sottolineando che “l’Italia reputa fondamentale il ruolo del Consiglio Artico nel mantenimento dell’Artico quale area caratterizzata da un basso grado di tensione ed un elevato livello di cooperazione ed intende continuare ad assicurare il suo contributo per un futuro di pace e armonico sviluppo nella regione”.
Dunque, auspico che il livello di priorità per il Grande Nord sia sempre ricondotto all’utilità specifica che esso ha nel quadro di difesa complessiva dei nostri interessi, e di sviluppo degli stessi.
In questo contesto, la specificità dell’intelligence emerge: è infatti compito di questo comparto mettere in grado il Paese di anticipare le minacce, per difenderci, o vedere le opportunità, per afferrarle, anche nella consapevolezza dei tempi medio-lunghi di questi scenari che mal si conciliano con la fretta generata dalla “fregola” politica.
Una capacità di intelligence dei ghiacci è una prima buona pratica.
